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Come ti spremo il frontaliere

di

Can Tutumlu
Più 4 milioni di franchi per le casse cantonali e meno 14 milioni nelle tasche dei lavoratori frontalieri. Chi ha ideato questa manovra nell’ambito del preventivo 2005 del canton Ticino ha pensato di attingere a piene mani alla “fonte”. O meglio, più precisamente, alle imposte alla fonte detratte dalla busta paga dei 35 mila frontalieri che ogni giorno varcano il confine per lavorare nelle imprese ticinesi. E non si tratta mica di bruscolini, secondo le stime di area i lavoratori che verranno colpiti saranno alleggeriti in media di 2’750 franchi all’anno. Somma che viene dedotta direttamente dal datore di lavoro dallo stipendio mensile del frontaliere. «È una misura che abbiamo deciso di intraprendere per limare una palese disparità di trattamento fiscale», ci ha spiegato la Divisione delle contribuzioni. «È il colpo finale ad un fragile equilibrio che si era costruito a fatica negli anni passati fra il lavoratore frontaliere e le autorità cantonali – ha commentato Matteo Pronzini del sindacato Unia –, un attacco a cui il sindacato non può non rispondere». «Nell’ambito delle misure di aumento delle entrate decise dal Governo, saranno adottati correttivi per quanto attiene al riconoscimento di figli a carico e agli studi all’estero. Queste misure danno un maggior gettito di 4 milioni di franchi», così si legge nel preventivo 2005 del canton Ticino alla voce “imposte alla fonte”. Correttivi fiscali che il cantone adotterà tramite decreto legislativo e che non sono pertanto impugnabili tramite referendum. Più 4 milioni netti quindi per rimpinguare le smunte casse ticinesi ma al contempo anche meno 14 milioni per le tasche dei frontalieri. La differenza fra i 4 milioni di maggior gettito per l’erario ticinese e i 14 prelevati dai salari dei lavoratori (stima “prudente” di area, vedi box sotto) non è dovuta ad un errore di calcolo ma alla distribuzione che subiscono le imposte alla fonte. La torta da 14 milioni di franchi verrà infatti ripartita fra Stato italiano, Confederazione, Cantone, comuni e in parte anche con le imprese che impiegano lavoratori frontalieri (vedi box sotto). Tutti contenti? «Abbiamo anche contattato preventivamente le autorità fiscali lombarde per informarli delle nostre intenzioni», ci ha detto la Divisione delle contribuzioni. Pare che il fisco lombardo non abbia avuto niente da ridire. C’è anche il benestare dalla parte italiana quindi che dall’anno prossimo si ritroverà improvvisamente con 5 milioni abbondanti di franchi in più senza muovere un dito. E le imprese? Anche per le aziende il processo sarà positivo, porterà loro infatti 800 mila franchi in più in quanto il Ticino riconosce il 4 per cento al datore di lavoro. Come mai? Perché è compito e onere dell’azienda trattenere l’imposta alla fonte e poi riversarla al fisco. Ci guadagnano tutti allora. Non proprio: a farne le spese e ad esserne un po’ meno contenti saranno invece, secondo i calcoli delle autorità cantonali (vedi box sotto), 5’200 lavoratrici e lavoratori frontalieri che saranno coinvolti dall’inasprimento fiscale. «Le salariate e i salariati coniugati attivi in Italia con figli il cui coniuge lavora in Svizzera sono stati finora avvantaggiati poiché hanno potuto dedurre i figli a carico sia dal fisco italiano che da quello svizzero – ci ha spiegato l’autorità fiscale ticinese –. D’ora in avanti al frontaliere verrà chiesto tramite autocertificazione di attestare la sua situazione famigliare. In caso contrario l’imposta alla fonte verrà calcolata secondo la tabella “coniugati senza figli”. Si elimina così la disparità di trattamento per la coppia in cui entrambi i coniugi lavorano in Svizzera, e che può quindi dedurre dalla massa imponibile, e ai sensi della legge, una sola volta i figli». Se tutto andrà secondo i propositi delle autorità cantonali fra poco più di un mese le aziende sottoporranno un questionario ai propri lavoratori frontalieri. Una cosa del genere: sei coniugato? Se sì, il tuo coniuge lavora in Italia? Se lavora in Italia quanto percepisce? Avete figli a carico? A dipendenza delle risposte ricevute il datore di lavoro applicherà l’una o l’altra tabella per la corretta trattenuta dell’imposta alla fonte, un servizio che, come detto in precedenza, porterà 600 mila franchi alle imprese. Un elemento sul quale però il fisco ticinese sembra non avere ancora le idee in chiaro è quale sarà l’asticella dalla quale partire. Spieghiamoci meglio: da quale ammontare si potrà decidere che lo stipendio del coniuge permette di mantenere i figli? Si parla di circa 20 mila franchi di reddito lordo della vicina penisola. Oltre questa soglia dovrebbe essere assodato che è il coniuge in Italia a mantenere la famiglia. Ragionamenti non condivisi dal sindacato Unia che in una conferenza stampa di mercoledì scorso ha annunciato la ferma volontà di opporsi a questo «ennesimo attacco ai salari dei lavoratori». Nei prossimi giorni verrà infatti organizzata una massiccia azione volta ad informare gli «ignari frontalieri finora tenuti all’oscuro». Sotto l’intervista al sindacalista Matteo Pronzini. Il sindacato Unia non ci sta Matteo Pronzini se tutto va secondo i programmi del preventivo 2005 del canton Ticino dall’anno prossimo i frontalieri si troveranno con 14 milioni di franchi in meno nelle buste paga. Le autorità ticinesi parlano di “parità di trattamento ritrovata”. È daccordo con questa analisi? No, per nulla. I frontalieri – e le inchieste sui salari lo dimostrano – hanno un potere d’acquisto molto più basso degli altri lavoratori svizzeri. Non si può certamente parlare di vantaggi fiscali. È la strategia del paraocchi messo all’asino: se si vuole guardare la realtà si deve essere disposti a mettere tutto sul piatto. Cosa c’è da mettere sulla bilancia che la parità di trattamento fiscale non prevede? Unia non vuole entrare nel merito di un inasprimento fiscale per salari che sono già bassi. Si vuole colpire ancora una volta il settore lavorativo più precario del canton Ticino, quello in cui vengono occupati 35 mila frontalieri. 35 mila persone che non hanno diritti, che non possono firmare referendum ma che devono comunque passare alla cassa con 14 milioni e più di franchi. Col preventivo 2005 le autorità chiedono alle persone giuridiche un sacrificio di 11 milioni di franchi per le casse cantonali. Sacrifici peraltro transitori e sui quali la destra ha già annunciato il referendum. Al lavoratore straniero invece viene chiesto molto di più. Una misura “furbetta” fatta tramite decreto legislativo e che prevede maggiori oneri non in maniera transitoria ma perpetua, “vita natural durante”. Il frontaliere si troverà con meno soldi a fine mese senza poter reagire, tanto vengono detratti alla fonte. Il nostro sindacato vuole fare una grossa campagna per ritematizzare il discorso del potere d’acquisto dei lavoratori e questo è l’ennesimo attacco al salario di chi suda per guadagnarsi il pane. Troppo facile far pagare i più deboli. Prima ha parlato degli svantaggi di essere frontaliere. Quali sono? I frontalieri hanno già dato. Le faccio alcuni esempi ma ce ne sarebbero anche altri. Negli anni di crisi economica (anni ’90) più di 12 mila frontalieri sono stati licenziati dal mercato del lavoro ticinese. Queste migliaia di frontalieri licenziati non hanno potuto beneficiare delle prestazioni dell’assicurazione disoccupazione benché siano sempre stati obbligati a pagare i relativi contributi. È questa parità di trattamento? Inoltre per anni i frontalieri sono stati penalizzati in materia di assegni famigliari. Gli assegni per i figli agli studi (dai 16 ai 20 anni) venivano versati unicamente per i figli agli studi in Svizzera. O ancora: gli 800 divorziati frontalieri non hanno diritto di dedurre dalle imposte gli alimenti per la famiglia, vengono tassate come persone singole. Quali saranno le categorie di frontalieri più colpiti? Secondo i primi calcoli che abbiamo fatto i settori maggiormente colpiti saranno la sanità, vendita e industria e anche l’edilizia. In generale verranno colpiti i frontalieri coniugati con figli il cui reddito lordo mensile è dai 2’500 franchi in su. Ma è tutto da vedere perché le autorità non si sono ancora pronunciate con chiarezza. Cosa intende fare Unia concretamente per combattere queste misure che ritiene ingiuste? Come sempre il nostro sindacato parte dal basso. Prima di tutto c’è da informare i diretti interessati, tenuti all’oscuro di tutto finora. Organizzeremo una serie di assemblee sia in Italia che in Svizzera, vogliamo far capire ai diretti interessati che cosa sta succedendo. Per alcuni lavoratori frontalieri saranno biglietti da mille franchi in meno all’anno. Biglietti in meno da mille a famiglie con figli minorenni o agli studi. Se i lavoratori saranno disposti a mobilitarsi noi saremo al loro fianco. Anche incrociando le braccia? Se non verremo ascoltati Unia non esclude di arrivare a fare ricorso anche allo sciopero.

Pubblicato

Venerdì 19 Novembre 2004

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