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Coronavirus

L'intervista
15.06.2020

Il virus che contagia le democrazie e intacca le libertà

L’emergenza sanitaria è stata sfruttata con il paradigma della paura, che ha permesso di stringere le maglie del controllo sociale e di limitare i diritti delle persone. La scrittrice Enrica Perucchietti lo spiega in un libro

In tutto il mondo è emergenza sanitaria: pandemia. E i vari governi hanno reagito chi per contenere il virus, chi rifiutando di riconoscerlo come un reale pericolo e chi per stringere le maglie del controllo sociale. Quale occasione più ghiotta della paura per controllare le masse? Ne abbiamo parlato con la giornalista e scrittrice Enrica Perucchietti, che con una laurea in filosofia, ha cofirmato l’ebook “Coronavirus. Il nemico invisibile”.

Grande fratello
03.06.2020

di 

Raffaella Brignoni

«In lontananza un elicottero volava a bassa quota sui tetti, si librava un istante come un moscone, poi sfrecciava via disegnando una curva. Era la pattuglia della polizia, che spiava nelle finestre della gente. Ma le pattuglie non avevano molta importanza. Solo la Psicopolizia contava». George Orwell, 1984. A Enrica Perucchietti, la giornalista e scrittrice torinese, che abbiamo intervistato per l’edizione cartacea del giornale in edicola il 5 giugno, piace confrontare la situazione descritta nel libro “1984” da George Orwell con ciò venutasi a creare in questi mesi di emergenza nell'ambito della sorveglianza dei cittadini.

Brasile
03.06.2020

di 

Maurizio Matteuzzi

Una «pequena gripe», una piccola influenza, come la liquidò ai primi di marzo il presidente Jair Bolsonaro, il Trump tropicale, anche lui assatanato negazionista del lockdown e sostenitore del fuori tutti a lavorare come se niente fosse (al massimo provare con la clorochina e poi lasciar fare al darwinismo sociale). Da allora la «piccola influenza» da coronavirus è diventata prima una epidemia poi una irrefrenabile pandemia che sta facendo a pezzi il Brasile e, intrecciandosi con “virus” di altra natura, lo sprofonda fin sull’orlo della rottura.

Italia
03.06.2020

di 

Loris Campetti

Un milione di licenziamenti, parola di Confindustria nuovo corso a guida Carlo Bonomi, quello che denuncia: «Vedo la politica tutta ripiegata su sé stessa e sui suoi dividendi elettorali». Lui e i suoi soci, invece, sono ripiegati su ben altri dividendi tanto che a nome del padronato italiano, preoccupato per le conseguenze del Covid-19, chiede al governo due anni di esenzione dall’Irap che, guarda caso, è la tassa regionale finalizzata al finanziamento della malconcia sanità pubblica.

L'editoriale
03.06.2020

di 

Claudio Carrer

Negli ultimi mesi abbiamo imparato a leggere la situazione epidemiologica e sanitaria legata al coronavirus attraverso dei grafici a curve. Curve che oggi, fortunatamente, vediamo quasi piatte, perché i numeri dei nuovi contagi, dei ricoverati e dei morti si avvicinano ormai allo zero. Ma vi sono altre curve che si stanno invece impennando. Sono quelle che si riferiscono ai senza lavoro, ai sotto-occupati, ai poveri. Curve che mitigano drasticamente la gioia dataci da questa fase di ritorno alla vita, perché preannunciano, anche per la ricca Svizzera, un futuro a tinte fosche, se non saranno adottate incisive misure in difesa dell’occupazione e dei salari. 

I dati e le previsioni ci dicono che per le lavoratrici e per i lavoratori la situazione, anche in questo nuovo contesto di ripresa delle attività economiche, rimane tesissima e che molti problemi devono ancora essere risolti. Soprattutto per le categorie più fragili (giovani, donne, lavoratori anziani, immigrati) e peggio retribuite, che dalla crisi del coronavirus escono ulteriormente e fortemente indebolite

Ticino
02.06.2020

di 

Federico Franchini

 

Tagli alla Precicast di Novazzano: secondo quanto appurato da area tre impiegati d’ufficio e 23 interinali sono stati lasciati a casa in queste ore. Dopo la Mikron a metà aprile, ecco un’altra impresa che licenzia dopo aver beneficiato di soldi pubblici. Fondata nel 1970 e specializzata in componenti per l’industria, l'azienda è stata acquisita nel 2018 dal gruppo Georg Fischer, basato a Sciaffusa. Un anno prima la ditta del Mendrisiotto aveva firmato un accordo da 750mila franchi con il Cantone: soldi destinati ad un investimento materiale come previsto dalla Legge per l’innovazione economica (Linn).

 

 


Un affare per pochi
26.05.2020

di 

Raffaella Brignoni

Siamo rintanati fra le mura domestiche come milioni di altre persone nel mondo per contenere il contagio. Finiamo l’olio di oliva: che cosa fare?  Smanettiamo in rete e scopriamo il mondo dell’e-commerce: pochi clic e l’ordine è fatto. Gongoliamo quando troviamo il pacco davanti alla porta di casa. Peccato poi scoprire che i corrieri impiegati per soddisfare la nostra richiesta abbiano dovuto lavorare in condizioni estreme e senza le necessarie protezioni contro il coronavirus. Ecco perché serve una regolamentazione.

L'intervista
22.05.2020

di 

Francesco Bonsaver

Superata, si spera, la fase critica dell’emergenza sanitaria, l’argomento principe è la ripartenza economica. Dobbiamo andare a tutta velocità, superando ogni limite, per recuperare quanto perso, come sostiene il padronato? O dovremmo ripartire su basi differenti, orientate alla ridistribuzione della ricchezza e del lavoro, come afferma l’economista Sergio Rossi in questa intervista? 

L'intervista
22.05.2020

di 

Claudio Carrer

 Dopo due mesi di parziale lockdown, la Svizzera è ripartita quasi completamente. In attesa di conoscere gli effetti sull’evoluzione della pandemia delle riaperture scattate lo scorso 11 maggio (che si inizieranno a vedere verso fine mese), area ha stilato una sorta di bilancio di questo periodo molto speciale con il dottor Franco Cavalli, oncologo, ricercatore e attento osservatore della società.

Ticino
22.05.2020

di 

Federico Franchini

Una piazzetta nel nucleo vecchio di Lamone. Due musicisti e un piccolo pubblico: dei bambini che ballano, qualcun altro che applaude dalle finestre e noi, pochi adulti, a debita distanza. A respirare normalità.  Il merito  è di tre persone: Andrea e Luca, i musicisti che formano i Make Plain, e Alberto, che li ha invitati per inserire la scena nel documentario che sta girando. Sono esempi di persone che vivono di cultura, un settore inevitabilmente bloccato dal Covid-19 ma che questo stesso virus ha reso più necessario.

Crisi dell'informazione
22.05.2020

di 

Loris Campetti

Il primo a lasciare la nave ammiraglia (Repubblica) è Enrico Deaglio. Passa appena una decina di giorni e un’altra firma, eccellente, si chiama fuori: Gad Lerner. Ma prima di loro un altro nome importante del giornalismo italiano aveva dato forfait, non dalla nave ammiraglia ma da un’imbarcazione di prestigio della flotta ex Gedi e ora Exor: Lucia Annunziata ha lasciato la direzione di Huffington Post dopo il cambio dell’armatore. «Repubblica è già cambiata, non la riconosco più», dice Gad Lerner dando l'addio.

L'editoriale
22.05.2020

di 

Claudio Carrer

La Svizzera si sta risvegliando: le riaperture di negozi, bar, ristoranti, palestre scattate lo scorso 11 maggio hanno riacceso la voglia di “normalità” della gente dopo due mesi di semi-quarantena. Ma, come era prevedibile, la fretta del Consiglio federale e i suoi cedimenti di fronte alle pretese del padronato per una rapida ripresa delle attività economiche sta producendo false certezze e comportamenti scriteriati, soprattutto negli ambiti del commercio, della gastronomia e dei trasporti. Con tutto quello che ciò può comportare per la salute della popolazione, in particolare delle lavoratrici e dei lavoratori al fronte, che non si trovano al supermercato, dietro il bancone di un bar o alla guida di un bus per piacere ma per il bisogno di sfamare una famiglia. E a pagare il prezzo più alto, come in tutti gli ambiti di questa crisi, sono le classi sociali più fragili e le donne in particolare: l’osservazione della realtà e le previsioni economiche per i prossimi mesi lo confermano. 

Socialità
20.05.2020

di 

Francesco Bonsaver

Le immagini delle migliaia di persone a Ginevra e Zurigo in coda alla distribuzione del cibo, hanno portato alla luce la fragile precarietà in cui versa una parte significativa della società in Svizzera. E in Ticino, dove nel 2018, il 30.4% della popolazione (quasi un’economia domestica su tre), non era in grado di far fronte a 2’500 franchi di spesa imprevista, come ha colpito la crisi da Coronavirus? area è andata lo scorso giovedì al padiglione Conza di Lugano, dove l’associazione Amici della vita distribuisce settimanalmente cibo, vestiti, giocattoli e oggetti casalinghi alle persone.

L'intervista
08.05.2020

di 

Raffaella Brignoni

La pandemia sarà anche ricordata per avere imposto da un momento all’altro il telelavoro, che nel giro di qualche giorno è diventato realtà per molte aziende. Milioni di persone a produrre dalle proprie case per contenere il contagio ed evitare il blocco totale del lavoro. Salvando una parte dell’economia.

«E ci voleva un virus per capire che lo smart working è un’opportunità? Questa crisi deve insegnarci che a contare è il risultato, mentre l’ufficio cui siamo abituati non è indispensabile. Anzi, liberiamoli!». A parlare il sociologo del lavoro Domenico De Masi, fra i più convinti promotori del telelavoro.

L'intervista
08.05.2020

di 

Federico Franchini

Pronti, partenza e via: la corsa al vaccino è lanciata. Come nel 2009, all’epoca dell’influenza suina o, nel 2005, con l’influenza aviaria, gli Stati tentano già di accaparrarsi i futuri trattamenti e vaccini per combattere il Covid-19. Per questo motivo diverse Ong chiedono delle misure forti e concertate per garantire a tutti, in tutti i Paesi, un accesso equo ai trattamenti contro il coronavirus. Ne parliamo con un esperto.

Lontano da qui
08.05.2020

di 

Marina Forti

Le proteste si moltiplicano, nella cintura industriale di Dacca in Bangladesh. Dalla metà di aprile migliaia di lavoratrici improvvisano sit-in davanti a fabbriche dai cancelli chiusi: mascherine sul viso, cartelli scritti a mano, protestavano perché non hanno ricevuto il salario di marzo. Molte hanno arretrati di diversi mesi. Altre si sono viste comunicare il licenziamento con un messaggio sul telefonino. Sono operaie dell’abbigliamento, letteralmente abbandonate dai grandi marchi della moda.

Verso l'11 maggio
08.05.2020

di 

Francesco Bonsaver

Tra le molte attività che riprenderanno lunedì 11 maggio, spicca quella del Fox Town di Mendrisio, luogo simbolo dello shopping ticinese. Non sarà l’unico centro commerciale a riaprire i battenti, ma considerate le 1.200 persone che vi lavorano, la sua ripresa assume una valenza particolare e preoccupa.

La testimonianza
08.05.2020

di 

Veronica Galster

A causa della pandemia c’è chi ha dovuto smettere di lavorare anche se avrebbe voluto continuare, ma ci sono anche molte persone che hanno dovuto rimettersi al lavoro anche se avrebbero voluto restare a casa e proteggere la propria salute. Una di queste è Gianna*, psicologa, terapista a domicilio per bambini e immunodepressa. Lei ha dovuto scegliere: rischiare di ammalarsi con un decorso problematico, ma mantenere i clienti e quindi il salario oppure proteggere la sua incolumità e rischiare di perdere il lavoro? Ecco la sua storia.

Dentro la fabbrica
08.05.2020

di 

Loris Campetti

Trentaquattro anni inchiodato alla catena di montaggio, se non la conosce lui la sua fabbrica non la conosce nessuno. Siamo alla Sevel di Atessa, Val di Sangro, sud dell’Abruzzo. Roberto Ferrante, operaio e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls) della Fiom, ci accompagna nello stabilimento in una visita virtuale, dall'entrata fino all'uscita.

Qualità dell'informazione
08.05.2020

di 

Serena Tinari

La libertà di stampa vale anche in tempo di crisi? Fino a poche settimane fa, la domanda sarebbe sembrata una provocazione e scuotendo le spalle avremmo risposto in coro “Certo che vale”. Fiere e consapevoli del rispetto dei diritti fondamentali nella nostra avanzata democrazia. E invece, si moltiplicano i segnali preoccupanti sulle condizioni di salute del giornalismo in tempo di crisi. Anche in Svizzera.

L'editoriale
07.05.2020

di 

Claudio Carrer

È una partita ad alto rischio quella che ci stiamo giocando e che dall’11 maggio con la ripresa delle scuole e di molte attività economiche (segnatamente di bar, ristoranti e negozi) entra in una fase ancora più delicata e incerta. Medici, virologi ed epidemiologi suggerivano maggiore prudenza e gradualità in modo da poter meglio controllare l’evoluzione dei contagi da coronavirus e dunque contenere il più possibile il numero di infettati, di malati e di morti.

Il Consiglio federale ha invece inserito il turbo seguendo i diktat degli ambienti economici e delle più potenti organizzazioni padronali. Nel disegnare il percorso del ritorno a una (nuova) normalità ci si sta invece dimenticando, a livello politico come nella società civile, di alcune categorie di cittadini. Cittadini i cui interessi sono scarsamente considerati o per i quali la “fase 2” e il ripristino dei diritti di libertà continuano a essere un miraggio.

Il caso
07.05.2020

di 

Federico Franchini

Di fronte al dibattito sui sette giornalisti della Rsi prestati allo Stato maggiore cantonale di condotta (Smcc) per la gestione della crisi del Covid-19, abbiamo deciso di saperne di più. Su nostra richiesta, il direttore Maurizio Canetta ci ha inviato una copia della convenzione che siamo così ora in grado di commentare. I dettagli finora non erano noti: si rimandava sempre al comunicato stampa del marzo 2019 che indicava, come unico interlocutore, il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Diciamo subito che il dietrofront chiesto da più parti appare impossibile: la convenzione, entrata in vigore nel marzo 2019, ha una durata di dieci anni e può «essere disdetta dalle parti con un anno di preavviso dalla scadenza, al più presto il 28 febbraio 2028».

L'intervista
01.05.2020

di 

Federico Franchini

L'amministrazione e il Consiglio federale in passato «non hanno mai preso sul serio» i rischi legati allo scoppio di una pandemia. Anche se l’arrivo di un virus come il Covid-19 era ampiamente preventivabile. Ad affermarlo è l’ex consigliera nazionale socialista Susanne Leutenegger Oberholzer, che già nel 2006 con un atto parlamentare sollecitò il Consiglio federale ad esprimersi sulle conseguenze di una pandemia per l'economia mondiale e svizzera. area l’ha contattata per un commento alle risposte del governo di ieri e di oggi.

Il caso
05.05.2020

di 

Christian Egg, traduzione di Mattia Lento

Zamire Zeta* non sa più cosa fare. La lavoratrice albanese, che ha circa 20 anni, lavorava in un ristorante del Cantone di Lucerna dall'autunno scorso. A marzo ha iniziato un nuovo lavoro, sempre nel ramo della ristorazione. In seguito, il Consiglio federale ha imposto la chiusura dei ristoranti. Essendo ancora in prova, Zeta è stata licenziata. È una situazione vissuta da molte lavoratrici e molti lavoratori migranti.

Emergenza Coronavirus
23.04.2020

di 

Claudio Carrer

«Se si fosse preso atto dei dati medici in gran parte conosciuti già a fine febbraio e se si fosse stati capaci di separare ideologia, politica e medicina, oggi la Svizzera si troverebbe molto probabilmente in una situazione migliore: non saremmo il secondo paese con il più alto numero di positivi al Covid-19 e avremmo un numero significativamente più basso» di morti. Inoltre, «con ogni probabilità, non avremmo un “lockdown” parziale della nostra economia e nemmeno la discussione su come uscirne». Ad affermarlo è il cardiochirurgo zurighese e profondo conoscitore della realtà asiatica Paul Robert Vogt.

28 aprile
27.04.2020

di 

Claudio Carrer

Il 28 aprile è la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro e della memoria delle vittime dell’amianto. Una ricorrenza che quest’anno assume un significato molto particolare. In quest’epoca di pandemia, vi sono infatti nel mondo centinaia di milioni di lavoratori confrontati ad un nuovo tipo di rischio sconosciuto fino a pochi mesi fa. E le persone che hanno subìto esposizione all’amianto (bandito in Svizzera esattamente 30 anni fa, leggi un nostro servizio) rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile per rapporto al Covid-19.

Un progetto ticinese
23.04.2020

di 

Federico Franchini

Da un lato i potenti gettiti che irrigano le terre assetate. Dall’altro le braccia che portano innaffiatoi riempiti tramite una pompa a pedali. A pochi metri una dall’altra, sul Piano di Magadino, convivono realtà agricole diverse. La cooperativa in costituzione Seminterra produce piantine e ortaggi biologici attraverso un approccio collettivo e solidale. Ne parliamo con uno dei promotori.

L'intervista
23.04.2020

di 

Francesco Bonsaver

Il governo ticinese ha deciso di allentare ulteriormente la presa sulle attività lavorative, allargando notevolmente le maglie la prossima settimana per industrie e cantieri, alzando in particolare il numero di dipendenti autorizzati a lavorare. Senza il rispetto delle prescrizioni sanitarie, si rischia una ripartenza dei contagi. Unia, a differenza delle associazioni padronali e di Ocst, giudica frettolosa l’apertura senza la possibilità di realizzare controlli capillari. Un aspetto assai problematico nelle industrie. Ne parliamo con il sindacalista Vincenzo Cicero.

Pandemia e sindacato
23.04.2020

di 

Loris Campetti

È difficile coniugare due termini come ‘distanziamento sociale’ e ‘sindacato’. Fin dagli albori, sindacato è stato sinonimo di condivisione, fisicità, assemblee, cortei, carezze persino, strette di mano. Oggi tutto diventa virtuale… «Non tutto, gli operai costruiscono oggetti reali con le mani insieme ad altri operai in carne e ossa e i delegati che li rappresentano parlano con loro, afferma la segretaria generale della Fiom Francesca Re David.

Agricoltura
23.04.2020

di 

Federico Franchini

Da anni il giornalista Stefano Liberti viaggia per il mondo per raccontare storie e dinamiche dell'agricoltura. In questi anni ha scritto articoli e libri che parlano di accaparramento delle terre agricole nel Sud del mondo, di filiere agro-alimentari (pomodoro, soia, maiali eccetera) o del potere crescente della grande distribuzione. Lo abbiamo intervistato per capire alcune delle fragilità del sistema agricolo internazionale emerse nel contesto della pandemia del Covid-19.

Il ricordo
23.04.2020

di 

Maurizio Matteuzzi

Nel suo romanzo “L’ombra di quel che eravamo”, uno dei tre vecchi compagni che 35 anni dopo il golpe di Pinochet e gli altri colpi inferti dalla vita si ritrovano a Santiago per fare un ultimo gesto rivoluzionario, ricorda quando da ragazzo lo espulsero dal Partito Comunista sotto l’accusa di “deviazionismo di ultra-sinistra” per le sue simpatie guevariste.
Quel ragazzo era lui, Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno morto a 70 anni il 16 aprile a Oviedo, nelle Asturie dove abitava, vittima del coronavirus.

L'editoriale
23.04.2020

di 

Claudio Carrer

Quali luoghi di lavoro e in che misura rappresentano una fonte di contagio del Covid-19? Cosa sappiamo dell’attività professionale svolta dagli oltre 28mila positivi e dai 1.500 morti sin qui registrati in Svizzera? Tra le persone che nelle ultime settimane di parziale lockdown hanno lavorato nei supermercati, nelle aziende di trasporto, nella logistica, nella sicurezza pubblica e privata o in altri ambiti, quante si può ritenere abbiano contratto il virus svolgendo l’attività professionale? Nessuna idea, rispondono le autorità federali. «In Svizzera non si raccolgono dati di questo tipo», è stato spiegato in una delle recenti conferenze stampa degli esperti della Confederazione.
Eppure sarebbe utile avere qualcuna di queste risposte, soprattutto in vista della ripresa delle attività economiche che nelle prossime settimane rimetterà in circolazione decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori.

Il caso
09.04.2020

di 

Federico Franchini

Lo scorso 13 febbraio, l’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) comunica su Twitter di aver inviato 17.000 mascherine a Wuhan, come sostegno per l’epidemia che colpisce la Cina. Meno di due mesi dopo, il 6 aprile, a Ginevra atterra un cargo cinese con a bordo 2,5 milioni di mascherine destinate agli ospedali svizzeri, tra cui quelli dello stesso Eoc. Col Covid-19, lo abbiamo appreso, tutto cambia velocemente; questo esempio lo dimostra in maniera chiara. Così come dimostra un’altra cosa: il dilettantismo della Svizzera di fronte alla pandemia.

Parola all'economista
09.04.2020

di 

Francesco Bonsaver

Una prestazione sociale universale come il reddito di base incondizionato. Questa la «via d’uscita collettiva» dalla grave crisi economica causata dall’epidemia di coronavirus indicata da Christian Marazzi, ricercatore sociale ed economista e professore all’Università di Losanna e alla Supsi. Le ragioni le spiega in un'intervista ad area, nella quale analizza anche la questione dell’inevitabile crescita del debito pubblico svizzero nel contesto dell’emergenza attuale.

Protezione dei lavoratori
09.04.2020

di 

Olivier Peter, avvocato

La decisione di chiudere cantieri e fabbriche in diversi cantoni ha lanciato un dibattito sulle priorità del Paese. Si devono adottare delle misure tali da garantire la salute delle lavoratrici e dei lavoratori oppure si devono mantenere aperte le attività economiche tentando di mitigare la crisi economica in arrivo? Tale approccio pone queste due opzioni sulla bilancia, come se fossero equivalenti. Tuttavia, non esiste un diritto al profitto, mentre il diritto alla salute esiste ed è riconosciuto dal diritto internazionale.



Italia
09.04.2020

di 

Loris Campetti

Covid-19 non guarda in faccia a nessuno, colpisce premier e poveracci, famiglie reali e homeless. Non allo stesso modo, però, e non con gli stessi strumenti e la stessa forza ci si può proteggere dal virus. Difficile per un carcerato, difficile per un rom, difficile per una lavoratrice del sesso, difficile per un migrante.

Violenza domestica
09.04.2020

di 

Veronica Galster

Restare confinati a casa per un tempo indeterminato può mettere a dura prova gli equilibri familiari ed esacerbare situazioni già delicate. Un po’ in tutta Europa stanno aumentando le segnalazioni di violenza domestica, in Svizzera per ora la situazione sembra tranquilla, ma potrebbe essere la calma prima della tempesta, perciò gli addetti ai lavori restano vigili e si stanno preparando ad un eventuale aumento.

Epidemie a confronto
09.04.2020

di 

Federico Franchini

Lo studioso della storia, di norma, ha un certo distacco rispetto all’epoca che sta analizzando. Con lo scoppio della pandemia del Covid-19, Séveric Yersin, dottorando all’Università di Basilea, si è invece trovato di colpo a vivere una situazione simile all’oggetto delle sue ricerche, ossia la nascita delle istituzioni sanitarie pubbliche in Svizzera e il loro ruolo durante le grandi epidemie.

L'editoriale
09.04.2020

di 

Claudio Carrer

Dopo quasi un mese di vita sospesa, tutte e tutti noi abbiamo una gran voglia di tornare ad una “normalità”, che già sappiamo non sarà la “normalità” cui eravamo abituati. Perché con il coronavirus dovremo imparare a convivere ancora a lungo. Ora ci troviamo in un momento in cui s’intravede il superamento della fase più acuta dell’emergenza sanitaria ed è giusto pensare e programmare il domani. Ma dobbiamo essere consapevoli che questo non ci consente di non guardare all’oggi, che è ancora molto complicato. Di qui la necessità di agire con estrema prudenza e gradualità. Non bruciando le tappe, come vorrebbero i più incompetenti e incoscienti attori politici ed economici di questo paese.

È alla recente esperienza della Cina e di altri paesi che dobbiamo guardare e sono le donne e gli uomini di scienza che dobbiamo ascoltare. Tutti ci dicono che una ripresa prematura delle attività economiche è pericolosa e che dove è avvenuta si è dovuto richiudere.

09.04.2020

di 

Ferruccio D'Ambrogio
Vizi capitali
09.04.2020

di 

Federico Franchini

È il 26 novembre del 2018, quando un “manager di transizione” del gruppo britannico Luxfer Holding Plc annuncia la chiusura del sito industriale. A Gerzat, nella banlieu Nord di Clermont-Ferrand, gli operai sono increduli. La lista di comande è lunga un'infinità e la fabbrica funziona bene. Inoltre, lo stabilimento era stato acquisito nel 2001 per pochi euro ad una società nazionalizzata: sono dunque i contribuenti francesi che hanno finanziato i macchinari e il savoir-faire dell'impresa. Eppure la casa madre decide che lo stabilimento francese va chiuso. L'unica fabbrica europea attiva nella produzione di bombole per l'ossigeno d'alluminio, oltre la metà delle quali destinate ad uso medico, viene così bloccata nel giugno del 2019.

Salute & lavoro
08.04.2020

di 

Francesco Bonsaver

Dopo esser stato per anni alla guida del sindacato Unia in Ticino, dal primo gennaio Enrico Borelli ha assunto il ruolo di co-segretario della sezione sindacale zurighese. È dunque la persona ideale per valutare la differente attitudine nella lotta al contenimento del contagio da virus e il suo impatto nella salute pubblica tra le due regioni, in particolare nei luoghi di lavoro. L’intervista.

Telelavoro
03.04.2020

di 

Veronica Galster

Sono passate tre settimane dalla decisione del Consiglio federale di chiudere tutte le scuole e limitare la vita sociale, una situazione che ha fatto venire a galla una serie di problemi preesistenti, che si sono acutizzati. La custodia dei figli è uno di questi, e solleva questioni a diversi livelli: il costo elevato per la custodia extrafamiliare dei bambini, la difficoltà nel conciliare lavoro e esigenze famigliari, le differenze di chances a seconda del ceto sociale.

Crisi economica
03.04.2020

di 

Francesco Bonsaver

«A oggi, la nostra cassa Avs ha ricevuto circa 10'000 richieste d’indennità perdita di guadagno a causa del Coronavirus da parte di indipendenti (circa il 60% degli affiliati). Deve però considerare che in Ticino operano molte casse Avs professionali, pertanto il nostro è solo un dato parziale», spiega ad area Sergio Montorfani, direttore dell’Istituto delle assicurazioni sociali del Dss, a cui compete la responsabilità della Cassa Compensazione cantonale dell’Avs. Si possono dunque stimare ad almeno 15 mila le persone che nel solo Ticino aspettano una risposta alla promessa del Consigliere federale Guy Parmelin, capo del Dipartimento dell’economia, di voler estendere le indennità perdita di guadagno (Ipg) agli indipendenti a causa del virus. Una promessa datata 20 marzo, ma i cui dettagli di realizzazione pratica tardano ad arrivare.

Socialità
31.03.2020

di 

Federico Franchini

C'è preoccupazione nel settore dell'assistenza sociale in Ticino. Se tutti noi siamo vulnerabili di fronte a questo virus, ci sono categorie di persone che lo sono di più. Pensiamo, oltre agli anziani, a tutte quelle persone con disabilità mentali che sono ospiti di residenze protette oppure che frequentano centri e laboratori diurni. Un conto è fermare l'economia (anche se, abbiamo visto, le sensibilità variano), altra cosa è limitare la socialità. Quale è l'impatto del Covid-19 e delle misure prese dalle autorità sulla vita di queste persone e sui loro famigliari? Abbiamo cercato di capirlo facendo un breve giro d'orizzonte in questo settore dove operano molte lavoratrici e lavoratori impegnati al massimo per far fronte ad una situazione molto delicata.

Lavoro femminile
30.03.2020

di 

Veronica Galster

Secondo gli ultimi dati dell'Ufficio federale di statistica, l'82% del personale nel settore sanitario è femminile e oltre l'80% di coloro che sono a contatto con i pazienti, come ad esempio le aiuto medico, le assistenti di cura a domicilio, le levatrici o le farmaciste, è donna.

 

Nel commercio al dettaglio la percentuale è simile: 71% di una forza lavoro che conta all'incirca 190.000 persone. Difficile stabilire in che proporzione questo 71% di donne si occupi proprio della vendita di beni di prima necessità, non esistono statistiche in merito, ma riferendosi alle cifre fornite da Coop e Migros siamo attorno al 61%.

 

Telelavoro
26.03.2020

di 

Federico Franchini

«Prima dell’emergenza Covid-19 la possibilità di lavorare da casa era molto remota. Passata l’epidemia, invece, diventerà realtà. Questo perché il virus ci ha obbligati ad utilizzare quella che prima era solo una facoltà malvista, che si è in concreto rilevata una valida alternativa». Giacomo lavora in un ufficio di Lugano e, come molti di noi, da qualche giorno è in modalità telelavoro. area ha raccolta la sua e altre testimonianze.

La psicoterapeuta
26.03.2020

di 

Veronica Galster

In questo momento di disorientamento generale è difficile capire cosa ci spinge a reagire in un modo o nell’altro, come spiegare ai bambini cosa sta accadendo, ma senza spaventarli, come far capire agli anziani che devono stare in casa per proteggere sé stessi e la società. area ha cercato di mettere a fuoco la situazione con Norma Bargetzi, psicoterapeuta.

L'intervista
26.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

Oggi la priorità è l’emergenza sanitaria, ma la questione economico-sociale si sta già imponendo in tutta la sua gravità. Per aiutare a comprendere la problematica e intravedere delle possibili vie di uscita per l’intera collettività svizzera, area ha interpellato Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo.

Misure contro il Covid-19
26.03.2020

di 

Claudio Carrer

Da giorni Unia chiede al Consiglio federale di fermare i lavori in tutte le imprese attive in ambiti non essenziali, come è il caso da sabato scorso in Ticino. E tutta L’Unione sindacale svizzera chiede di consentire perlomeno ai Cantoni di adottare «misure di lotta contro la pandemia più incisive» di quelle in vigore a livello federale, in particolare per quanto concerne la protezione della salute sui posti di lavoro. area ha fatto il punto della situazione con la presidente di Unia Vania Alleva.

Italia
26.03.2020

di 

Loris Campetti

L’Italia è nella Nato, l’ombrello atlantico amico nato con la guerra fredda per proteggerci dal nemico orientale e comunista. L’amico si vede nel momento del bisogno. Gli Usa, per esempio, che tentano di comprare aziende e brevetti europei per produrre in esclusiva respiratori per i propri malati in terapia intensiva, o che dalla base Nato di Aviano spediscono centinaia di migliaia di mascherine negli Usa mentre in Italia c’è la coda di medici, infermieri, farmacisti e contaminati che tentano di conquistarne una.

L'editoriale
26.03.2020

di 

Claudio Carrer

Oltre a dover affrontare l’emergenza sanitaria causata da una diffusione rapida, estesa e grave del coronavirus e a piangere il più alto numero di morti di tutto il paese, il cantone Ticino deve da giorni sprecare energie per difendersi da inqualificabili attacchi provenienti da Oltralpe e per giustificare le misure restrittive adottate allo scopo di frenare la crescita dei contagi e dei decessi. La decisione del Consiglio di Stato, caldeggiata da medici ed epidemiologi e sostenuta da datori di lavoro e sindacati, di chiudere tutti i cantieri e tutte le attività produttive non essenziali ha mandato su tutte le furie i vertici nazionali delle organizzazioni padronali. Evidentemente più interessati a riaffermare il primato dell’economia su tutto, costi quello che costi, anche per la salute dei lavoratori e della popolazione tutta.

Salute & lavoro
27.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

Il Ticino è autorizzato a decidere la chiusura di determinati rami produttivi non essenziali, previa richiesta alla Confederazione. La preminenza del Consiglio Federale sui cantoni è stati così salvaguardata, con l’adozione di una modifica speciale all’ordinanza decisa questa mattina del governo federale. Al contempo, è salva l'autonomia cantonale nel reagire rapidamente a contesti sanitari urgenti. «Il Ticino conta il triplo dei contagi rispetto al resto del Paese», ha spiegato in conferenza stampa oggi pomeriggio il Consigliere federale Alain Berset, nel motivare l’eccezionalità concessa a Sud delle Alpi. La norma di eccezionalità, seppur confezionata su misura del Ticino, appare estensibile ad altre realtà di frontiera, poiché fa esplicitamente riferimento alla forte presenza di manodopera frontaliera. Ginevra e Vaud, due cantoni il cui numero di contagi è decisamente più alto della media elvetica, potrebbero dunque essere le prossime eccezioni. Area ha chiesto a Marina Carobbio, consigliera agli Stati ticinese, come valuta la decisione odierna del Consiglio Federale.

Salute & lavoro
25.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

Oggi, il Consiglio federale ha deciso di non decidere. Non ha ufficialmente "punito" il Ticino per aver decretato autonomamente la chiusura di tutte le attività non essenziali, ma nemmeno ha concesso la deroga all'autonomia cantonale in questo campo. Come leggere questa non risposta, lo chiediamo a Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino e Moesa.

La non decisione odierna del Consiglio federale sullo stop alle attività produttive non essenziali introdotto dal Ticino, come interpretarla?
C’è una posizione di stallo, che, oltre alle diferenze di vedute tra Berna e Ticino, denota anche una probabile spaccatura all’interno del Consiglio federale. Purtroppo, lo stallo è negativo perché lascia trasparire un dubbio quando la popolazione ha invece bisogno di certezze. Alla situazione sanitaria molto preoccupante e ai legittimi dubbi di aziende e lavoratori di riuscire a sopravvivere economicamente, sarebbe decisamente preferibile evitare di aggiungere delle incertezze politiche.spaccatura all’interno del Consiglio federale. Purtroppo, lo stallo è negativo perché lascia trasparire un dubbio quando la popolazione ha invece bisogno di certezze. Alla situazione sanitaria molto preoccupante e ai legittimi dubbi di aziende e lavoratori di riuscire a sopravvivere economicamente, sarebbe decisamente preferibile evitare di aggiungere delle incertezze politiche.

Salute & lavoro
24.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

«A Ginevra tutto è nato la settimana scorsa con uno sciopero spontaneo sul grande cantiere pubblico dell’aeroporto. Gli operai, ritenendo impossibile lavorare in sicurezza da contagio, si sono fermati» spiega Blaise Ortega, sindacalista di Unia Ginevra. Lo sciopero, seguito dai media, ha reso pubblica la problematica costringendo il governo cantonale a intimare la chiusura di tutti i cantieri. Il Consiglio federale, dimostratosi più sensibile alle richieste del padronato nazionale, ha imposto al Canton Ginevra la riapertura, subordinandola alla definizione di procedura di autorizzazione per cantiere.

Le scelte di Berna mettono in difficoltà anche edili e artigiani del Canton Vaud. «Ad oggi il 90% dei cantieri sono fermi- spiega Pietro Carobbio, responsabile Unia Vaud edilizia - Ma la situazione potrebbe cambiare, vista la comunicazione di ieri delle autorità federali in merito ai casi di Ginevra e Ticino, dove è stato minacciato di non concedere il lavoro ridotto alle imprese coi cantieri chiusi.

 

Salute & lavoro
23.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

La Confederazione è in netto affanno. Il ritardo accumulato dalla Confederazione rispetto alle decisioni dei Cantoni, è emerso oggi nella conferenza stampa dell’Ufficio federale della sanità. Non è il solo Ticino a trovarsi in conflitto con il Consiglio federale per quel che riguarda il blocco delle attività edili e industriali non essenziali. Oggi, Martin Dummermuth, direttore dell’Ufficio federale della giustizia, ha dichiarato la decisione ticinese “non conforme” al diritto federale, arrivando quasi a minacciare la non accettazione delle indennità per lavoro ridotto alle aziende che la chiederanno a seguito della serrata. Solo sul finale, ha aperto uno spiraglio al compromesso, indicando che si sta lavorando a una soluzione politica e sono possibili eccezioni vista la crisi pandemica. Sul tema oggi si è espressa Vania Alleva, presidente della più grande organizzazione dei lavoratori e lavoratrici del Paese (Unia), dichiarando alla stampa: «La maggioranza dei Cantoni non esegue controlli sul rispetto delle regole. Ogni  giorno in più che aspettiamo peggiora la situazione. Per questo l'unica soluzione è uno shutdown generale. Chi non è in grado di seguire le misure del Consiglio federale, dovrebbe chiudere".



Salute & lavoro
22.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

Ieri, sabato 21 marzo, il governo ticinese ha emanato nuove restrizioni (clicca qui) nell'ambito della lotta di contenimento alla diffusione del Coronavirus. Tra queste, la decisione di chiudere tutte le attività produttive economiche non essenziali. Ne parliamo con Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino e Moesa, sindacato che lo scorso mercoledì aveva invitato il governo cantonale ad adottare nuove misure a tutela dei lavoratori.

 

Chiusi cantieri e fabbriche in Ticino. Niente più luoghi a forte aggregazione per produrre cerniere, tapparelle o movimentare borse e scarpe. Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino e Moesa, l’invito sindacale prima del lungo ponte al governo di precisare la produttività consentita perché essenziale, sembra essere stato recepito.
Le misure del Consiglio federale rispondevano alle preoccupazioni del reddito e la salvaguardia dei posti di lavoro. Quelle emesse ieri dal Canton Ticino, alla tutela della salute dei lavoratori. Siamo dunque sollevati che le nostre due priorità, salute e reddito, siano state recepite. Non possiamo dirci soddisfatti o rallegrati, perché nel contesto attuale non c’è nulla di cui esser felici.

 




Salute & lavoro
18.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

«Facciamo cerniere, mica mascherine». A parlare è una delle trecento operaie della fabbrica Riri di Mendrisio, azienda che continua la sua produzione a pieno regime. Il sito aziendale, alla voce “etica e sostenibilità”, recita: «L’essenza stessa della passione di Riri, “Excellence in details”, ha come proprio valore intrinseco l’attenzione etica agli impatti ambientali e sociali generati lungo l’intera catena di produzione, elemento chiave di un approccio aziendale fondato su qualità e unicità». Il coronavirus mette alla prova (o a nudo) gli intenti etici della responsabilità sociale delle aziende con la dura realtà dei fatti. L’appello del governo alle aziende di ridurre la produzione alle sole attività essenziali nella sanità e la filiera alimentare, non è stato raccolto in maniera generalizzata.

«La stragrande maggioranza del tessuto industriale ticinese non sta svolgendo una produzione essenzialmente necessaria nel contesto della crisi sanitaria» commenta Vincenzo Cicero, responsabile industria di Unia Ticino.

Salute & lavoro
16.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

«È allucinante. È pieno di gente» dice la commessa con voce sommessa alla sua collega. Ore 12.30, piano sotterraneo della Manor, centro Lugano. All’entrata una agente di sorveglianza spiega ai clienti che solo il reparto cibo è aperto. Nessun controllo sul numero di clientela presente negli spazi vendita. Aperto pure il servizio pasti esotici, sempre al piano terra. Il personale ha le mascherine e la clientela è invitata a lasciar la distanza in coda alle casse.

Salute & Lavoro
13.03.2020

di 

Veronica Galster e Francesco Bonsaver

«Nelle ultime settimane le autorità federali e cantonali hanno fatto ripetutamente appello alla responsabilità delle imprese: laddove questa viene meno, le misure di protezione della salute cessano di essere efficaci, e quindi un intervento delle autorità a protezione della salute di tutti si impone», dice Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di Unia Ticino, che spiega come da diversi giorni il sindacato riceva decine di testimonianze di lavoratori che denunciano condizioni di lavoro che non rispettano le indicazioni minime fornite dalle autorità sanitarie. Area ha raccolto le testimonianze nei tre settori: industria, vendita, edilizia e artigianato. Qui invece un'infografica sui diritti dei lavoratori legata alle problematiche del Coronavirus

L'editoriale
13.03.2020

di 

Claudio Carrer

Per molte lavoratrici e per molti lavoratori la crisi del coronavirus non produce solo preoccupazione e disorientamento per i rischi legati alla salute e per il repentino cambiamento delle abitudini di vita cui tutti noi siamo e saremo costretti per cercare di rallentare la diffusione dell’infezione e scongiurare un collasso del sistema sanitario. Perché in questa tragica situazione ci sono anche dei datori di lavoro che ne approfittano per precarizzare ulteriormente le condizioni d’impiego e che tentano di scaricare interamente sui salariati i costi economici dell’epidemia. Perché in questa tragica situazione ci sono anche dei datori di lavoro che ne approfittano per precarizzare ulteriormente le condizioni d’impiego e che tentano di scaricare interamente sui salariati i costi economici dell’epidemia. Tagli salariali, vacanze forzate, soggiorno obbligatorio, congedo non pagato coatto, licenziamenti abusivi: nelle pagine interne del giornale riferiamo di alcune iniziative e comportamenti padronali assai discutibili che in Ticino da alcuni giorni si registrano con sempre maggiore frequenza e che verosimilmente vedremo presto anche altrove.

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