< Ritorna alla lista dei dossier

Coronavirus

Crisi economica
03.04.2020

La snervante attesa degli indipendenti

Migliaia di richieste d'indennità perdita di guadagno aspettano le decisioni di Berna

«A oggi, la nostra cassa Avs ha ricevuto circa 10'000 richieste d’indennità perdita di guadagno a causa del Coronavirus da parte di indipendenti (circa il 60% degli affiliati). Deve però considerare che in Ticino operano molte casse Avs professionali, pertanto il nostro è solo un dato parziale», spiega ad area Sergio Montorfani, direttore dell’Istituto delle assicurazioni sociali del Dss, a cui compete la responsabilità della Cassa Compensazione cantonale dell’Avs. Si possono dunque stimare ad almeno 15 mila le persone che nel solo Ticino aspettano una risposta alla promessa del Consigliere federale Guy Parmelin, capo del Dipartimento dell’economia, di voler estendere le indennità perdita di guadagno (Ipg) agli indipendenti a causa del virus. Una promessa datata 20 marzo, ma i cui dettagli di realizzazione pratica tardano ad arrivare.

L'intervista
26.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

Oggi la priorità è l’emergenza sanitaria, ma la questione economico-sociale si sta già imponendo in tutta la sua gravità. Per aiutare a comprendere la problematica e intravedere delle possibili vie di uscita per l’intera collettività svizzera, area ha interpellato Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo.

Misure contro il Covid-19
26.03.2020

di 

Claudio Carrer

Da giorni Unia chiede al Consiglio federale di fermare i lavori in tutte le imprese attive in ambiti non essenziali, come è il caso da sabato scorso in Ticino. E tutta L’Unione sindacale svizzera chiede di consentire perlomeno ai Cantoni di adottare «misure di lotta contro la pandemia più incisive» di quelle in vigore a livello federale, in particolare per quanto concerne la protezione della salute sui posti di lavoro. area ha fatto il punto della situazione con la presidente di Unia Vania Alleva.

Italia
26.03.2020

di 

Loris Campetti

L’Italia è nella Nato, l’ombrello atlantico amico nato con la guerra fredda per proteggerci dal nemico orientale e comunista. L’amico si vede nel momento del bisogno. Gli Usa, per esempio, che tentano di comprare aziende e brevetti europei per produrre in esclusiva respiratori per i propri malati in terapia intensiva, o che dalla base Nato di Aviano spediscono centinaia di migliaia di mascherine negli Usa mentre in Italia c’è la coda di medici, infermieri, farmacisti e contaminati che tentano di conquistarne una.

L'editoriale
26.03.2020

di 

Claudio Carrer

Oltre a dover affrontare l’emergenza sanitaria causata da una diffusione rapida, estesa e grave del coronavirus e a piangere il più alto numero di morti di tutto il paese, il cantone Ticino deve da giorni sprecare energie per difendersi da inqualificabili attacchi provenienti da Oltralpe e per giustificare le misure restrittive adottate allo scopo di frenare la crescita dei contagi e dei decessi. La decisione del Consiglio di Stato, caldeggiata da medici ed epidemiologi e sostenuta da datori di lavoro e sindacati, di chiudere tutti i cantieri e tutte le attività produttive non essenziali ha mandato su tutte le furie i vertici nazionali delle organizzazioni padronali. Evidentemente più interessati a riaffermare il primato dell’economia su tutto, costi quello che costi, anche per la salute dei lavoratori e della popolazione tutta.

Salute & lavoro
25.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

Oggi, il Consiglio federale ha deciso di non decidere. Non ha ufficialmente "punito" il Ticino per aver decretato autonomamente la chiusura di tutte le attività non essenziali, ma nemmeno ha concesso la deroga all'autonomia cantonale in questo campo. Come leggere questa non risposta, lo chiediamo a Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino e Moesa.

La non decisione odierna del Consiglio federale sullo stop alle attività produttive non essenziali introdotto dal Ticino, come interpretarla?
C’è una posizione di stallo, che, oltre alle diferenze di vedute tra Berna e Ticino, denota anche una probabile spaccatura all’interno del Consiglio federale. Purtroppo, lo stallo è negativo perché lascia trasparire un dubbio quando la popolazione ha invece bisogno di certezze. Alla situazione sanitaria molto preoccupante e ai legittimi dubbi di aziende e lavoratori di riuscire a sopravvivere economicamente, sarebbe decisamente preferibile evitare di aggiungere delle incertezze politiche.spaccatura all’interno del Consiglio federale. Purtroppo, lo stallo è negativo perché lascia trasparire un dubbio quando la popolazione ha invece bisogno di certezze. Alla situazione sanitaria molto preoccupante e ai legittimi dubbi di aziende e lavoratori di riuscire a sopravvivere economicamente, sarebbe decisamente preferibile evitare di aggiungere delle incertezze politiche.

Salute & lavoro
24.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

«A Ginevra tutto è nato la settimana scorsa con uno sciopero spontaneo sul grande cantiere pubblico dell’aeroporto. Gli operai, ritenendo impossibile lavorare in sicurezza da contagio, si sono fermati» spiega Blaise Ortega, sindacalista di Unia Ginevra. Lo sciopero, seguito dai media, ha reso pubblica la problematica costringendo il governo cantonale a intimare la chiusura di tutti i cantieri. Il Consiglio federale, dimostratosi più sensibile alle richieste del padronato nazionale, ha imposto al Canton Ginevra la riapertura, subordinandola alla definizione di procedura di autorizzazione per cantiere.

Le scelte di Berna mettono in difficoltà anche edili e artigiani del Canton Vaud. «Ad oggi il 90% dei cantieri sono fermi- spiega Pietro Carobbio, responsabile Unia Vaud edilizia - Ma la situazione potrebbe cambiare, vista la comunicazione di ieri delle autorità federali in merito ai casi di Ginevra e Ticino, dove è stato minacciato di non concedere il lavoro ridotto alle imprese coi cantieri chiusi.

 

Salute & lavoro
23.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

La Confederazione è in netto affanno. Il ritardo accumulato dalla Confederazione rispetto alle decisioni dei Cantoni, è emerso oggi nella conferenza stampa dell’Ufficio federale della sanità. Non è il solo Ticino a trovarsi in conflitto con il Consiglio federale per quel che riguarda il blocco delle attività edili e industriali non essenziali. Oggi, Martin Dummermuth, direttore dell’Ufficio federale della giustizia, ha dichiarato la decisione ticinese “non conforme” al diritto federale, arrivando quasi a minacciare la non accettazione delle indennità per lavoro ridotto alle aziende che la chiederanno a seguito della serrata. Solo sul finale, ha aperto uno spiraglio al compromesso, indicando che si sta lavorando a una soluzione politica e sono possibili eccezioni vista la crisi pandemica. Sul tema oggi si è espressa Vania Alleva, presidente della più grande organizzazione dei lavoratori e lavoratrici del Paese (Unia), dichiarando alla stampa: «La maggioranza dei Cantoni non esegue controlli sul rispetto delle regole. Ogni  giorno in più che aspettiamo peggiora la situazione. Per questo l'unica soluzione è uno shutdown generale. Chi non è in grado di seguire le misure del Consiglio federale, dovrebbe chiudere".



Salute & lavoro
22.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

Ieri, sabato 21 marzo, il governo ticinese ha emanato nuove restrizioni (clicca qui) nell'ambito della lotta di contenimento alla diffusione del Coronavirus. Tra queste, la decisione di chiudere tutte le attività produttive economiche non essenziali. Ne parliamo con Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino e Moesa, sindacato che lo scorso mercoledì aveva invitato il governo cantonale ad adottare nuove misure a tutela dei lavoratori.

 

Chiusi cantieri e fabbriche in Ticino. Niente più luoghi a forte aggregazione per produrre cerniere, tapparelle o movimentare borse e scarpe. Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino e Moesa, l’invito sindacale prima del lungo ponte al governo di precisare la produttività consentita perché essenziale, sembra essere stato recepito.
Le misure del Consiglio federale rispondevano alle preoccupazioni del reddito e la salvaguardia dei posti di lavoro. Quelle emesse ieri dal Canton Ticino, alla tutela della salute dei lavoratori. Siamo dunque sollevati che le nostre due priorità, salute e reddito, siano state recepite. Non possiamo dirci soddisfatti o rallegrati, perché nel contesto attuale non c’è nulla di cui esser felici.

 




Salute & lavoro
18.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

«Facciamo cerniere, mica mascherine». A parlare è una delle trecento operaie della fabbrica Riri di Mendrisio, azienda che continua la sua produzione a pieno regime. Il sito aziendale, alla voce “etica e sostenibilità”, recita: «L’essenza stessa della passione di Riri, “Excellence in details”, ha come proprio valore intrinseco l’attenzione etica agli impatti ambientali e sociali generati lungo l’intera catena di produzione, elemento chiave di un approccio aziendale fondato su qualità e unicità». Il coronavirus mette alla prova (o a nudo) gli intenti etici della responsabilità sociale delle aziende con la dura realtà dei fatti. L’appello del governo alle aziende di ridurre la produzione alle sole attività essenziali nella sanità e la filiera alimentare, non è stato raccolto in maniera generalizzata.

«La stragrande maggioranza del tessuto industriale ticinese non sta svolgendo una produzione essenzialmente necessaria nel contesto della crisi sanitaria» commenta Vincenzo Cicero, responsabile industria di Unia Ticino.

Salute & lavoro
16.03.2020

di 

Francesco Bonsaver

«È allucinante. È pieno di gente» dice la commessa con voce sommessa alla sua collega. Ore 12.30, piano sotterraneo della Manor, centro Lugano. All’entrata una agente di sorveglianza spiega ai clienti che solo il reparto cibo è aperto. Nessun controllo sul numero di clientela presente negli spazi vendita. Aperto pure il servizio pasti esotici, sempre al piano terra. Il personale ha le mascherine e la clientela è invitata a lasciar la distanza in coda alle casse.

Salute & Lavoro
13.03.2020

di 

Veronica Galster e Francesco Bonsaver

«Nelle ultime settimane le autorità federali e cantonali hanno fatto ripetutamente appello alla responsabilità delle imprese: laddove questa viene meno, le misure di protezione della salute cessano di essere efficaci, e quindi un intervento delle autorità a protezione della salute di tutti si impone», dice Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di Unia Ticino, che spiega come da diversi giorni il sindacato riceva decine di testimonianze di lavoratori che denunciano condizioni di lavoro che non rispettano le indicazioni minime fornite dalle autorità sanitarie. Area ha raccolto le testimonianze nei tre settori: industria, vendita, edilizia e artigianato. Qui invece un'infografica sui diritti dei lavoratori legata alle problematiche del Coronavirus

L'editoriale
13.03.2020

di 

Claudio Carrer

Per molte lavoratrici e per molti lavoratori la crisi del coronavirus non produce solo preoccupazione e disorientamento per i rischi legati alla salute e per il repentino cambiamento delle abitudini di vita cui tutti noi siamo e saremo costretti per cercare di rallentare la diffusione dell’infezione e scongiurare un collasso del sistema sanitario. Perché in questa tragica situazione ci sono anche dei datori di lavoro che ne approfittano per precarizzare ulteriormente le condizioni d’impiego e che tentano di scaricare interamente sui salariati i costi economici dell’epidemia. Perché in questa tragica situazione ci sono anche dei datori di lavoro che ne approfittano per precarizzare ulteriormente le condizioni d’impiego e che tentano di scaricare interamente sui salariati i costi economici dell’epidemia. Tagli salariali, vacanze forzate, soggiorno obbligatorio, congedo non pagato coatto, licenziamenti abusivi: nelle pagine interne del giornale riferiamo di alcune iniziative e comportamenti padronali assai discutibili che in Ticino da alcuni giorni si registrano con sempre maggiore frequenza e che verosimilmente vedremo presto anche altrove.

< Ritorna alla lista dei dossier

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

..
Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 5561
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019