Cominciando ad investire, a chi non è venuto in mente di acquistare le azioni delle società che gestiscono marchi famosi come M&M, Pedigree Pal o la World Wrestling Federation? Un tale desiderio è istintivo e risponde a una delle regole di base dell’investitore di successo: dedicare i suoi sforzi iniziali a società leader di mercato con una solida base di clienti in grado di generare importanti volumi di denaro contante. Purtroppo, però, proprio per i nomi citati ciò non è possibile perché si tratta di gruppi in mani private e non quotati in borsa. Proprio così. Esistono società molto importanti non quotate in borsa, e quindi irraggiungibili da investitori e speculatori. Dunque non fa neanche molto senso continuare a sognare. Poi ci sono società, di cui ci piacerebbe diventare azionisti, non fosse che ciò implica il nostro sostegno ad attività che invece non riteniamo né molto interessanti, né molto remunerative. È l’esempio delle telecomunicazioni, fino a un anno fa ritenute delle vere e proprie galline dalle uova d’oro, e su cui oggi l’opinione comune è decisamente cambiata. In sostanza ci si è resi conto che la gallina dalle uova d’oro è in realtà solo la telefonia mobile, e che questa non rappresenta che uno dei settori in cui le telecom sono attive. Altri settori possono addirittura essere fallimentari, e comunque con i loro risultati negativi "inquinano" la performance della telefonia cellulare. Da qui il disamore generalizzato per il settore in questione, e da qui anche la tendenza ad isolare le attività interessanti dal profilo dell’investimento, e quotarle in modo autonomo. Si tratta dei cosiddetti "tracking stocks". Un esempio di cui si parla da sempre è la tanto attesa quotazione di Swisscom Mobile, come scorporamento del settore Natel dal titolo di Swisscom. La moda, o a volte la necessità, colpisce anche settori al di sopra di ogni sospetto, e non è caratteristica esclusiva del settore tecnologico. In questi giorni, infatti, si sta preparando una delle più grosse Offerte Pubbliche d’Acquisto della storia della borsa Usa. E non coinvolge giganti dell’informatica o della biotecnologia, ma bensì una delle principali aziende alimentari del mondo: la Kraft. Si, proprio quella delle sottilette, che fino ad oggi non è ancora quotata in borsa. O meglio, per esserne azionisti bisogna possedere i titoli della Philip Morris, proprietaria al 100% del gruppo alimentare. Ora il gioiellino viene scorporato e quotato autonomamente. Quali possono essere i motivi della manovra? Non esistono spiegazioni ufficiali, ma i nove miliardi di dollari che si prevede di raccogliere con il piazzamento dei 280 milioni di azioni, possono fornire più di una spiegazione. Del resto, con tutti questi soldi, chi ha più bisogno di spiegazioni? Gli investitori si trovano un ottimo titolo su cui investire a lungo termine, la PM si trova nove miliardi da usare per risarcire qualche debituccio di operazioni passate e la Kraft si affaccia al panorama mondiale come numero 2 dopo la Nestle. Tutti contenti e nessuno ci rimette. Ma allora sono queste le "…cose buone dal mondo"!

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22.06.01

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