Colletti bianchi

Sedici mesi con la condizionale per aver riciclato 60 milioni di franchi tra Ginevra e Lugano. La pena inflitta ieri dal Tribunale penale federale (Tpf) a B.F., un operatore finanziario svizzero-brasiliano, nell'ambito del primo processo in Svizzera per l'affare di corruzione Petrobras, è tutto sommato lieve. Lo ha ammesso anche la giudice unica Nathalie Zufferey che da un lato ha sottolineato il fatto che si è di fronte alla “grossa criminalità economica”, ma dall'altro ha rilevato la totale collaborazione dell'imputato. Una collaborazione che non si è limitata all'ammissione dei fatti: l'uomo, difeso dal consigliere nazionale Plr Christian Lüscher, ha portato nuovi elementi sul tavolo degli inquirenti e ha testimoniato anche nell'ambito di altre inchieste penali.

 

B.F., si è detto ieri in aula, "ha fornito spiegazioni circostanziate sulle implicazioni di terzi, tra cui degli intermediari finanziari svizzeri". Gli elementi emersi dalle indagini hanno infatti messo in luce il sofisticato meccanismo finanziario che ha permesso a milioni di dollari sporchi di atterrare nelle banche svizzere. Le conoscenze del condannato potrebbero ora rilevarsi decisive nell'ambito di altre procedure penali. Su tutte quella che riguarda la banca Pkb di Lugano.

 

B.F., anche detto Volley nelle comunicazioni criptate con le banche, era l’anello di collegamento tra due mondi. Quello dell’emergente economia brasiliana e degli appalti truccati. E quello della piazza bancaria elvetica e degli occhi bendati. La voce tremolante dal marcato accento brasiliano, gli occhi arrossati, il cinquantaduenne ha ammesso di essere stato una sorta di collante tra i corruttori (la multinazionale brasiliana Odebrecht e la controllata Braskem), i corrotti (i dirigenti di Petrobras) e le banche elvetiche. Sono ventuno i conti che l'uomo ha fatto aprire in Svizzera a Paulo Roberto Costa e Pedro Barusco,  alti dirigenti della Petrobras. Conti su cui sono atterrate mazzette milionarie: in totale le bustarelle dirette giunte in Svizzera con la complicità di B.F. ammontano a 35 milioni di dollari. Denaro in parte arrivato o transitato da Lugano dove i due dirigenti disponevano di alcune relazioni presso la banca Cramer e la Pkb.

 

Proprio in questo istituto, Volley aveva fatto aprire il conto a nome della società offshore Sygnus Asset, controllata da Paulo Roberto Costa. Un conto destinato a ricevere milioni di mazzette, girate da alcuni intermediari o da società offshore legate alla Odebrecht. Tangenti in parte trasferite su altri conti svizzeri controllati dal funzionario pubblico brasiliano e creati da Volley “per non avere tutte le uova nello stesso paniere”.

 

Oltre ad essere una delle banche dei corrotti, Pkb era anche la principale banca svizzera dei corruttori, ossia la Odebrecht che in via Balestra aveva fatto aprire dei conti ad una decina di società offshore. Nel 2011, da uno di essi sono partiti trasferimenti per 5,3 milioni di dollari verso un conto di Costa alla Julius Baer di Ginevra. Poco prima, era stato il conto di Costa alla Pkb ad avere ricevuto 3 milioni di dollari di mazzette versate da  Antigua da un'altra offshore della multinazionale brasiliana. La banca luganese, insomma, era sia il luogo d'approdo che quello di smistamento di quelli che la procuratrice federale Cynthia Beauverd ha definito "pagamenti corruttivi".

 

Durante dibattimento, che area ha seguito tra i pochi intimi interessati ad una vicenda dall'ampio rilievo internazionale, è emerso che B.F. è stato sentito proprio nell'ambito della procedura penale che riguarda un ex banchiere della Pkb, licenziato e in seguito denunciato dalla stessa banca. L'uomo, avrebbe in effetti intascato delle commissioni personali da parte della Odebrecht su un proprio conto alle Bahamas. Ma è probabile che qualcuno, sopra di lui, abbia chiuso gli occhi o perlomeno sia venuto a meno dei controlli più basilari. L'istituto controllato dalla famiglia italo-svizzera dei Trabaldo Togna è particolarmente esposto in questa grossa vicenda di corruzione e riciclaggio: già punzecchiata dall'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) nel 2018, Pkb è attualmente oggetto di una procedura penale da parte del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc). Al vaglio degli inquirenti federali vi sono le lacune organizzative che avrebbero permesso il riciclaggio di denaro.

 

Ma per poter giungere ad una condanna nei confronti di una banca la giurisprudenza vuole che prima occorra condannare per riciclaggio una persona fisica che abbia agito in suo seno. Per questo, la testimonianza di B.F. nell'ambito dell'inchiesta condotta nei confronti dell'ex banchiere di Pkb potrebbe rivelarsi decisiva anche per l'indagine aperta nei confronti dello stesso istituto bancario. La condanna di ieri, come ribadito dalla giudice, non è quindi il punto finale, “bensì un momento essenziale per il seguito di altre procedure”. Affaire à suivre, quindi.

 

Pubblicato il 

27.02.20..
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