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"Contratto" per modo di dire

di

Stefano Guerra
Pause saltate, ore di riposo rosicchiate o fagocitate da tempi di guida oltre la norma, camion sovraccarichi. Gli ultimi controlli della Polizia stradale ticinese hanno ancora una volta confermato l’evidenza: nel settore dei trasporti stradali le condizioni di lavoro sono pessime, le infrazioni alle norme legali vigenti moneta corrente. Per l’Associazione svizzera dei trasportatori stradali (Astag) e per i Routiers Suisses (Rs) la situazione però non è grave al punto da giustificare l’introduzione di un contratto collettivo di lavoro (Ccl) che regoli salari e orari a livello nazionale, come rivendicato ancora negli scorsi giorni dal sindacato Unia. Astag e Rs paiono ormai decisi ad andare avanti per conto loro, escludendo il sindacato e mirando alla conclusione di una sorta di contratto-tipo che lascerebbe inevase le questioni di fondo. Ancora in fase embrionale, il contratto al quale stanno lavorando da mesi l’Astag e i Rs dovrebbe essere concluso «entro giugno o luglio», spiega da noi interpellato Davis Piras, segretario generale dei Routiers, che non è un sindacato bensì un’associazione professionale assai eterogenea con circa 15 mila membri fra autisti di furgoncini e di Tir, taxisti e conducenti di bus. Il contratto non prevede alcuna riduzione dell’orario di lavoro settimanale, attualmente di 46 ore. Non si parla neppure di minimi salariali. L’incombenza verrebbe lasciata alle singole sezioni dell’Astag e dei Rs, che se ne dovrebbero occupare in un secondo tempo, una volta concluso il contratto nazionale nel quale i Rs vorrebbero tra l’altro inserire l’obbligo per i datori di lavoro di presentare i conteggi ore, pratica poco diffusa nel settore. Il contratto, a detta di David Piras, coprirebbe «almeno i 15 mila soci dei Routiers». Ne resterebbe fuori «almeno il 25-30 per cento delle persone impiegate nel settore dei trasporti»1, anche se la speranza è che questa sorta di contratto-tipo funga poi «da riferimento anche a tutela di chi non è affiliato ai Rs, in particolare da parte dei grossi clienti [grosse imprese, come la Coop, tendono a trasferire i loro autisti verso ditte di trasporto assoggettate a Ccl peggiori, ndr]», spiega Piras. Il sindacato Unia intanto è tornato alla carica. Sabato a Berna i delegati del settore dei trasporti e della logistica hanno elaborato un progetto di Ccl nazionale che prevede tra l’altro dei minimi salariali compresi tra 4’500 e 4’800 franchi, una tredicesima mensilità e una settimana lavorativa di 43 ore. Il sindacato – che alla sua nascita ha assorbito i 2’500-3’000 affiliati alla Fcta attivi nel settore – ha sollecitato l’Astag ad intavolare un negoziato. L’associazione degli autotrasportatori, dal canto suo, reputa Unia non sufficientemente rappresentativo e troppo aggressivo. Per questa ragione nel corso del 2004 alcune sezioni – in particolare nella Svizzera orientale e nel canton Berna – avevano disdetto dei contratti collettivi conclusi negli ultimi anni con la Fcta. L’Astag inoltre ritiene superfluo un Ccl. A suo dire il settore dei trasporti sarebbe già sufficientemente regolato attraverso le disposizioni della legge sul lavoro e delle relative ordinanze. L’intransigenza dell’Astag si è sommata a una crescente diffidenza dei Rs nei confronti del sindacato. Negli ultimi anni i sindacati Sei e Fcta e i Rs avevano approfondito assieme le condizioni di lavoro nel settore, sondando anche le possibilità di elaborare un Ccl nazionale. La bocciatura nel febbraio 2004 del controprogetto all’iniziativa “Avanti” – sostenuto dai Rs, avversato dal Sei poi confluito in Unia – ha riportato alla luce profonde divergenze. «Non è stato facile dire ai nostri soci che dovevamo concludere un Ccl con un sindacato contrario ad “Avanti”. Loro continuano a pensare che Unia sia contro i camion. Capitolo chiuso con il sindacato? No, magari se ne riparlerà fra qualche anno», dice David Piras. Dal febbraio 2004 i Rs hanno intensificato i contatti con l’Astag. Adesso il loro obiettivo è di concludere con l’associazione degli autotrasportatori un contratto «adeguato alla realtà del settore», spiega Piras. Per il co-presidente di Unia Vasco Pedrina la piega che hanno preso le cose è invece piuttosto il frutto di «un’operazione dell’Astag per tagliarci fuori». L’associazione «ha esercitato una forte pressione sulla direzione dei Routiers Suisses affinché non si avvicinasse troppo a noi», afferma da noi interpellato Vasco Pedrina. Il co-presidente di Unia ritiene che quello prospettato dall’Astag e dai Rs «non è un vero contratto perché non regola né i salari né gli orari»: «si tratta – dice – di un modo per continuare a non affrontare i problemi, tanto più che un tale “contratto” non potrà mai essere dichiarato di forza obbligatoria». Del resto lo stesso segretario generale dei Rs è tutt’altro che entusiasta. Alla domanda se un contratto del genere può essere considerato un argine al dumping sociale e salariale Piras risponde sorridendo: «arriviamo tardi, e poi il problema centrale è quello dei controlli, praticamente inesistenti. Qui un lituano può stare alla guida di un camion per sei mesi senza essere controllato. E intanto avrà fatto crollare i prezzi». Recenti controlli effettuati dalle polizie cantonali hanno ancora una volta fatto emergere la virtuale anarchia che caratterizza il settore dei trasporti. Il 24 febbraio le polizie della Svizzera orientale e del Liechtenstein hanno beccato un camionista su quattro non in regola o colpevole di un’infrazione. Su 718 ispezioni, 72 conducenti non avevano rispettato le direttive sul tempo di riposo obbligatorio, 47 veicoli erano sovraccarichi e 14 erano in condizioni inaccettabili. In Ticino la scorsa settimana la Polizia stradale ha multato un conducente su tre per motivi analoghi. Per David Piras «la pressione dall’estero è troppo forte. In Italia al volante dei camion vengono messi autisti africani pronti ad accettare qualsiasi salario pur di lavorare. Così molti autotrasportatori svizzeri che facevano rotte internazionali hanno dovuto smettere: non ce la facevano più con i costi». Poco più di un anno fa ad area Piras aveva detto che nel settore c’è un 30 per cento di datori di lavoro onesti, un altro 30 per cento di disonesti e un 40 per cento che vorrebbe essere onesto ma non riesce ad esserlo poiché costretto a sopravvivere in un mercato molto competitivo. Le cose sono cambiate? «(ride) È ancora così, ma c’è sempre speranza, anche perché l’Astag sta richiamando all’ordine chi trasgredisce le regole». E avete constatato un miglioramento? «Non ancora», risponde David Piras. ******* 1 Stando ai dati presentati nel marzo del 2004 dal sindacato Unia, il settore dei trasporti in Svizzera conta all’incirca 8mila imprese, per lo più di piccole e medie dimensioni. Il settore dei trasporti pesanti impiega 64mila persone (40 per cento circa sono padroncini, ovvero autisti formalmente proprietari del veicolo); quello dei piccoli carichi 92 mila; 92’500 persone guidano furgoncini o veicoli leggeri; 14 mila circa sono impiegati nella logistica.

Pubblicato

Venerdì 11 Marzo 2005

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