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Coi piedi, ma non su tutto

di

Michele De Lauretis
Sono legato affettivamente alla città di Locarno per avervi vissuto una decina d'anni dal finir dei Settanta alla seconda metà degli Ottanta, sotto un sindaco – Diego Scacchi – dalle idee e dalla prassi illuminista ed illuminata.
Purtroppo Locarno è ultimamente approdata alla ribalta della cronaca cantonale in una veste poco lusinghiera. Nel giro di quattro mesi, da giugno a settembre, si sono succeduti in ordine di tempo:
• il dibattito sul degrado urbanistico e la speculazione edilizia sfociato nell'inserto del Tages Anzeiger 'Città Brutta';
• la licenza edilizia all'operazione commerciale Hornbach sul Piano concessa dal municipio contro il parere dell'autorità cantonale che si è vista costretta ad annullarla;
• l'assemblea discutibile ed anzi discussissima dell'Ente Lago Maggiore che è stata azzerata dall'istanza superiore;
• l'annullamento, solo temporaneo, della chiusura al traffico veicolare di Piazza Grande non già per la non condivisione del principio ma per un grave difetto procedurale.
Sulla Regione del 26 settembre si è poi potuto leggere a proposito della messa in vendita del terreno di Piazza Castello ove inizialmente era stata ideata una "torre del cinema" (e qui sorvoliamo sul progetto, sennò la lista si allunga) che a detta del sindaco «visto che si tratta della porta di Locarno in una zona strategica il requisito qualitativo è molto importante».
La rivalutazione del criterio estetico fa piacere e rende onore al sindaco, pur se la porta di Locarno, quella principale, è dalla parte opposta (quella di piazza Castello è per così dire di servizio), ovvero là dove la bruttura della Residenza Forum ha deturpato irrimediabilmente il vero ingresso a Locarno e al lago.
Il motivo per cui scrivo queste poche righe è però un altro, legato all'ultima fattispecie, inerente a Piazza Grande.
Il Consiglio di Stato si è visto costretto a concedere l'effetto sospensivo a una serie di ricorsi contro le prescrizioni sulla pedonalizzazione per un motivo elementare che uno studente di giurisprudenza comprenderebbe facilmente: il mancato ossequio della procedura. La non osservanza delle regole: è mancato il jus e pure la prudentia. Nel merito, la pedonalizzazione appare ai più come un passo ovvio, gisuto ed inevitabile per il centro cittadino, sulla falsariga di quanto accade in tutta la Svizzera e in Europa. Ma il diritto e le norme vanno rispettati, sennò si cade nell'anarchia o nell'abuso di autorità. Hanno stupito pertanto dichiarazioni dell'autorità cittadina in cui è stata espressa «parecchia delusione e arrabbiatura», in cui la decisione di merito è stata definita come «poco approfondita» (in realtà è profonda e non c'è altro da approfondire). O frasi come: «dà fastidio che quando qualcuno fa, in questo paese c'è sempre qualcuno pronto a disfare».
Anche un consigliere comunale attento come Aldo Lafranchi si è fatto prendere la mano per affermare sulla Regione: «si mormora che i responsabili del pasticcio sarebbero il municipio e il diritto». Ahi ahi, Aldo, meno mormorii e maggior lettura delle cinque pagine della decisione. Il diritto sanziona solo chi non lo ossequia. Bene ha scritto invece Ronnie Moretti qualche giorno prima sul medesimo giornale.
Detto ciò, si spera ora in una procedura celere e corretta per l'auspicata pedonalizzazione di Piazza Grande.
Buona giornata.

Pubblicato

Venerdì 19 Ottobre 2007

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