Politica

Così Chiesa e l'UDC hanno aggirato la legge sulla trasparenza

Il Consigliere agli Stati ha ricevuto oltre 100.000 franchi da un’enigmatica fondazione che continua a garantire l’anonimato
ai sostenitori del suo partito

106.500 franchi: è questa la somma versata per finanziare la campagna al Consiglio degli Stati di Marco Chiesa da parte della sconosciuta Fondazione per una politica liberal-conservatrice. Il dato è stato pubblicato di recente sul sito del Controllo federale delle finanze (CDF), l’autorità incaricata di supervisionare le nuove norme sul finanziamento delle campagne politiche entrate in vigore a fine ottobre 2022.


La fondazione è stata creata a Lugano il 9 dicembre 2022 dallo stesso Chiesa e dal consigliere nazionale e presidente dell’UDC Ticino, Piero Marchesi. Colleghi di partito e soci d’affari nella controversa fiduciaria Ticiconsult, i due politici si sono lanciati in questa nuova avventura senza fare troppo rumore. Chiesa e Marchesi hanno versato 30.000 franchi in contanti, su un apposito conto aperto alla Raiffeisen di Caslano, poi sono scomparsi dai radar: malgrado il loro ruolo di fondatori – dimostrato dall’atto costitutivo – i loro nomi non sono mai risultati sul registro di commercio in relazione a questa fondazione. A gestire la stessa sono l’avvocato Adriano Sala (legale della Ticiconsult e amico di Chiesa dai tempi del liceo), la granconsigliera UDC Raide Bassi e due fiduciari in quota al partito. Creata poche settimane dopo l’entrata in vigore delle nuove norme per più trasparenza nella politica federale, la Fondazione per una politica liberal-conservatrice sembra essere un veicolo giuridico utilizzato per potere continuare a garantire un finanziamento anonimo all’UDC Ticino e al suo candidato di punta. Un metodo legale, ma quantomeno discutibile.


L’ispirazione viene da Oltralpe dove la Stiftung für bürgerliche Politik, fondazione creata a Zugo nel 2003, ha fatto convogliare nella recente campagna dell’UDC Svizzera mezzo milione di franchi. Dal 2023 i finanziamenti superiori ai 15.000 franchi devono essere comunicati al CDF. Lo scorso autunno è così emerso anche il finanziamento da parte della Fondazione per una politica liberal-conservatrice della campagna al Consiglio nazionale dell’UDC Ticino. Finanziamenti che ammontano in sede consultiva a un totale di 40.000 franchi, quasi la metà di quanto speso dalla sezione ticinese del partito di destra.
A differenza dei candidati al Consiglio nazionale che – tutti – hanno dovuto pubblicare prima della votazione le donazioni superiori a 15.000 franchi svizzeri, per il Consiglio degli Stati soltanto gli eletti hanno avuto l’obbligo di pubblicare (a posteriori) i loro bilanci. È così arrivato anche il dato di Marco Chiesa, brillantemente riconfermato senatore lo scorso 19 novembre. Il giorno dopo l’elezione, il Consigliere agli Stati, oggi candidato alla poltrona in Municipio a Lugano, registra il versamento di 106.500 franchi. Se a questi aggiungiamo i 40.000 versati all’UDC Ticino, ecco che si arriva a 146.500 franchi. Un bel gruzzoletto che ha permesso di tappezzare il Ticino col volto pacioccoso di Marco Chiesa.


A questo punto resta un quesito: chi ha versato quei soldi? Durante la recente campagna elettorale si è parlato molto dei nuovi criteri di trasparenza e del fatto che questi potessero essere facilmente aggirati attraverso l’utilizzo di fondazioni. Se il finanziamento che queste entità giuridiche fanno ai partiti e ai candidati deve essere registrato (sopra i 15.000 franchi), non vi è infatti nessun obbligo a dichiarare chi invece ha finanziato in precedenza la fondazione. In sostanza si aggiunge un anello alla catena e tutto rimane opaco come prima. Come ci spiega Daniel Hasler, responsabile della trasparenza politica al CDF «le fondazioni sono libere di utilizzare i fondi che ricevono, purché non siano destinati a uno scopo specifico». La legge insomma per ora è questa: «Il finanziamento delle campagne elettorali non è mai stato così trasparente. Se in futuro saranno necessarie regole più severe, la legge dovrà essere modificata» conclude l’esperto. Da parte sua, Martin Hilti di Transparency International Svizzera accoglie in linea di principio favorevolmente la nuova legge, ma concorda che vi siano punti deboli: «Tra questi il fatto che le regole possano essere aggirate con relativa facilità tramite ad esempio l’utilizzo di fondazioni».
Uno stratagemma che non imbarazza certo l’UDC e i suoi vertici ticinesi: attraverso la Fondazione per una politica liberal-conservatrice chi ha finanziato Marco Chiesa e il suo partito ha così potuto restare anonimo. Rimane un dubbio quanto ai veri motivi di questa discrezione: paura di svelare possibili conflitti d’interesse e clientelismi oppure semplice vergogna?

Pubblicato il

29.01.2024 15:21
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