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Confezioni regalo per ricchi

di

Generoso Chiaradonna
La campagna per le elezioni cantonali ticinesi del prossimo 6 aprile entra finalmente nel vivo. La direttrice del Dipartimento finanze ed economia, scende in campo, come si suole oramai dire, sparando bordate a destra ma soprattutto a sinistra contro le legittime critiche, espresse dai vertici del Partito socialista, nei confronti della politica economica attuata dalla stessa signora Masoni. Politica economica, lo ricordiamo, basata principalmente sui cosiddetti tagli fiscali. Siamo ormai all’attuazione della quarta misura di sgravi fiscali che, per ironia della sorte, prende il nome di “pacchetto”. Che strano, proprio come le confezioni regalo. E in quest’ultimo caso, come in quelli precedenti sia chiaro, si tratta di regali fatti a chi ha la fortuna di avere alti redditi a scapito della collettività tutta e della forza dello Stato. Non si può dire allegramente che i 3 mila franchi d’imposta che una famiglia tipo risparmia compensino gli aumenti dei premi delle casse malati. Mentre i primi dipendono dal reddito imponibile (non uguale per tutti i contribuenti), i secondi non dipendono dal reddito. Essi, a parità di condizioni assicurative, sono uguali e obbligatori per tutti. Per i milionari e per la famiglia tipo. È vero, signora Masoni, che il tasso di disoccupazione è diminuito; ma non è assolutamente vero che i nuovi posti di lavoro creati siano ad alto valore aggiunto e allo stesso tempo duraturi. Le nuove imprese, soprattutto estere, attirate dalle sirene degli incentivi fiscali e contributivi, alle prime avvisaglie di crisi economica prendono armi e bagagli – costituiti anche dai regali fiscali – e abbandonano queste dolci lande per lidi più accoglienti. Non si riesce, quindi, a creare quei famosi distretti industriali che oltre a reddito e ricadute fiscali portano anche professionalità e tecnologia. In questo modo si attirano solo corsari, non imprenditori seri. Il risultato di tutto ciò è solo maggiore lavoro precario, a tempo determinato e interinale, che si può riassumere in maggiore disagio sociale e redditi in diminuzione. Questo è dimostrato anche dall’Ufficio federale di statistica che indica per il cantone Ticino un reddito pro capite (dal 1998 al 2000) in diminuzione sia in termini relativi, sia assoluti (da 38’840 a 37’795 franchi). A meno che anche i ricercatori dell’Ustat siano pure loro socialisti disfattisti…

Pubblicato

Venerdì 7 Febbraio 2003

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