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Con l'Imu gli emigrati devono salvare l'Italia

di

Dino Nardi
Si, proprio così, con l'Imposta Municipale Unica (Imu) introdotta in Italia dal nuovo governo di Mario Monti con il Decreto Salva Italia, anche gli emigrati italiani proprietari di un bene immobile in Italia da quest'anno sono stati chiamati a contribuire al salvataggio del Belpaese.
E sarà un vero e proprio salasso poiché l'Imu ha ereditato la discriminazione della vecchia Ici nei confronti degli iscritti all'Aire per i quali la loro abitazione in Italia (pur sfitta e tenuta a loro disposizione) era già stata considerata la seconda casa e non la prima con tutti i benefici connessi che ne sarebbero derivati. Così che gli emigrati, come seconda casa, dovranno pagare un'imposta che potrà ammontare al 7,6 per mille, mentre per la prima casa la percentuale sarebbe stata del 4 per mille con la detrazione dell'importo fisso di 200 euro e di 50 euro per ogni figlio convivente con età non superiore a 26 anni, fino ad un massimo di quattro figli.
Ma il salasso sarà ancor più doloroso perché la stessa norma che ha introdotto l'Imu prevede che la rendita catastale sia rivalutata, come già per l'Ici,  non solo del 5 per cento bensì anche di un ulteriore 60 per cento del moltiplicatore per il calcolo del valore catastale che da 100 passerà pertanto a 160. Da tenere, poi, in considerazione che l'Imu per la prima casa si dovrà pagare in due o tre rate (la prima entro il 18 giugno, la seconda entro il 17 settembre, il saldo entro il 17 dicembre), mentre per la seconda casa solo in due rate (giugno e saldo in dicembre). Per ogni ulteriore delucidazione e per l'eventuale pagamento dell'Imposta si consiglia i residenti nella Confederazione di rivolgersi alle sedi del patronato Ital-Uil (www.ital-uil.it) che offriranno questo servizio tramite il Centro di Assistenza Fiscale della Uil (Caf-Uil).
Ma, poiché in redazione sono pervenute delle sollecitazioni da parte di lettori di area interessati a saperne di più su questa Imu, vediamo con un esempio concreto cosa accadrà con la proprietà di una casa in Italia la cui rendita catastale sia di 1'000 euro: con il 5 per cento il suo valore ammonterà a 1'050 euro che, con il nuovo moltiplicatore di 160, comporterà un aggiornamento del valore catastale che ammonterà ad euro 168'000 (1'050 x 160). Da ciò ne deriva che se il bene posseduto fosse considerato "prima casa" l'importo lordo dell'Imu, con l'aliquota del 4 per mille, sarebbe di euro 672 (168'000 x 4/1000) che, dopo la detrazione fissa di 200 euro e quella di altri 100 euro (ipotizzando una famiglia con due figli), si ridurrebbe ad un importo netto da pagare di 372 euro. Trattandosi, invece, di una "seconda casa", non potendo usufruire di alcuna detrazione e con una aliquota del 7,6 per mille, su quello stesso bene si dovrà pagare una imposta di 1'276,80 euro (168'000 x 7,6/1000), cioè ben 904,80 euro in più!
Tuttavia la legge sull'Imu ha demandato ai singoli comuni italiani la possibilità di considerare, o meno, come prima casa anche l'abitazione degli iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (Aire), analogamente a quanto è stato previsto per le persone che hanno lasciato la loro abitazione per essere ricoverati in una struttura per anziani. Lasciando, peraltro, agli stessi comuni l'onere di sostenere a loro unico carico l'eventuale ridotto introito dell'Imu per queste abitazioni degli emigrati e degli anziani. È facile immaginare quanti mai potranno essere i comuni italiani che applicheranno questa norma con le casse vuote che ormai si ritrovano ed in particolare tutti quei comuni che hanno nel loro territorio moltissime case di famiglie emigrate! È bene, pertanto, che gli interessati si preparino a dover versare una Imu molto alta che, aggiunta alle altre spese fisse che si debbono pagare quando si possiede una casa o un appartamento in Italia potrà scoraggiare molti emigrati dal continuare a mantenere una tale proprietà utilizzata per brevi periodi nell'anno. Il risultato sarà che, loro malgrado, in tanti si vedranno costretti a vendere la proprietà posseduta in Italia, dopo di che si sfilaccerà il loro legame, ed anche quello dei figli,  con la terra di origine impoverendo ulteriormente molti comuni italiani che, spesso, vivono proprio della ricchezza che vi portano ogni anno il loro emigrati.

Pubblicato

Venerdì 4 Maggio 2012

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