Un settore che gli americani non possono “outsourcing” all’estero è quello della vendita. Molti suoi lavoratori ricevono salari di tutto rispetto, ma le cose stanno rapidamente cambiando. Le paghe e le prestazioni sociali sono al ribasso. La chiamano “wal-martizzazione”, dal nome del gigante della vendita al dettaglio, Wal-Mart, famoso per i prezzi stracciati dei suoi prodotti e per le paghe basse di molti suoi dipendenti, soprattutto donne. Per sconfiggere questa tendenza i sindacati hanno riscoperto l’arma dello sciopero, ma anche quella della fusione, come lo dimostrano due recenti esempi. Lo sciopero che si è concluso in questi giorni nel sud della California ha ormai un connotato storico. È lo sciopero più lungo mai vissuto dal settore della vendita negli Stati Uniti. Era cominciato l’11 di ottobre dell’anno scorso, quando i dipendenti della Vons, una catena di supermercati di proprietà della Safeway, un gigante del settore alimentare, hanno cominciato ad incrociare le braccia. Il giorno dopo, in segno di solidarietà con la Vons, i responsabili della Ralphs (Kroger) e dell’Albertsons hanno mandato a casa i loro dipendenti. L’azione, che ha interessato 59 mila lavoratori di 859 supermercati californiani, si è conclusa alla fine di febbraio, quando oltre l’80 per cento dei lavoratori hanno approvato l’accordo di compromesso raggiunto tra le parti. Di fatto crea due categorie di lavoratori: per quelli assunti da tempo le condizioni di lavoro cambieranno solo di poco, ma per i nuovi assunti ci saranno salari più bassi e una parte dei costi per le casse malati saranno a loro carico. Questo sciopero all’inizio solo locale, si è rivelato un’azione con implicazioni nazionali. I sindacati hanno capito che ormai non hanno più a che fare con imprenditori locali. Negli ultimi anni il settore della vendita ha subito radicali trasformazioni. Ci sono state importanti fusioni. Questo ha rafforzato la posizione dei datori di lavoro al tavolo delle trattative e ha aumentato la loro capacità di sopportare azioni che durano settimane o mesi. Si calcola che durante i 4 mesi e mezzo di sciopero le tre catene di vendita di prodotti alimentari hanno perso circa 1,5-2 miliardi di dollari di giro d’affari. Sono comunque società che hanno un giro d’affari annuo di circa 120 miliardi di dollari e oltre 6 mila 500 punti vendita. I lavoratori hanno picchettato per mesi davanti alle entrate dei negozi californiani e hanno ottenuto una forte solidarietà da parte dei clienti, che hanno preferito fare i loro acquisti quotidiani in altri supermercati, anche se dovevano spendere qualcosa in più. Molti lo hanno fatto convinti che la causa degli scioperanti, che era prima di tutto quella di difendere le prestazioni malattia, era non solo giusta, ma importante per tutti. Con il loro sciopero i lavoratori hanno suonato un campanello d’allarme: hanno fatto capire che se perdono lo stesso potrebbe poi succedere presto in altri settori. Il tema delle prestazioni sanitarie è sempre più caldo. Si calcola che l’anno scorso circa 2 milioni di persone abbiano perso oltre al lavoro anche l’assicurazione malattia, che negli Stati Uniti è spesso a carico del datore di lavoro. Sono circa 6 mila al giorno. Ormai negli Stati Uniti oltre 40 milioni le persone sono senza cassa malati e la tendenza è al rialzo. Il continuo aumento dei costi delle prestazioni sta mettendo in difficoltà un numero sempre maggiore di imprese, che cercano di trasferire sui lavoratori parte dei costi, riducendo così il loro potere d’acquisto. «Dobbiamo avere una riforma del sistema sanitario» ha affermato al termine dello sciopero Doug Dority, presidente dell’Ufcw, il sindacato dei lavoratori del commercio che conta 1,4 milioni di associati e che ha condotto lo sciopero in California. «Nessuna impresa, nessun sindacato, nessuna industria o gruppo di lavoratori può risolvere questo problema da solo». Per questo, ha aggiunto, «in questo anno elettorale dobbiamo porre in agenda il problema della protezione sanitaria» e chiedere una soluzione che aiuti tutti i lavoratori. I sindacati hanno capito che per avere successo uno sciopero locale richiede sempre più una mobilitazione che va ben al di là delle frontiere di una singola regione. Solo con la solidarietà si possono affrontare colossi che operano sempre più a livello nazionale e che a loro volta devono fare i conti con la concorrenza della Wal-Mart, la più grande catena di vendita al dettaglio del paese, nota per praticare prezzi bassi. La Wal-Mart tira quanto può sui costi, compresi quelli salariali. Adesso i concorrenti cercano di fare la stessa cosa per tenerle testa. L’eco delle azioni sindacali deve arrivare ovunque e soprattutto a Washington dove c’è il parlamento. E uno sciopero come quello condotto in California può avere ripercussioni anche negli accordi che saranno rinnovati nei prossimi mesi dalle stesse società con i dipendenti in altre regioni del paese. I sindacati sono adesso più consapevoli che mai di dover ripensare le strategie e soprattutto di dover agire in modo più coordinato, perché azioni come quella appena conclusasi in California sono molto care per i lavoratori, ma anche per le casse dei sindacati. Non è un caso se proprio mentre in California si votava il nuovo accordo, dall’altra parte del paese due sindacati annunciavano la decisione di arrivare ad una fusione. L’operazione interessa i sindacati Unite e Here: sono due organizzazioni combattive note per le loro azioni di protesta e per essere riuscite a conquistare affiliati anche quando gli altri sindacati perdevano membri. Ambedue hanno come affiliati soprattutto lavoratori stranieri. Here (260 mila iscritti) ha un passato di successo con i lavoratori del settore alberghiero. A Las Vegas è riuscita in passato a condurre vittoriosamente uno sciopero che è durato oltre 6 anni. È forte soprattutto negli stati dell’ovest e recentemente ha preso attivamente parte alla marcia della libertà organizzata dai lavoratori stranieri che vivono illegalmente negli Stati Uniti. Unite (180 mila membri) opera nel settore tessile, che deve fare i conti con la forte concorrenza internazionale. Recentemente ha fatto parlare per l’azione che sta conducendo nelle lavanderie Cintas dove i lavoratori vorrebbero conquistare un contratto di lavoro. Questo sindacato opera soprattutto negli stati del sud del Paese, dove Here è praticamente assente, ma dove vi sono molte potenzialità. Il sindacato vorrebbe conquistare i lavoratori delle case da gioco di Mississippi e i dipendenti degli alberghi di Atlanta, in Georgia, o di Orlando In Florida. I sindacati sono consapevoli che quello che è successo in Californiana può ripetersi ovunque e in qualsiasi altro settore. Unite e Here hanno capito che non c’è più tempo da perdere e che si può restare forti e vincere solo se si uniscono le forze.

Pubblicato il 

12.03.04

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato