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Contro la povertà. intervista a Patrizia Pesenti

di

Françoise Gehring Amato
La Legge sugli assegni familiari (Laf) del canton Ticino ha cambiato pelle, perlomeno parzialmente. Poco prima di Natale, infatti, la consigliera di Stato Patrizia Pesenti ha presentato la prima revisione della legge a sostegno della famiglia e guardata, per i suoi aspetti innovativi, come modello dal resto della Svizzera. La legge, che comprende quattro tipi di assegni (assegno di base, assegno per giovani in formazione e per giovani invalidi, assegno integrativo e assegno di prima infanzia), è stata rivista sulla base di uno studio condotto dalla Supsi e sulla base di un approfondimento tecnico-giuridico curato dall’Istituto delle Assicurazioni sociali. Per comprendere il valore della Legge e le novità in esse contenute abbiamo rivolto alcune domande a Patrizia Pesenti, direttrice del Dipartimento delle Opere sociali. Commentando la revisione della legge alla stampa (lo scorso 19 dicembre) lei ha parlato di passaggio da una politica di tipo assistenziale ad una vera e propria politica familiare. Come si concretizza questo passaggio? La legge sugli assegni di famiglia si è rivelata uno strumento adeguato per contrastare e, soprattutto, prevenire situazioni di povertà per le famiglie. La risposta tramite gli assegni di complemento è particolarmente efficace perché i beneficiari possono chiedere aiuto prima di sprofondare nell’esclusione. Una situazione da cui sarebbe più difficile riemergere. La legge sugli assegni familiari ha raggiunto in pieno l’obiettivo di ricollocare la politica familiare al di fuori della politica assistenziale. La revisione proposta marca definitivamente il passaggio dalla politica di assistenza alle famiglie più povere ad una vera politica familiare, con l’obiettivo di riconoscere e assumere positivamente i cambiamenti in atto. La politica familiare, fatta di redditi di complemento ma anche di misure di appoggio volte a conciliare attività professionale e cura dei figli, vuole essere una risposta non solo alla estrema povertà, ma anche alla maggiore fragilità di molte famiglie confrontate alla crescente flessibilità e insicurezza del mondo del lavoro. Misure di appoggio Quali sono i punti più significativi e le novità della riforma sugli assegni familiari? La legge sugli assegni familiari si è rivelata una buona legge che va però modernizzata. Il modo di vivere in famiglia non è più lo stesso, le persone sono più sole con i loro figli, cresce il numero delle famiglie monoparentali. Una politica familiare che vuole essere mirata ed efficace, deve tener conto di questi cambiamenti così come dei cambiamenti nel mondo del lavoro e dei modi di lavorare. Con la riforma presentata in dicembre, abbiamo voluto modernizzare la legge in questi aspetti, rendendola più flessibile. Un esempio di novità concreta tra le varie introdotte: per l’assegno di prima infanzia non sarà più necessario che un genitore si occupi per almeno mezza giornata della cura del figlio sull’arco di una giornata lavorativa ed eserciti un’attività professionale con un grado di occupazione non superiore al 50 percento. La clausola del 50 percento si è rivelata troppo rigida: ci sono persone che lavorano in modo discontinuo, magari due giorni alla settimana e che non rientravano nei beneficiari. In altre parole occorre fare in modo che la legge non impedisca con delle rigidità di restare nel mondo del lavoro . A chi sono destinati questi aiuti e quante famiglie ne beneficiano attualmente in Ticino? Gli assegni di complemento sono destinati alle famiglie (mono e biparentali) più povere. A fine 2001 la spesa complessiva per i due assegni – l’integrativo che copre il fabbisogno scoperto del o dei figli, quello di prima infanzia che copre il fabbisogno scoperto dell’intero nucleo familiare con figli di età inferiore ai tre anni – si è attestata sui 25 milioni di franchi. Al 1.12.2001 1871 famiglie erano al beneficio dell’assegno integrativo per un importo medio di 710 franchi; a 312 famiglie veniva corrisposto l’assegno di prima infanzia per un ammontare medio di 1088 franchi. Quasi la metà dei beneficiari sono famiglie monoparentali. In che modo interviene la Legge sugli assegni familiari sulle famiglie in difficoltà? Come detto, la legge sugli assegni familiari consente di aiutare in modo mirato e selettivo le famiglie più povere senza attendere il verificarsi di una situazione di esclusione sociale e senza quindi che siano costrette a ricorrere all’assistenza pubblica. I parametri di reddito presi in considerazione sono quelli della Legge federale sulle prestazioni complementari. Quindi redditi davvero molto bassi che vanno sostenuti affinché possano crescere i loro figli con un minimo di dignità. Il ruolo sociale delle famiglie Il cosiddetto modello ticinese sta facendo scuola in Svizzera. Questo successo rappresenta per lei un punto di arrivo o piuttosto un nuovo punto di partenza per rafforzare la politica familiare? Il nostro modello costituisce una buona base di partenza affinché in tutta la Confederazione venga attuata una politica familiare degna del nome. Con questo intendo dire una politica familiare che riconosca il ruolo sociale delle famiglie attraverso la compensazione degli oneri per i figli. Negli ultimi tempi tutti i partiti danno maggiore importanza alla politica familiare e questa è una buona cosa. A livello nazionale i partiti borghesi, nell’ambito dell’esame del pacchetto fiscale presentato dal ministro delle finanze Kaspar Villiger, hanno puntato soprattutto sullo strumento degli sgravi fiscali. Questa soluzione avvantaggia però soprattutto i redditi elevati. Per venire in aiuto alle famiglie veramente in difficoltà, occorre invece estendere a tutta la Svizzera gli assegni integrativo e di prima infanzia. Quanto alla compensazione tramite la fiscalità sarebbe interessante, a livello federale, consentire di operare le deduzioni per figli direttamente dall’imposta da pagare e non dal reddito come è il caso attualmente. Per la prossima primavera è annunciata la revisione della Legge sulla maternità e l’infanzia. Può anticipare qualche novità? In realtà, la prima revisione della legge sugli assegni di famiglia integra già elementi della nuova Legge maternità e infanzia. Alludo in particolare alle cosiddette misure di appoggio volte a consentire alle famiglie di conciliare cura dei figli e attività lavorativa. Proprio per questo la revisione della legge sugli assegni familiari introduce il rimborso delle spese di collocamento dei figli in un asilo nido riconosciuto o autorizzato o presso una mamma diurna riconosciuta. Il Cantone, attraverso la revisione della Legge maternità e infanzia, intende sussidiare le strutture di presa a carico dei bambini. Questa soluzione mista intende consentire in particolare alle madri di mantenere un’attività professionale, diminuendo il rischio di eventuali situazioni di crisi (rotture di legami familiari, redditi insufficienti) e, quindi, rischi di esclusione. L’assicurazione maternità L’assicurazione maternità rappresenta senza dubbio un tassello fondamentale nella politica familiare. Lei vedrebbe di buon occhio un’assicurazione maternità cantonale oppure la soddisfa il modello approvato recentemente a Berna dal Parlamento? In effetti stavamo lavorando ad un progetto cantonale. Ma attualmente credo vi siano buone possibilità perché venga finalmente trovata una soluzione sul piano nazionale. Nella sessione invernale il Consiglio nazionale ha approvato un’iniziativa parlamentare del deputato Jean-Pierre Triponez che chiede l’introduzione di un congedo pagato di 14 settimane per tutte le donne salariate, un congedo finanziato dal Fondo indennità per perdita di guadagno. Questa iniziativa federale merita di essere appoggiata. Se non dovesse andare in porto, proporremo una soluzione cantonale.

Pubblicato

Venerdì 11 Gennaio 2002

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