La Confederación Sindical de Comisiones Obreras (CcOo), la più importante confederazione sindacale spagnola, constata che la destra neoliberista di Madrid, Berlino e Bruxelles cerca di cancellare tutte le conquiste dei lavoratori ottenute in più di trent'anni di democrazia, come dice ad area il segretario generale Ignacio Fernandez Toxo. Il leader delle CcOo e presidente della Confederazione europea dei sindacati (Ces) non nasconde che la sfida oltrepassa i limiti della crisi del debito nei Piigs, e propone uno sciopero europeo per fermare la precarizzazione e la flessibilizzazione del lavoro e il tentativo di abolire la contrattazione collettiva.

Ignacio Fernandez Toxo, le CcOo e la Ugt, le due maggiori organizzazioni sindacali spagnole, hanno organizzato uno sciopero generale il 29 marzo, il primo da quando il conservatore Mariano Rajoy è al governo...
Da quasi due mesi il governo di destra di Rajoy ha cominciato ad applicare con diversi decreti tagli alla spesa e allo Stato sociale, abrogando anche la legislazione di coesistenza nei luoghi di lavoro che era in vigore dal 1978. Il governo cerca di imporre un colpo duro ai diritti dei lavoratori, indebolendo i servizi sociali e adottando una riforma del lavoro che permette licenziamenti facili e a buon mercato, evitando la contrattazione collettiva, espandendo la precarietà del lavoro e il lavoro temporaneo e aumentando al contempo in maniera esponenziale il potere degli industriali.
La riforma delle relazioni di lavoro rappresenta una svalutazione interna per rafforzare la competitività o è una mossa per cambiare il modello di relazioni sindacali e sociali in Spagna?
La riforma di Rajoy rappresenta la peggiore versione di entrambi questi sforzi. Da un lato rappresenta l'antica ricetta del neoliberismo per aumentare la competitività dell'economia spagnola: si riduce il costo del lavoro attraverso la svalutazione dei salari e il peggioramento delle condizioni di lavoro. D'altro lato rappresenta la scorciatoia per rimuovere tutta l'architettura sociale e del diritto del lavoro della democrazia in Spagna: essa ci ha permesso per trent'anni di risolvere molte delle controversie attraverso un dialogo sociale tra sindacati e imprenditori e in alcuni casi con la partecipazione di poteri pubblici e del governo. La riforma dei rapporti di lavoro adottata dal governo Rajoy ha distrutto il dialogo sociale e lo ha fatto in modo violento mettendo nelle mani degli imprenditori la possibilità di determinare unilateralmente l'evoluzione dei rapporti di lavoro, negando il ruolo dei sindacati. In termini semplici, la riforma riduce i costi del lavoro e con un tratto di penna elimina i diritti che avevano conquistato i lavoratori in trent'anni di lotte.
Il governo Rajoy è entrato in un circolo vizioso di tagli continui, ridimensionando i servizi pubblici e aprendo le porte ai privati. Con quali conseguenze?
Il governo conservatore spagnolo ha seguito con entusiasmo le istruzioni della Germania e della Francia, che sono i paesi che rappresentano il peggiore neoliberalismo e applicano la dottrina dei poteri economici forti. In Europa, l'economia ha sottomesso la politica, gli interessi delle lobbies finanziarie guadagnano terreno contro la democrazia e le conseguenze negative le paga la stragrande maggioranza dei cittadini. Dal maggio del 2010 il governo spagnolo, guidato dal socialista Zapatero, ha deciso di abbandonare la politica dei diritti sociali e ha cominciato ad attuare piani di tagli e riforme strutturali, compresa la riforma delle relazioni di lavoro. Il movimento sindacale vi si oppose organizzando lo sciopero generale del 29 settembre 2010. Da allora la situazione si deteriora sempre di più. Ora la destra al governo si ispira dal vecchio neoliberalismo, spingendolo alla sua massima espressione: rovesciare il mercato del lavoro per metterlo al servizio degli imprenditori. Per tagliare risorse pubbliche dai servizi sociali, come la sanità e l'istruzione, con l'obiettivo di consegnarli all'iniziativa privata e ridurre l'intervento pubblico ad una partecipazione puramente simbolica. Così si annientano lo Stato sociale e il potere contrattuale dei sindacati e si mette fine una volta per tutte alle politiche sociali.
La riforma dei rapporti di lavoro minaccia la democrazia sui luoghi di lavoro e la presenza e il ruolo dei sindacati?
Uno degli obiettivi fondamentali della riforma è di attaccare i sindacati. La contrattazione collettiva è uno strumento necessario per garantire i diritti individuali e collettivi dei lavoratori. La sua forza deriva dall'accordo tra imprenditori e dipendenti. Quando questa forza si annulla a favore del potere discrezionale degli imprenditori, si abolisce la democrazia sui posti di lavoro. Ci batteremo con tutte le nostre forze per impedirlo. Come CcOo abbiamo messo la contrattazione collettiva al primo posto nella nostra azione sindacale. Cerchiamo di rafforzare la nostra presenza sui luoghi di lavoro e facciamo di tutto per impedire che si obblighino i lavoratori a contrattare da soli e individualmente con il datore di lavoro le loro condizioni di impiego. Non lasceremo solo nessun lavoratore. Al fondamentalismo neoliberista, che segue la lezione di Margareth Thatcher, piace un'economia senza i sindacati, o almeno senza sindacati di classe, e senza la solidarietà tra i lavoratori, che può combinare la difesa dei diritti dei lavoratori con un robusto sistema democratico. Non gli permetteremo di conseguire i loro obiettivi.
Fernandez Toxo, in Spagna, in Grecia e in Portogallo, è disoccupato un quarto della popolazione attiva. In Spagna, Portogallo, Italia e Grecia si applicano politiche simili per abolire i contratti collettivi. Con meno diritti si possono creare più posti di lavoro?
Abbiamo ribadito più volte che queste riforme non creano nuovi posti di lavoro in nessun paese. Il lavoro lo creano le attività  economiche, ma purtroppo queste  sono sacrificate sull'altare della riduzione del debito pubblico. Per questo tutte le riforme nei paesi dell'Europa meridionale finalizzate a cancellare i diritti dei lavoratori non solo non creano posti di lavoro ma anzi alimentano il lavoro precario, la deregulation e gli squilibri. Queste politiche possono solo perpetuare un modello produttivo che s'è rivelato essere uno dei principali fattori della massiccia distruzione di posti di lavoro. Questo modello di sviluppo è già finito, perché si appoggiava quasi esclusivamente alla bolla immobiliare esplosa nel 2008. Come CcOo abbiamo sostenuto queste tesi nel maggio del 2011 al congresso della Ces, proponendo un vero sindacato europeo, capace di dirigere e di coordinare le lotte dei lavoratori con la massima efficienza, portare avanti le richieste dei lavoratori europei e se necessario convocare uno sciopero generale in tutto il Continente. Se non ci muoviamo in questa direzione non saremo in grado di dare la giusta risposta agli attacchi dei governi europei e degli imprenditori.

Pubblicato il 

30.03.12

Edizione cartacea

 
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