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Colletti sporchi

Corruzione: Duferco a processo in Belgio

La società di Lugano è accusata nell’ambito di una vicenda di presunte tangenti che vede coinvolti anche un politico belga e un ex primo ministro congolese

di

Federico Franchini

La Duferco* di Lugano, uno dei principali commercianti di acciaio del mondo, è attualmente sotto processo a Bruxelles. La società e due suoi alti dirigenti sono accusati di avere corrotto alcuni funzionari congolesi, tra cui l’ex primo ministro Alphonse Muzito, tramite Serge Kubla, un ex politico belga di primo piano. Il dibattimento – apertosi la scorsa settimana e che si dovrebbe concludere oggi – permette di ripercorrere le maldestre avventure africane dell’impresa faro della piazza ticinese di trading di materie prime.

 

Dirigenti arrestati nel 2015


L’inchiesta della procura belga inizia nel 2014 quando la moglie del contabile belga Stephane De Witte denuncia la scomparsa di suo marito in Congo. L’uomo era attivo in Africa per conto della società Successfull Expectations Belgium (SEB), filiale belga di Duferco. Indagando su questa misteriosa scomparsa, gli inquirenti intercettano le attività di Serge Kubla, in quel momento sindaco di Waterloo e deputato al parlamento regionale della Vallonia. Il politico è un lobbista di Duferco, sorta di consulente-ombra che grazie ai suoi contatti cerca di aprire nuove opportunità di mercato. Assieme a De Witte, Kubla avrebbe tentato di spianare la strada del gruppo svizzero nella Repubblica democratica del Congo (Rdc). Come? Attraverso investimenti sospetti nel settore delle lotterie.

 

Nel febbraio del 2014, Serge Kubla viene arrestato. Poco dopo è raggiunto in carcere da due alti dirigenti di Duferco, Massimo Croci e Antonio Gozzi. Quest’ultimo è una personalità di spicco del mondo della siderurgia: presidente del gruppo, dirigente della potente Federacciai – l’associazione dei produttori siderurgici italiani – nonché genero di Bruno Bolfo, fondatore e primo azionista di Duferco. Il giorno dell’arresto, lo stesso Bolfo ha precisato alla Rsi che «Duferco non è implicata» e che si tratta di «un’iniziativa privata degli azionisti». Un’iniziativa finita male che sarebbe «costata circa 10 milioni di franchi».

 

Da allora sulla vicenda è calato il silenzio. A suon di ricorsi, Duferco ha fatto di tutto per ritardare l’iter giudiziario. Il processo in corso in questi giorni al Tribunale correzionale di Bruxelles ha riportato il caso sulle prime pagine dei giornali locali. Dai documenti giudiziari che abbiamo consultato emergono diverse ombre sull’operato della società con sede in Ticino, direttamente accusata assieme a Serge Kubla, Antonio Gozzi, Massimo Croci e Alphonse Muzito.

 

Un politico per amico


Insediatasi a Lugano agli inizi anni ’80 a Lugano, Duferco diventa presto uno dei principali commercianti d’acciaio del mondo. Il gruppo si espande anche attraverso una complessa struttura societaria tra vari paradisi fiscali che area ha ricostruito nel 2020. Alla fine del secolo scorso, la società decide di puntare, oltre che sul commercio, anche sulla produzione di acciaio. Si lancia così nell’acquisto per pochi spiccioli di tre stabilimenti siderurgici in Belgio, all’epoca in grande difficoltà finanziaria.

 

Proprio in quegli anni, tra il 1999 e il 2004, Serge Kubla è Ministro dell’Economia del governo regionale della Vallonia, la regione francofona dove hanno le tre acciaierie. Kubla entra così un contatto con Duferco, in particolare con Antonio Gozzi. Nel 2003, il governo della Vallonia, attraverso la società pubblica Sogepa, decide d’iniettare dosi massicce di denaro pubblico in una filiale di Duferco. Per il governo locale, l’obiettivo di questi finanziamenti era quello di ridare slancio ad un settore siderurgico in forte crisi e garantire posti di lavoro nella regione. Non sarà così: nonostante i proclami e un’alleanza con l’oligarca russo Vladimir Lisin, Duferco ha chiuso i propri stabilimenti e licenziato centinaia di dipendenti.

 

Nel 2020, una decisione della Corte di giustizia della Commissione europea dichiara definitivamente che 211 milioni di euro dei 500 ricevuti in dieci anni da Duferco sono «aiuti illegali». In sostanza, per l’Europa, la Vallonia ha mantenuto artificialmente a galla un gruppo di aziende siderurgiche «non più redditizie» e «ha ritardato la loro uscita dal mercato, a spese dei contribuenti».

 

>> VEDI ANCHE: Duferco e quei milioni da ridare al Belgio

 

Dopo avere pompato fondi pubblici e essersi poi riconvertita in Belgio nel risanamento dei suoli e nell’immobiliare, Antonio Gozzi decide di fare di nuovo affidamento sul vecchio amico Serge Kubla. L’ex ministro del governo regionale viene assunto quale consulente. La sua nuova missione: sviluppare le attività del gruppo in Africa, in particolare nella Rdc.

 

Un bingo finito male


Serge Kubla inizia così a fare la spola tra Bruxelles e Kinshasa, accompagnato da Stephan De Witte, già contabile del polo siderurgico belga di Duferco. Obiettivo: penetrare il mercato delle materie prime congolese e mettere le mani su un’acciaieria locale. Quello che succede, però, lascia apparentemente stupiti. Infatti, gli investimenti di Duferco – effettuati tramite la filiale belga SEB – finiscono in un settore che nulla ha a che fare con la siderurgia: le lotterie.

 

Come mai una società leder dell’acciaio si interessa al settore del gioco del Congo? Per gli inquirenti belgi attivati sul caso dopo la scomparsa di De Witte, l’investimento nelle lotterie puzza. Soprattutto in Congo, stato ricchissimo di materie prime e notoriamente corrotto. Secondo l’atto d’accusa, questo investimento sarebbe semplicemente una sorta di tassa d’entrata chiesta dall’entourage del Governo congolese per potere poi entrare nel mercato siderurgico locale. Le mazzette sarebbero state camuffate da un contratto tramite una filiale africana di SEB e la Società nazionale di lotteria (Sonal). Contratto firmato a Kinshasa tra gli amministratori della stessa Sonal e Serge Kubla e Stephan De Witte.

 

Per la procura federale belga - che dettaglia le presunte mazzette versate all’ex Primo ministro Alphonse Muzito e a tre dirigenti di Sonal - si tratta di un tentativo di «dissimulare alle autorità giudiziarie fatti di corruzione e riciclaggio».

 

Duferco continua a parlare di un’iniziativa privata degli azionisti eppure queste commissioni segrete sarebbero state mascherate nella contabilità del gruppo. In sostanza, la Duferco Participation Holding – la holding lussemburghese del gruppo - avrebbe versato alla sua filiale belga SEB anticipi «per dissimulare il prezzo della corruzione a degli intermediari congolesi». In totale, l’atto d’accusa parla di 10 milioni di euro: una cifra che coincide con quanto “ammesso” dal patron Bruno Bolfo dopo l’arresto dei suoi dirigenti.

 

Al di là dell’esito giudiziario che avrà, l’avventura africana per Duferco si è rivelata fallimentare: la società ha sperperato milioni, è finita sotto inchiesta, ingabbiata in un vortice di corruzione e ricatti con poco raccomandabili funzionari africani, senza in cambio ottenere nulla. C’è a chi, però, è andata probabilmente peggio: pur figurando tra gli accusati, il contabile Stephan De Witte infatti non è mai stato ritrovato, sparito nel nulla come in un romanzo di Joeseph Conrad.


Contratti offshore e fatture ticinesi


Le relazioni tra Kubla e Duferco erano gestite tramite un contratto tra due società offshore: la maltese Socagexi Limited, controllata dal politico, e Ironet Limited basata nel Lichtenstein e gestita da Duferco. Un contratto di consulenza firmato nel 2009 prevede che Socagexi «s’impegna ad offrire delle prestazioni di consulenza a Ironet/Duferco per lo sviluppo di progetti minerari in Africa in contropartita di una remunerazione di 60.000 euro a trimestre». In totale, tra il 2009 e il 2014, Kubla avrebbe ricevuto da Duferco circa 1,4 milioni di euro. Soldi che sarebbero serviti anche per oliare i funzionari congolesi che hanno fatto credere che, investendo nello sgangherato settore delle lotterie, avrebbero aperto le porte della siderurgia locale.

 

L’atto d’accusa specifica che la sede di Ironet è fittizia: non si trova a Vaduz, bensì in via Bagutti a Lugano, sede centrale di Duferco. Era in Ticino che Kubla inviava le proprie fatture. Per la procura belga Socagexi e Ironet non sono altro «che società schermo» utilizzate «per permettere a Kubla di raccogliere il prezzo della sua corruzione o della presa illegale d’interessi su suolo belga».

 

Quest’ultimo punto fa riferimento al fatto che, sempre secondo l’accusa, l’attività principale svolta da Kubla per conto di Duferco non era tanto la consulenza in Congo, quanto piuttosto quella di consigliare il gruppo di Lugano sui suoi progetti immobiliari in Belgio. Non si tratta di un dettaglio di poco conto. Per la procura federale, Kubla, in qualità di uomo politico locale, ha favorito i progetti immobiliari di Duferco in Vallonia. I magistrati si riferiscono in particolare al risanamento dei suoli delle acciaierie di Clabeq e ad un partenariato sviluppato con il fondo pubblico Sogepa. Lo stesso che anni prima aveva investito inutilmente milioni di euro pubblici nel fallimentare partenariato con Duferco. Più che in Africa, insomma, le ombre di questa vicenda sembrano riaffiorare laddove tutto è cominciato: il Belgio.

 

Il processo si dovrebbe concludere oggi. Nei confronti di Serge Kubla e Antonio Gozzi, il procuratore federale Arnaud d’Oultremont ha chiesto 3 anni con la condizionale; 2 anni con la condizionale a Massimo Croci. Per Duferco, la multa richiesta è di 960 milioni di euro. Gli imputati respingono le accuse. Per tutti vale la presunzione d’innocenza.

 

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*La società che figura nell’atto d’accusa è la Duferco Sa, di Lugano. Va però specificato che nel 2014, il gruppo Duferco subisce una trasformazione societaria e viene di fatto divisa in due holding lussemburghesi, entrambe case madri di società attive in Ticino. La Duferco International Trading Holding (Dith), controllata oggi dai cinesi di Hebsteel detiene la la Duferco Sa. La Duferco Participations Holding (Dph) controllata dallo stesso Bolfo e diretta da Antonio Gozzi detiene una quota di minoranza nella stessa Dith ed è attiva in vari ambiti, dalla siderurgia al trasporto marittimo. Essendo i fatti toccati dall’inchiesta verificatisi prima di questa divisione, l’utilizzo del nome “Duferco” nell’articolo fa riferimento a quello che oggi è il gruppo facente capo alla vecchia proprietà.

 

Pubblicato

Giovedì 22 Dicembre 2022

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