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Contributi Avs, trasferimento virtuale

di

Dino Nardi
La vecchia convenzione italo-svizzera di sicurezza sociale prevedeva, tra l’altro, per gli ex emigrati italiani la possibilità, sia pure a certe condizioni, di poter trasferire la loro contribuzione Avs all’ente previdenziale italiano (Inps). Attraverso questa operazione gli emigrati italiani avevano, quindi, la possibilità di maturare il diritto alla pensione di anzianità italiana (35 anni lavorativi) con anni di anticipo rispetto a quella svizzera, utilizzando la contribuzione Avs come se avessero sempre lavorato in Italia e versato i contributi previdenziali all’Inps. Poi sono arrivati gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione Europea e tra le varie conseguenze, che si sono avute con la loro entrata in vigore (1.6.2002), vi è stata anche quella della sostituzione, con i Regolamenti comunitari di sicurezza sociale, delle precedenti convenzioni che, nel passato, la Svizzera aveva contratto sulla stessa materia con i singoli Stati dell’Unione Europea. Ciò ha comportato per gli emigrati italiani, tra l’altro, il blocco dei trasferimenti contributivi Avs all’Inps. Un danno sociale notevole per la comunità italiana poiché, proprio grazie alla pensione di anzianità italiana, ottenuta con il trasferimento dei contributi svizzeri, nell’ultimo decennio, migliaia di lavoratori emigrati di prima generazione, espulsi dal mercato del lavoro elvetico in conseguenza della crisi economica, hanno trovato la soluzione ai loro problemi esistenziali. Ma non solo, anche tantissimi altri lavoratori emigrati anziani avevano programmato il loro futuro a breve termine pensando di pensionarsi avvalendosi della stessa norma. Un vero dramma per quest’ultimi. Tanto che la comunità italiana in Svizzera, sia attraverso i suoi rappresentanti (associazioni, patronati, sindacati, Comites e Cgie) che con una petizione popolare sostenuta da oltre 13'000 firme, ha subito cercato di mitigare le conseguenze negative di questo blocco dei trasferimenti contributivi Avs all’Inps chiedendo al governo italiano una proroga di cinque anni per la sua entrata in vigore. Purtroppo invano! È stata ottenuta, invece, una soluzione di compromesso con la norma, definita dal sottoscritto, del trasferimento “virtuale” della contribuzione elvetica. Senza entrare nel merito tecnico della norma va comunque ricordato che l’onere del pagamento della pensione, così ottenuta, va a totale carico dell’Inps sino al raggiungimento del successivo diritto al pensionamento di vecchiaia svizzero poiché i contributi Avs restano nelle casse dell’ente previdenziale elvetico. L’Avs, a sua volta, al momento opportuno, dovrà poi versare la sua prestazione pensionistica di vecchiaia che sostituirà quella italiana ottenuta con il trasferimento virtuale. Inoltre è importante anche ricordare che l’importo di questa pensione di anzianità versata dall’Inps, in alcuni casi, può corrispondere al trattamento minimo ( 402 euro mensili), mentre, in altri casi, può ammontare ad importi molto più elevati risultando perciò vantaggiosissimo per coloro che possono ottenerlo. Tuttavia sembra che non siano molti i lavoratori italiani in Svizzera che, finora, si siano avvalsi di questa norma per pensionarsi. È bene, pertanto, che tutti gli emigrati e frontalieri italiani, che pensano di avere i requisiti di età e contribuzione per il diritto alla pensione di anzianità italiana, si affrettino ad informarsi ad uno dei patronati italiani presenti in Svizzera perché solo fino al prossimo 31 dicembre 2003 è possibile avvalersi della norma sul trasferimento virtuale dei contributi Avs all’Inps.

Pubblicato

Venerdì 11 Aprile 2003

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