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Come regolare la ricerca?

di

Alberto Bondolfi
Due deputati di sesso e partito diversi (il socialista Plattner agli Stati e la signora Dormann, democristiana al Nazionale) avevano deposto nel 2000 una mozione in cui si invitava il governo svizzero a proporre un testo legislativo che regolasse l'attività scientifica in modo omogeneo. Dopo sei anni abbiamo ricevuto in consultazione un testo che cerca di raccogliere i vari aspetti di una problematica complessa ed avvincente. Credo che si debba dare agli estensori del progetto di legge un plauso almeno per l'ampiezza dello sguardo che hanno voluto porre sui problemi della ricerca scientifica. È vero che essi hanno voluto restringersi ai soli problemi legati alla salute, mettendo da parte forme di ricerca che si possono fare sugli esseri umani per altri scopi. Questo restringimento di prospettive è già stato oggetto di critiche fatte in pubblico e per fortuna il treno non è ancora partito in maniera tale da non poter più rimediare.
Per quanto riguarda gli altri contenuti del progetto di legge bisogna riconoscere che si è cercato di non dimenticar nulla: dalla ricerca fatta su persone sane a quelle malate, dai bambini alle donne incinte, dalla ricerca su cadaveri a quella su embrioni soprannumerari ecc.
Ma come comunicare, non dico al "popolo" ma anche solo ai parlamentari, tecniche di ricerca molto complesse che in parte sono note nei loro metodi quasi ai soli ricercatori del ramo stesso? Il rapporto esplicativo si sforza di far capire e di sminuire eventuali paure e pregiudizi, ma il lavoro di comunicazione e di volgarizzazione da fare rimane immenso.
La procedura di consultazione si chiude in questi giorni, dopo di che si può sperare che la legge venga discussa in parlamento almeno la prossima primavera. La passerà liscia senza pericolo di referendum popolare? Non ne sono del tutto convinto, soprattutto per il fatto che l'opinione pubblica svizzero-tedesca manifesta da tempo una specie di diffidenza metodica verso tutto quello che proviene dalla ricerca scientifica di punta.
Qualsiasi sia lo scenario che ci attende per i prossimi anni mi sembra essenziale che avvenga un dibattito pubblico sui problemi legati alla ricerca scientifica. In molte famiglie ci sono giovani che intendono iniziare una carriera in questo ambito ed i posti di lavoro nel campo dell'industria farmaceutica sono numerosi in Svizzera. Non si può voler difendere tali posti di lavoro senza occuparsi anche dei problemi etici legati a queste attività.
Le occasioni di dibattito, soprattutto nella Svizzera italiana non sono numerose e qualificate. Un'eccezione è data dalle serate organizzate da Ta-Swiss attorno a specifiche nuove "rivoluzioni scientifiche". Proprio nelle prossime settimane si parlerà di nanotecnologie e società a Lugano. Cerchiamo tutti di capire un pò, se non vogliamo poi in maniera un po' affrettata e farisaica rimproverare alla classe politica di affidarsi troppo acriticamente agli esperti e "addetti ai lavori".

Pubblicato

Venerdì 2 Giugno 2006

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