Dopo "La forteresse", anche il secondo documentario che il regista Fernand Melgar dedica all'attualità della politica d'asilo svizzera fa parecchio discutere. Presentato al Festival di Locarno lo scorso mese di agosto, "Vol spécial" giunge finalmente nelle sale ticinesi. Il film osserva la vita di un centro di detenzione amministrativo per cittadini stranieri in attesa di espulsione, quello di Frambois presso Ginevra. Ce ne parla lo stesso Melgar.

Fernand Melgar, è stato difficile lavorare a questo film, in particolare nei rapporti con le autorità?
In Svizzera c'è una trentina di centri per la detenzione amministrativa e ogni centro dipende dal Cantone in cui si trova. Quando ho chiesto l'autorizzazione il Cantone mi ha risposto che non ci sarebbe stato alcun problema in quanto con "La forteresse" avevo fatto un film molto obiettivo, e se lo fossi rimasto non avrei avuto problemi. L'Ufficio Federale della Migrazione mi ha invece negato l'autorizzazione per le fasi di sua competenza, autorizzazione che mi aveva concesso per "La forteresse". Ho insistito ma l'unica risposta che ho infine ottenuto è stata: "Non possiamo darle l'autorizzazione in quanto abbiamo il dovere di proteggere le persone. Non abbiamo il diritto di filmare le persone in una situazione umiliante o degradante". Il loro diniego significa che possono umiliare e degradare le persone, ma non le si può filmare. Altri ci hanno poi messo i bastoni tra le ruote mentre filmavamo, per esempio dirottando i voli da Ginevra. L'autorizzazione a filmare si fermava dunque al momento in cui legano le persone per imbarcarle: i Cantoni gestiscono la detenzione, L'Ufficio Federale della Migrazione si occupa dell'espulsione, cioè del momento che non si vede nel film. Hanno fatto di tutto per impedircelo e ci sono riusciti, ma alla fine non è grave perché ciò che conta nel film c'è: l'assurdità e l'ingiustizia di una legge come quella.
Qual è la funzione dei centri per la detenzione amministrativa?
I centri come Frambois sono luoghi destinati a garantire un rimpatrio delle persone che hanno ricevuto un ordine di espulsione in seguito a una legge che è stata votata democraticamente nel 1995. L'inasprimento delle leggi sull'asilo ha portato ad un aumento del periodo di detenzione. Oggi è possibile trattenere in detenzione persone, unicamente per il fatto che non possiedono documenti, a partire dall'età di 15 anni per un periodo di due anni. Quello di Frambois rappresenta un caso particolare, in quanto i Cantoni della Svizzera francese non volevano applicare le nuove norme coercitive. Essi hanno dunque elaborato un concordato che ha portato alla nascita di Frambois nel 2000, cinque anni dopo l'entrata in vigore delle nuove leggi.
Perché la sua attenzione s'è concentrata sul centro di Frambois?
Questo centro è l'unico a provare un approccio di tipo sociale alla detenzione amministrativa. È questo ciò che disturba nel film. Sarebbe stato diverso se fossi stato al centro di Zurigo, una prigione terribile, paragonabile a una piccola Guantanamo. Oggi sulla politica d'asilo c'è una cappa di piombo che copre fatti come quelli che accadono a Zurigo. Quindi se fossi stato nella prigione di Zurigo e avessi filmato le guardie, si sarebbe detto: "Che guardie bastarde". Si sarebbe potuto argomentare che le cose che accadono sono dovute al sistema fortemente repressivo. A Frambois le guardie sono simpatiche, o meglio hanno un approccio sociale, e penso che sia meglio che siano loro, direttore compreso, a occuparsi di quelle persone perché possano essere trattate nel miglior modo possibile prima della loro espulsione.
Se non si può accusare le guardie, chi è il responsabile di questa situazione?
Non si può accusare l'Istituzione, perché ci si rende conto che tutto questo è la conseguenza di una scelta democratica, dell'applicazione di una legge voluta dal popolo. Questa a sua volta è conseguenza diretta del populismo della destra reazionaria che ci ha fatto credere che questi centri contengano criminali pericolosi mentre in realtà sono persone la cui unica colpa è quella di non avere documenti di identità. I criminali pericolosi, coloro che vengono incarcerati per anni, vengono espulsi al momento della scarcerazione, non passano attraverso questi centri di detenzione amministrativa. Certo, in questi centri ci sono anche piccoli delinquenti, pochi, che hanno una condanna di qualche mese per piccoli reati come infrazioni alla legge sugli stupefacenti. Si tratta però di persone che hanno pagato il loro debito con la società. Non sono lì per una pena da scontare, ma solo in attesa dell'espulsione.
In effetti la cosa più evidente del film sono le contraddizioni causate dalle nuove norme.
Sì, perché sono norme volute dal popolo. La Svizzera è un Paese esemplare per la sua democrazia unica al mondo, la democrazia diretta. Ma si tratta di una democrazia molto fragile, in quanto hanno successo le idee populiste dell'Udc, un partito che ad esempio in Ticino rappresenta gli immigrati come ratti. La gente è lontana dalla realtà dell'applicazione della legge. Quando vota è per liberarsi di quei ratti. Il mio film mostra semplicemente che si tratta di famiglie, padri, bambini, che vivono situazioni terribili. I partiti populisti si dicono patriottici. Io sono uno svizzero naturalizzato, spagnolo di origine, i miei genitori erano lavoratori stagionali. E io sono un patriota. Diventare svizzero è stata la conseguenza di una lunga riflessione. Prima di prestare giuramento mi sono letto tutta la Costituzione svizzera e il primo articolo dice che il Paese mette davanti a tutto i valori della solidarietà. Ecco, sono quei valori che oggi difendo con grande forza in qualità di giovane svizzero e che in 15 anni di discussioni sul diritto d'asilo si sono totalmente liquefatti. Quando ho presentato "La forteresse" nelle scuole ho constatato che il richiedente l'asilo è sinonimo di delinquente, spacciatore, ladro, e che l'asilo è considerato "una forma di abuso sociale". Per me è molto importante portare un punto di vista diverso su questa realtà.
E qual è la responsabilità delle autorità federali?
Si accusa spesso il Dipartimento di giustizia e polizia ma abbiamo una responsabilità collettiva. Siamo una democrazia in cui ognuno può votare come vuole. Oggi però, dopo trent'anni che il Dipartimento era gestito dalla destra, alla sua testa abbiamo un ministro socialista. Pensavamo che ci sarebbe stata aria nuova ma, con il pretesto di non lasciare terreno alla destra populista, quel Dipartimento a guida socialista realizza i fantasmi più folli dell'Udc. Presto ad esempio in Parlamento arriverà una legge sulla trasparenza degli incarti che, concretamente, obbligherà i maestri di scuola a denunciare i bambini che non hanno documenti. L'ultima volta che abbiamo chiesto ai maestri di scuola di denunciare i bambini sulla base di una loro differenza, è stato sotto la Francia di Vichy e fu Pétain a chiederlo portando all'arresto di massa di Vel' d'Hiv. Oggi ci ritroviamo allo stesso punto. Oggi in Svizzera abbiamo 150 mila sans papiers, persone che lavorano, che hanno famiglia, che pagano le tasse, che pagano le loro pensioni. Ora il Dipartimento di giustizia e polizia chiederà di poter prendere visione degli incarti delle persone che versano da anni i contributi pensionistici per poi espellerle. Oggi la Svizzera nella sua tradizione umanitaria da cui ha tratto i suoi valori fondamentali, deve avere un soprassalto di coscienza, un risveglio civile.

* articolo pubblicato sul sito www.rapportoconfidenziale.org, adattamento a cura di area

Pubblicato il 

25.11.11

Edizione cartacea

 
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