..
< Ritorna

Stampa

Lavoro & Salute

Con o senza lockdown, il caso svedese insegna

Dai paesi scandinavi emerge che il blocco delle attività produttive non sia determinante per l'economia nazionale, mentre lo è a livello sanitario.

di

Francesco Bonsaver

Lockdown si o no? in Svizzera la questione è all’ordine del giorno, vista la recrudescenza del numero dei contagi. La scorsa settimana, una settantina di professori universitari di economia ha invitato il Consiglio federale ad attuare un secondo lockdown. L’Unione svizzera Arti e Mestieri (Usam), l’associazione delle piccole e medie impresa, per bocca del suo presidente Fabio Regazzi ha risposto che un secondo lockdown sarebbe dannoso per l’economia e i posti di lavoro. Anche in Ticino la questione è aperta, sollevata dal sindacato Unia la scorsa settimana.

 

Per tentare di rispondere al quesito dal punto di vista economico, potrebbe esser utile guardare al caso svedese. Durante la prima ondata, la Svezia aveva attirato l’attenzione del mondo per aver scelto di adottare misure molto soft rispetto ad altri paesi, in particolare ai suoi vicini Danimarca, Finlandia e Norvegia. Le autorità svedesi si erano rifiutate d’imporre misure stringenti all’economia, puntando molto sulla responsabilità individuale dei cittadini.

 

Il risultato? A fine primavera, la Svezia contava 457 morti ogni milione di cittadini, un dato molto più alto rispetto a Norvegia, Finlandia e Danimarca, dove la media è stata di appena 44, 58 e 101. Una statistica che ha obbligato a giugno l'epidemiologo svedese e consulente del governo Anders Tegnell ad ammettere che la strategia non si era rivelata particolarmente vincente dal punto di vista sanitario.

 

Economicamente invece come è andata? La scelta svedese di non chiudere, ha pagato? No. Se paragonata ai paesi confinanti, dalla prima ondata di pandemia l’economia svedese ne è uscita peggio. Stando ai dati Eurostat, la Svezia ha subito ad aprile, maggio e giugno un crollo dell'8,3%, il suo peggior dato trimestrale dal 1980. Nello stesso periodo, la Finlandia ha registrato -4.4%, Danimarca -6,8% e la Norvegia -5.1%.

 

Anche sul fronte della produzione industriale, nello stesso periodo, la Svezia ha avuto risultati peggiori dei paesi confinanti. L’industria svedese ha infatti perso quasi 10 punti percentuali a giugno rispetto a gennaio, peggio di Danimarca e Finlandia mentre la Norvegia aveva già recuperato, stando ai dati Eurostat. Pure a livello dei consumi, la Svezia è risultata la peggiore.

 

Sulle ragioni del crollo economico svedese pur in assenza di misure stringenti sulle attività economiche e produttive, alcuni esperti hanno sottolineato la forte incidenza dell’export nell’economia nazionale, il cui 46% del Pil è destinato all’esportazione. In termini di paragone, l’export elvetico incide in misura maggiore di quella svedese, essendo attorno al 50%.

 

Dunque, lockdown sì o no? Per rispondere al quesito posto a inizio articolo, il caso svedese dimostra che l’aver scelto di non introdurre il lockdown, non ha salvato l’economia nazionale. Anzi, ne è uscita peggio dei paesi confinanti che lo avevano adottato integralmente o parzialmente. Mentre la Svezia ha avuto dei risultati disastrosi a livello di decessi.

Pubblicato

Lunedì 16 Novembre 2020

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

..

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 3 Dicembre 2020
..
..
..