Società

Come cambia il mondo

I più anziani dei nostri lettori ricorderanno i tempi in cui ad andarsene dalla Svizzera per rimpatriare erano soprattutto gli emigrati italiani: chi per il timore delle ricorrenti iniziative referendarie antistranieri che si tenevano nella Confederazione; chi perché i figli avevano raggiunto l’età scolastica e si desiderava che la iniziassero in Italia; chi perché aveva maturato il diritto alla pensione e poteva, quindi, realizzare il sogno di una vita per tanti emigrati e cioè quello di poter finalmente rimpatriare e andare a godersi la terza età nella propria terra di origine e nella casa di proprietà frutto di tanti sacrifici.


In ogni caso, questo fuggi fuggi dalla Svizzera di gran parte degli emigrati italiani, lo ricorda bene il sottoscritto essendo stato impegnato professionalmente fin dagli anni Settanta del secolo scorso nel patronato Ital-Uil in Svizzera collaborando attivamente con l’allora sindacato Flmo. E, in tale veste, testimone di moltissimi di quei rimpatri informando ed aiutando gli emigrati italiani nell’evadere i tanti impicci burocratici cui dovevano far fronte prima di lasciare la Confederazione: la disdetta del rapporto di lavoro nonché quella dell’appartamento e delle varie assicurazioni; la verifica della posizione contributiva Avs, per i più giovani, oppure la richiesta di trasferimento in Italia del pagamento della pensione svizzera, per i più anziani; la domanda alla Cassa pensioni aziendale di liquidazione dell’avere di vecchiaia oppure, anche ad essa, quella del trasferimento in Italia del pagamento della rendita e, per ultimo, la domanda di esenzione dell’imposta doganale per il trasporto delle masserizie.


A quei tempi, poi, il rientro in Italia riguardava anche coloro che passavano a miglior vita poiché i familiari − quasi sempre − decidevano di farli tumulare nel paese di origine in Italia. A ulteriore testimonianza di questi frequentissimi rimpatri degli emigrati italiani erano i ricorrenti annunci pubblicitari delle ditte di trasporto mobili e delle imprese funebri ospitati nei periodici di lingua italiana editi in quell’epoca nella Confederazione.


Poi, con il trascorrere degli anni, i rimpatri si sono via via sempre più ridotti, perfino quelli degli emigrati più anziani. Stessa sorte per i defunti che i familiari superstiti preferiscono ormai tumulare in questo paese.
Rispetto a questa inversione di tendenza dell’emigrazione italiana in terra elvetica nonostante gli evidenti vantaggi economici che trarrebbero rimpatriando al momento del pensionamento, stiamo invece assistendo incredibilmente ad un esodo dalla Svizzera di tanti altri pensionati di varie etnie, svizzeri compresi, verso paesi europei o della sponda sud del Mediterraneo dove vi è un minor costo della vita ed in cui vigono notevoli facilitazioni fiscali per quanti vi si trasferiscono dall’estero specie se pensionati.

 

Ma sono sempre di più anche i cittadini elvetici che, per risparmiare sul costo della vita e nell’acquisto di una abitazione, traslocano al di là della frontiera nei paesi limitrofi emulando i loro connazionali residenti nella regione di Ginevra i quali, già da molti anni, traslocano in Francia per continuare a lavorare in Svizzera come frontalieri. Fra questi pure i ticinesi che, ultimamente, scelgono di trasferirsi in Italia al di là del confine andando ad ingrossare il già folto numero di frontalieri italiani che lavorano in Ticino. Come cambia il mondo!

Pubblicato il

16.11.2023 09:49
Dino Nardi