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Coopi da 100 anni

di

Silvano De Pietro
Il ristorante “Cooperativo” di Zurigo, ritrovo, nella prima metà del Ventesimo secolo, dell’élite del socialismo europeo e dell’antifascismo, quest’anno compie cent’anni. La sua vicenda è un pezzo di storia socialista, che richiama i tempi della lotta politica clandestina contro le dittature di destra. Ancora oggi il locale, sebbene non abbia più la funzione di luogo di discussione di idee e progetti politici, in certe occasioni continua ad essere un punto di ritrovo della sinistra zurighese. Il suo fascino risiede, tra l’altro, anche nei tanti ricordi che molti ticinesi, fino a pochi anni fa, vi hanno lasciato. La “Società Cooperativa Italiana Zurigo”, che diede vita al ristorante Cooperativo, venne fondata il 18 marzo 1905 da «socialisti italiani residenti a Zurigo». Era, quella, un’epoca di notevoli fermenti politici nella già numerosa comunità di emigrati italiani in Svizzera. Circoli di anarchici, di socialisti e di repubblicani erano attivi un po’ in tutta la Svizzera, in particolare a Basilea e a Zurigo. Non è che tutti gli emigrati italiani fossero oppositori ed estremisti, ma quelli che lo erano (pochi, in realtà) erano quasi sempre dei perseguitati, collocabili nel tradizionale filone degli esiliati politici italiani generosamente accolti dalla Svizzera. La Società Cooperativa Italiana aveva come primo scopo quello di gestire un ristorante, al fine di rispondere a due bisogni fondamentali degli operai e degli esiliati politici. Ai primi venivano offerti a prezzi modici pasti preparati all’italiana. Ai secondi, che si riunivano di solito la domenica mattina, ma erano costretti a farlo negli esercizi pubblici svizzeri ed a consumare qualcosa, si offriva un locale “amico”per le riunioni, dove non fossero obbligati a consumare. Lo statuto prevedeva che l’utile prodotto dal ristorante andasse a favore di istituzioni politiche e sindacali, e che servisse anche ad aiutare «socialisti di lingua italiana colpiti da sventura o ridotti all’indigenza». Inoltre erano previste l’attuazione di un programma d’istruzione popolare e la creazione di una piccola biblioteca con opere sul movimento operaio e sindacale. Ben presto il Cooperativo – che all’inizio veniva chiamato confidenzialmente “la Copé” ed aveva sede nei primi sette anni alla Zwinglistrasse e dal 1912 al numero 36 della Militärstrasse, nel quartiere 4 popolato, allora come oggi, soprattutto da lavoratori immigrati – divenne il centro di una notevole attività. Franca Magnani-Schiavetti – figlia del giornalista e insegnante Fernando Schiavetti, antifascista socialista in esilio a Zurigo dai primi anni Trenta fino alla fine della guerra – nel suo libro “Una famiglia italiana” (ed. Feltrinelli) descrive così l’attività che ferveva intorno al ristorante Cooperativo: «La Copé fu un crocevia per tutti coloro che avevano bisogno di mangiare, di trovare dove pernottare senza dover esibire carte d’identità, e di essere inoltrati altrove. Alla Copé affluivano le notizie politiche dall’Italia e dalla Francia – durante la guerra civile anche dalla Spagna – e da lì partivano corrieri per le varie destinazioni. (...) Che la Copé fosse un centro d’informazione essenziale per tutti gli esuli antifascisti, prima italiani e successivamente anche europei, era risaputo. Il consolato italiano vi infiltrava spie ed informatori, poiché chi frequentava la Copé era considerato più o meno un sovversivo. (...) Anche la polizia svizzera naturalmente pescava notizie sui profughi alla Copé e controllava chi la frequentava ». Nei circa quarant’anni che durò quell’andirivieni di esiliati politici, non mancò di farsi notare anche qualche personaggio famoso. Pare che lo stesso Lenin, durante il suo soggiorno zurighese, vi facesse sovente capolino. Si racconta anche di una presunta frequentazione di Mussolini, quando era ancora socialista; ma in realtà il futuro capo del fascismo venne a Zurigo solo per tenere un comizio e non è detto che abbia messo effettivamente piede nel ristorante. Storicamente documentato è invece il passaggio di molti leader dell’antifascismo e del socialismo italiano: da Nenni a Saragat, da Matteotti ai fratelli Rosselli, da Randolfo Pacciardi (antifascista repubblicano) allo scrittore Ignazio Silone. Al Cooperativo veniva ospitata anche la redazione de “L’Avvenire dei Lavoratori” e dell’“Avanti!”. Quest’ultimo giornale, testata storica del socialismo italiano, s’era dovuto trasferire in esilio a Parigi e, quando anche la Francia venne occupata, riparò a Zurigo, al Cooperativo. Qui la direzione fu assunta nominalmente (in realtà il giornale lo faceva Nenni) da Pietro Bianchi, un muratore comasco naturalizzato svizzero che firmò la testata nei più terribili anni di guerra, quando l’“Avanti!” e “L’Avvenire dei Lavoratori” venivano portati in Italia clandestinamente. Nonostante la fama di ritrovo politico, dentro il Cooperativo c’era un’atmosfera cordiale. L’ampio locale aveva al centro una grossa stufa e tutt’intorno i tavoli. Alle pareti erano appesi i ritratti di Carlo Marx, di Giacomo Matteotti, di Jean Jaurès, di Filippo Turati e di altri; su un mobiletto, un busto in bronzo di Dante Alighieri. Il gerente, negli anni del fuoruscitismo antifascista, era Enrico Dezza; ma la vera anima del Cooperativo era la sua compagna Erminia Cella, emiliana energica e coraggiosa: «Non aveva paura di nessuno – scrive Magnani-Schiavetti – e più di una volta mise alla porta chi non le garbava. Incuteva soggezione e rispetto». Passati quei tempi, nel dopoguerra, con il graduale abbandono del quartiere 4 da parte degli italiani, il ristorante ha traslocato alla Werdplatz, dove, per alcuni anni successivi al Sessantotto, è stato animato da una nuova generazione di militanti di sinistra, soprattutto sindacalisti. Tra costoro, spicca la figura del ticinese Ezio Canonica, presidente del Sindacato edilizia e legno e dell’Unione sindacale svizzera, artefice del salvataggio e della rinascita del Cooperativo. Con Canonica, vi s’incontravano il pittore Mario Comensoli, di Viganello, che vi ha lasciato diverse sue opere, e personaggi molto conosciuti, come Dario Robbiani. Fu questo gruppo di sindacalisti e socialisti ticinesi, professionalmente e politicamente attivi a Zurigo, che contribuì a rendere popolare nella sinistra zurighese il “Coopi”, come hanno preso a chiamarlo gli svizzero-tedeschi. Andrea Ermano, presidente della Società cooperativa italiana di Zurigo, nel celebrare i cent’anni del Cooperativo, non c’è il rischio di guardare troppo al passato e di perdere il collegamento con il presente? Sì, il rischio lo vedo. D’altro canto, la memoria storica non è un orpello. Ricordare che il Cooperativo ha condotto, come locale di riferimento, un’importante campagna pacifista contro la prima guerra mondiale, ha un significato anche sull’oggi: è un modo di parlare del presente e del futuro, che è sempre più minacciato da tendenze unilateraliste e militaresche. Altro esempio: in Italia si tende a sconvolgere la Costituzione, e ricordare la fatica, il sangue e il sudore che la Costituzione della Repubblica italiana è costata all’emigrazione antifascista, è un modo di parlare dell’oggi. O ricordare Canonica, ricordare Mario Comensoli, le battaglie contro Schwarzenbach, e quindi ricordare l’umiliazione della xenofobia, l’essere chiamati come braccia ma non accettati come uomini, è anche questo un modo per mettere il dito nella piaga di una situazione che oggi è generalmente minacciata dall’intolleranza e da forme di chiusura xenofobe. Su un piano concreto, tuttavia, il Cooperativo è sempre stato un punto di ritrovo di forze, di gruppi, che s'incontravano qui a discutere. Era quindi un luogo in cui si formavano le idee. Oggi però le idee si formano in altri luoghi ed in altri modi (si pensi solo ad Internet). In questa società così cambiata, può un ristorante come il Cooperativo avere ancora un ruolo? Certamente dobbiamo riflettere su alcune cose in un contesto di accelerazione dei processi sociali e tecnologici molto pronunciata. Però, anche il ruolo di rallentatore di questi processi, cioè sedersi a tavola, chiacchierare con gli amici, ragionare senza dover giungere in un tempo preciso a una conclusione precisa, cioè la cultura della convivialità, continua a essere un valore da promuovere. Dopo di che, anche noi continuiamo a innovare le nostre attività come Società Cooperativa che ha una casa editrice, eccetera. Per il ristorante, abbiamo dei progetti di ristrutturazione edilizia e delle novità, che spiegheremo quando saranno maturi. In passato il Cooperativo è stato un punto di ritrovo importante anche per molti ticinesi a Zurigo. È un periodo ormai chiuso? No, è tutt’altro che chiuso. Anzi, la presenza di personalità del mondo della cultura e dell’informazione svizzeri di lingua italiana, come Vasco Pedrina, Renzo Ambrosetti, Dario Robbiani, Renzo Balmelli e Mario Barino alle nostre manifestazioni per il centenario e nei nostri organismi, sicuramente riflette una lunga e antica amicizia tra la sinistra italiana al nord delle Alpi e la sinistra ticinese. Certamente bisogna lavorare in questa direzione: il gemellaggio con il Canvetto Luganese di Mario Ferrari ed altre iniziative di questo genere possono senz’altro far rifiorire una collaborazione che ha vissuto momenti eroici e importanti, ma che può dare ancora molto in futuro. E per quanto riguarda la numerosa colonia di studenti ticinesi a Zurigo? Ma noi facciamo assolutamente un appello ad avvicinarsi al Cooperativo. Cercheremo anche di progettare delle iniziative che possano favorire una “fidelizzazione” di questi giovani studenti ticinesi al Cooperativo, che in fondo è uno dei loro ristoranti a Zurigo e può rappresentare per loro un punto di riferimento. Il programma di manifestazioni per ricordare i primi cent’anni del ristorante Cooperativo è stabilito a grandi linee, i dettagli verranno fissati di volta in volta. Il primo appuntamento s’è già tenuto il 18 gennaio, con una serata promossa dalla Fondazione Comensoli e dedicata al ciclo pittorico che Mario Comensoli inaugurò intorno al Sessantotto e sviluppò negli anni Settanta. Il 22 gennaio, alle ore 16.40, seguirà la prima di tre presentazioni di libri dedicati alla storia del socialismo ticinese, svizzero ed europeo. Il primo libro è Rosso Antico. Socialista, ma ‘na brava persona, di Dario Robbiani, che sarà presentato dall’autore e da Renzo Balmelli. Gli altri due appuntamenti saranno dedicati alle pubblicazioni di Guido Pedroli e di Felice Besostri. Un’altra serata sarà dedicata ad Ezio Canonica, sindacalista e presidente della Società Cooperativa, con la proiezione del film di Amman Braccia sì, uomini no del 1970. L’8 febbraio sarà ospite Renata Broggini, che sulla base di documenti d’archivio e testimonianze ricostruisce le vicende dei profughi ebrei in Svizzera. Venerdì 18 marzo: celebrazione ufficiale del giubileo. Seguiranno, il 19 marzo, altre manifestazioni. Dal mese di marzo, il Museum Bärengassse terrà una mostra storico etnografica intitolata Tutto bene? Italiener in Zürich e collegata al “Coopi”. Seguirà in primavera la terza mostra comensoliana con inaugurazione di una galleria di foto, cimeli e documenti sulla storia del Cooperativo e dell’opposizione al nazifascismo. In estate verrà pubblicato il secondo volume su Silone. Il 1° luglio il Cooperativo ricorderà Ettore Cella nel primo anniversario della morte. Il 1° d’agosto è prevista una celebrazione patriottica. Alla fine dello stesso mese sarà inaugurato il quarto ciclo di opere di Comensoli. Letture da Una famiglia italiana di Franca Magnani ed altre evocazioni della storia del Cooperativo concluderanno il programma che si protrarrà fino a dicembre. Tutte le informazioni puntuali si potranno trovare anche nel sito Internet www.cooperativo.ch

Pubblicato

Venerdì 21 Gennaio 2005

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