Chi rappresenta come una guerra la lotta al coronavirus, ha anche un’idea militaresca sulla ricostruzione economica. È tutta la «grande potenza di fuoco» che andrebbe messa in campo, come fu nella Prima guerra mondiale con la “grande Berta”, il più potente pezzo d’artiglieria utilizzato dall’esercito tedesco. Lo afferma il quotidiano di Berlino Tagesspiegel, riferendosi agli aiuti statali miliardari che la Germania ha concesso.


Anche se il paragone con la guerra è assurdo, le conseguenze della pandemia, pur diminuendo il numero di morti, restano devastanti: milioni di persone disoccupate e in povertà e crollo dell’economia di diversi punti percentuali. Una crisi gigantesca. Per riavviare il motore dell’economia servono ora aiuti statali dell’ordine di migliaia di miliardi.


Dopo le brutte figure rimediate nelle prime settimane della crisi, l’Unione Europea affronta finalmente la questione. Diventa chiaro che non ogni paese è in grado di togliersi da solo dal pantano. Un primo “pacchetto urgente” da 500 miliardi di euro è stato deciso. Di questi, 100 miliardi destinati a un fondo europeo garantito dagli Stati per il finanziamento delle indennità di disoccupazione nei paesi Ue (Sure), 240 dal cosiddetto fondo salva-Stati (o Mes) da impiegare per le spese sanitarie e il fondo di liquidità della Banca europea degli investimenti (Bei) per garantire 200 miliardi d’investimenti alle imprese europee.


Un più ampio pacchetto di misure seguirà. Dovrebbe essere operativo dal 2021 e ammontare a 1.500 miliardi di euro. Si chiama, in un modo molto poco militaresco, “Fondo europeo di rilancio”. Per questo la capacità di bilancio dell’Ue viene aumentata. Con il fondo viene finanziato un mix di crediti e di garanzie ma anche di sovvenzioni. In questo modo paesi come l’Italia ottengono mezzi finanziari a condizioni migliori, come si chiedeva di fare con i “coronabond”. Il presidente del Consiglio italiano Conte, che si è particolarmente speso per una soluzione di questo tipo, si rallegra: «Una tappa importante. Fino a poco tempo fa sarebbe stata impensabile una cosa così». Ma molto resta ancora da definire. Come va “rilanciata” l’economia europea? Ricostruendola come era prima del coronavirus? O il “rilancio” non dovrebbe piuttosto essere la trasformazione ecologica e sociale?

Pubblicato il 

07.05.20..
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