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Con gli operai ribelli dell’Asinara

di

Loris Campetti
All'Asinara, liberata da un carcere duro attivo per oltre un secolo, vivono specie animali protette come il muflone e la tartaruga, o addirittura scomparse e che qui resistono miracolosamente, come l'asinello bianco con gli occhi azzurri che dà il nome all'isola. Da 110 giorni è sbarcata su questo scoglio, separato dalla Sardegna da poche miglia di mare turchese, una specie animale ancor più speciale che però, a differenza degli asinelli, non ha alcuna protezione. Si tratta dei cassintegrati dell'Eni che lavoravano e vogliono tornare a lavorare alla Vinyls di Porto Torres, lo stabilimento chimico situato proprio di fronte all'isola che l'azienda, di cui lo stato italiano detiene il 30 per cento, ha deciso di chiudere. La chimica non le interessa più, meglio buttarsi sull'energia, meglio trasferirsi a est e sud del mondo per fare affari. Con il risultato che l'Italia dovrà importare dall'estero non più soltanto i due terzi del Pvc utilizzato per la produzione della plastica ma l'intero fabbisogno nazionale.
Gli operai, trasformati in cassintegrati, non ci stanno. Dopo aver sperimentato le forme tradizionali di lotta hanno deciso di giocarsi un'ultima carta e hanno occupato l'isola. Da 110 giorni vivono nelle celle del carcere che hanno ospitato famigerati banditi sardi, mafiosi come Totò Riina, brigatisti come Curcio e Franceschini. Hanno ribattezzato l'Asinara "Isola dei cassintegrati", contrapposta all'Isola dei famosi di Simona Ventura che ospita scrittori come Busi e politici come Mastella alla ricerca di celebrità. I cassintegrati non cercano la fama ma il lavoro, il loro lavoro, ma sono diventati famosi anch'essi, hanno bucato il video complice Michele Santoro e riempito pagine di giornali. Non mettono a rischio la loro vita, al massimo bronchiti e raffreddori ché qui quando soffia il maestrale è meglio chiudersi in gabbia, come i altri operai che salgono sui tetti, fanno lo sciopero della fame, minacciano il suicidio. Soffrono di solitudine, però. Solitudine politica ("Dov'è l'opposizione? In quale cespuglio si è nascosta?", si chiede Pietro Marongiu, capo della lotta chiamato scherzosamente "il tiranno dell'isola" dai suoi compagni. E solitudine sindacale. Prima la Cgil e poi la Uil hanno dovuto subire questa forma di lotta, la Cisl non si sa ancora dove sia, e gli unici leoni a combattere sono i cassintegrati. Ostinati come solo gli operai sardi sanno esserlo. La loro solitudine è rotta dalla rete – 100 mila amici su facebook – e dalle visite periodiche di mogli, fidanzate e figli. Sono ostinati quanto disciplinati, scrupolosi nel rispetto delle regole imposte dal Parco dell'Asinara a tutela di un patrimonio naturalistico unico nel mondo. Se chiedi loro perché si siano autoreclusi in una cella, e perché non scelgano di riprendersi la libertà, rispondono all'unisono: «Solo il lavoro dà la libertà». E ripetono, ossessivamente, la stessa domanda: «Cgil dove sei? Opposizione, in quale cespuglio ti sei nascosta?». Non sarà facile per nessuno liberarsi di questi operai ribelli.

Pubblicato

Venerdì 11 Giugno 2010

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