Dopo il nostro articolo della settimana scorsa sui problemi che attanagliano la Divisione delle contribuzioni, gli email interni – cioè quelli dall’alto verso il basso – sono partiti a raffica. La direzione vieta categoricamente ai propri dipendenti di parlare con la stampa. Sia che si tratti di svelare segreti fiscali che di meno nascosti, ma altrettanto importanti, problemi organizzativi. Alcuni impiegati sono stati addirittura già preventivamente contattati e messi in guardia mentre si cerca di individuare coloro che hanno parlato. «Avete fatto bene – ci ha invece detto un dipendente –, perché i problemi ci sono e non li si vuole deliberatamente affrontare». In questo numero approfondiamo una delle cause del “male fisco”: il programma informatico acquistato per diversi milioni di franchi dal canton San Gallo all’interno del progetto “Fisco New”, dopo il misero fiasco del ben più ambizioso “Fisco2000”. Presentato come la soluzione ideale che avrebbe alleviato di molto il carico di lavoro questa piattaforma informatica mostra ancora oggi gravi pecche. Ce le raccontano chi ci lavora tutti i giorni. Fra gli obiettivi chiave del progetto Fisco New, si legge in un messaggio del Consiglio di Stato datato 8 maggio 2001 con il quale si chiedeva lo stanziamento di un relativo credito di 13 milioni di franchi, c’è tra gli altri quello di «estendere l’automazione anche al processo di accertamento delle persone fisiche e giuridiche», poi subito a fianco fra parentesi si precisa con enfasi che «attualmente (cioè nel 2001, ndr) i tassatori operano anche con carta, matita, gomma e calcolatrice». Quando mostriamo questo documento a uno dei dipendenti che ormai da due anni – cioè da quando si è passati dalla tassazione biennale 2001-2002 a quella annuale 2003 – sbatte quotidianamente la testa contro il nuovo programma informatico si mette a ridere di gusto. «Guardi che di carta, matita e almeno gomma ne abbiamo bisogno, eccome, se ci servono con questo programma», ci dice. Con una differenza però, che con il passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale il carico di lavoro per tassatore è radicalmente mutato. «A me ora tocca sbrigare 2’500 dichiarazioni fiscali all’anno, una ogni venti minuti», ci aveva detto nel precedente numero di area un impiegato. A fronte del nuovo carico di lavoro il Dipartimento finanze ed economia (Dfe) aveva risposto con due strategie. Da una parte con l’aumento temporaneo – e ancora tutto da dimostrare se effettivo – dell’organico della Divisione delle contribuzioni (Ddc) del 20 per cento. Un aumento rimasto per ora sulla carta a seguito della logica dei tagli lineari per dipartimento e del blocco del personale. Una montagna di carta sovrasta i tassatori e causa importanti ritardi in tutti e sei i circondari degli Uffici di tassazione cantonali. Ritardi ma anche qualità dell’accertamento – detto da chi ci lavora – decisamente scaduta. L’altro tassello della strategia Dfe – che giustificava a loro modo di vedere anche l’esiguo aumento del 20 per cento del personale – era appunto l’introduzione di una nuova piattaforma informatica che avrebbe dovuto semplificare parecchio il lavoro della Ddc. Con un costo unico di 10 milioni di franchi per la licenza in uso e con un costo annuale ricorrente stimato allora in 4,5 milioni di franchi (e oggi quanto costa realmente ai contribuenti?) il Cantone ha allora comprato il software Napeduv dalla ditta Vrsg di San Gallo che aveva sviluppato per il cantone in cui ha la sede l’applicazione per la gestione delle contribuzioni delle persone fisiche e per l’esazione e la riscossione. In realtà, già dagli inizi degli anni Novanta, la Divisione delle contribuzioni del canton Ticino chiedeva un ammodernamento delle applicazioni informatiche – ben 2 mila 400 – necessarie per svolgere il suo mandato. Una prima risposta è stato il progetto Fisco2000, costola del più ambizioso Amministrazione2000. Fisco2000 prevedeva l’elaborazione interna all’amministrazione – con la collaborazione del Centro di sistemi informativi (all’epoca Centro cantonale d’informatica) – di tutti gli applicativi necessari per la gestione delle tassazioni, sia dei privati cittadini che delle imprese e della relativa riscossione e esazione delle imposte. Ma dopo 6 anni di lavori e una decina di milioni spesi il progetto viene messo sotto sorveglianza a causa dei ritardi accumulati. Dopo una prima perizia da parte di Ibm Svizzera, quest’ultima riceve il mandato di riprendere e rivedere il progetto. Ma i costi della nuova soluzione lievitano velocemente a causa della sottovalutazione dell’ampiezza del progetto da parte di chi ci aveva fino ad allora lavorato. A questo punto il Dfe mette sotto perizia anche il progetto Ibm con il rapporto della Gartner Group. «Non so quanto tempo ci hanno fatto spendere – ci dice un altro dipendente ricordando il suo impegno nel progetto –. Dedicavamo intere giornate a spiegare a intermediari di cosa avevamo bisogno. Intermediari che poi dovevano andare a riferire agli informatici cosa produrre. Questo era lo spirito di Amministrazione 2000. Li abbiamo fatti impazzire quei poveracci degli informatici. Mi ricordo una volta di un workshop di diversi giorni in un albergo dove ci avevano alloggiato per 180 franchi a singola, che pazzia e che spreco!». Il Dfe – forte di un’ennesima perizia, questa volta della Arthur Andersen e sulla totalità del progetto Amministrazione2000 – propone allora nel 1998 di abbandonare definitivamente Fisco2000 e passare così dalla «modalità make» alla «modalità buy». Viene appunto acquistato Napeduv, e il progetto riveduto al ribasso con decisamente minori ambizioni. Tanto che oggi il nuovo software viene utilizzato solo per le persone fisiche e a distanza di tre anni non è stato ancora possibile implementarlo presso l’Ufficio esazione e condoni che ha ora difficoltà a riprendere i dati dal nuovo programma per riportarli a quello vecchio. Ma torniamo al presente. I dipendenti che abbiamo incontrato si sono lamentati tutti della piattaforma informatica. All’inizio il travaso dal registro dei contribuenti ha causato diversi problemi, sono state intimate tassazioni a persone decedute e ci si è dimenticati dei nuovi contribuenti. «Una volta il mio lavoro consisteva nell’aprire l’incarto inviato dal contribuente – ci spiega il dipendente del fisco –, in base a quello che vedevo sulla carta facevo gli accertamenti e notavo le eventuali modifiche per rapporto ai dati dichiarati. Appunto con carta, matita, gomma e calcolatrice. Una volta fatto questo l’incarto procedeva all’Ufficio esazione e condoni». Ma quali sono i vantaggi che offre il nuovo programma informatico? «Per il momento sono pochi o nulli – ci risponde –. Perché ora devo trascrivere manualmente sul computer i dati che il contribuente invia. Verificare se sono stati riportati correttamente e solo in seguito posso passare all’accertamento vero e proprio sullo schermo. Ma il lavoro è sempre lo stesso, non è che il computer fa l’accertamento da solo. Al massimo qualche somma o segnala cifre manifestamente scorrette. Certo per il contribuente è bello vedere dati dichiarati e a margine quelli accertati. Ma è solo maquillage, perché siamo noi a trascrivere tutto a mano. Sono lavori davvero concepiti male. Dov’è questo vantaggio? Finora non l’abbiamo visto. Di sicuro non ci ha sgravato con l’annuale». Una collega che lavora nel reparto amministrazione ci racconta invece la situazione delle cancellerie: «una volta quando il contribuente chiedeva una proroga bastava inserirla una sola volta nel vecchio programma. Ora ci tocca registrarla due volte. La prima nel Napeduv, la seconda in quello vecchio. Non so se a Bellinzona si rendono conto di cosa significhi questo doppio lavoro, poi proprio ora che siamo inondati dagli incarti tutti gli anni». Mal comune ma poco gaudio per i dipendenti del fisco sempre più sotto pressione. «È stata una pazzia comprare un software preconfezionato quando ogni cantone ha le sue specificità e la sua legge tributaria», ci ha detto Marco Bottani, vice direttore della Ddc di Zurigo, che nell’articolo sotto ci spiega per quali motivi già nel 2001 ci è dovuto andare con la mano pesante – anche nel borsello – per rivedere completamente il software Napeduv comprato anche dal suo cantone. A quando un bilancio da parte del Dfe sulle scelte sin qui effettuate? Zurigo ha abbandonato "Napeduv" già 4 anni fa Se provate a nominare la parola “Napeduv” in presenza di Marco Bottani, vice direttore della Divisione delle contribuzioni (Ddc) del canton Zurigo, la sua reazione sarà «per carità, mai più, mai più. No, no, no! Non si può lavorare con un software preconfezionato per un altro cantone, ci vuole un abito su misura per ogni fisco». Napeduv è appunto il nome del programma informatico creato dalla ditta Vrsg su mandato del canton San Gallo per gestire le pratiche fiscali dei suoi contribuenti. Il software in questione è stato in seguito acquistato sia dalle amministrazioni di Zurigo che da quella del canton Ticino (vedi articolo sopra). Zurigo se ne è dotato già nel 1999 quando passò alla tassazione annuale. Ma i problemi sorti in seguito all’aumentata mole di lavoro (con le dichiarazioni presentate al ritmo annuale e non più ogni due anni), alle pressioni da parte del personale insoddisfatto del software e alle gravi lacune di quest’ultimo hanno obbligato Marco Bottani ad abbandonare Napeduv e a rivedere completamente il progetto di informatizzazione della Ddc zurighese. «Il problema non è il programma in sé – ci ha spiegato il vice direttore –. La Vrsg ha creato un buon software solo che è fatto per San Gallo e non per Zurigo o altri cantoni. San Gallo era all’avanguardia per le sue strutture informatiche, e Napeduv è stato disegnato apposta per loro. Noi invece ci siamo comprati un’auto, solo che non avevamo le strade». Quando raccontiamo a Bottani delle problematiche segnalateci nell’articolo sopra dagli impiegati del fisco ticinese ci dice di non essere per nulla stupito, «è la stessa cosa che abbiamo passato noi. I miei tassatori erano furiosi con me, ma avevano ragione loro. Perché nessuno è andato a chiedergli di cosa avevano bisogno per lavorare e restavano bloccati con l’informatica. I politici vogliono le soluzioni facili. Comprano qualcosa che c’è già per risparmiare. Fa un buon effetto sui cittadini, ma poi i problemi vengono a galla». Gli spieghiamo che in Ticino il tassatore è obbligato a riprendere manualmente tutti i dati dell’incarto, il vice direttore esclama: «mamma mia! Ma come fanno a lavorare in queste condizioni? Da noi i tassatori lavorano con il foglio elettronico già pronto». Ma cosa è successo a Zurigo? «Abbiamo abbandonato Napeduv nel 2001 – risponde Bottani –, aumentato da 10 a 30 gli impiegati della logistica e coinvolto 60 su 240 dipendenti nel progetto. Ora sono loro a dirci cosa vogliono, poi andiamo dalla Vrsg che ci fa l’abito su misura. Chiaro, non basta un buon programma per tenere alta la qualità del lavoro. Con il passaggio alla tassazione annuale abbiamo aumentato anche del 30 per cento l’organico. Abbiamo inoltre passato oltre il 60 per cento delle tassazioni ai Comuni che ora sbrigano le dichiarazioni più semplici. Solo con questi “trucchi” noi abbiamo potuto mantenere alta la qualità del lavoro e dell’accertamento». In Ticino invece l’aumento di personale presso la Ddc per il passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale è in teoria (perché è ancora tutto da dimostrare se è reale) del 20 per cento. Perdipiù solo temporaneo (entro il 2010 dei 40 posti di lavoro aggiunti dovrebbero restarne unicamente 10 fissi) poiché l’idea era che l’informatica avrebbe dovuto alleggerire il lavoro degli impiegati. Per rapporto agli altri cantoni il Ticino ha inoltre delle peculiarità: oltre Gottardo il ruolo dei comuni nell’ambito del processo di tassazione è molto più importante. A sud delle Alpi esistono inoltre delle forme giuridiche, le comunioni indivise, che non ci sono altrove e che comportano un ulteriore aggravio di lavoro per i tassatori e le cancellerie.

Pubblicato il 

17.02.06

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