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Cittadini di serie B nella città della volpe

di

Francesco Bonsaver
Chi ha conferito il premio città-slow a Mendrisio, non deve essere mai stato nella zona di San Martino. Del nuovo modello di città «basato su ritmi lenti e sostenibili, dove si possa vivere meno freneticamente, in modo più umanizzante ed ecologico» non c'è traccia.  Anzi, vige l'esatto contrario: caos viario, inquinamento e messa in pericolo della propria vita come pedone. Di slow c'è solo il traffico perché incolonnato.

La drammatica scomparsa di Mariangela Parisi riapre gli interrogativi sulla situazione viaria e pianificatoria dell'intero comparto di San Martino, la zona industriale e commerciale di Mendrisio dove è situato il Fox Town. Tra Casinò, centri commerciali, industrie e bar, la zona brilla per l'assenza di una pianificazione che si traduce in un caos improvvisato. Con i relativi rischi per i pedoni e gli automobilisti. Da quando il Fox Town si è insediato nel 1995 crescendo in seguito a dismisura, chiunque frequenti la zona ha l'impressione che le autorità, sia comunali che cantonali, siano rimaste a guardare senza intervenire. O meglio, l'autorità cittadina è intervenuta sanando tutte quelle aree di posteggio nate abusivamente nella zona dopo che una sentenza nel 2005 del Tribunale amministrativo le aveva dichiarate illegali. La preoccupazione politica può essere riassunta nel far affluire, in automobile, il maggior numero di clienti al centro commerciale, trascurando completamente la messa in sicurezza dei pedoni. Basti pensare che solo tre industrie della zona (Consitex, Adaxys e Diantus) e Fox Town contano complessivamente circa 3 mila dipendenti. Se a questi aggiungiamo i clienti, si può facilmente intuire quanto sia congestionata l'intera area.
Per sanarla, comune e cantone ripongono molte speranze negli interventi previsti nella realizzazione del Piano dei trasporti del Mendrisiotto, già approvati dal parlamento cantonale. 73 milioni di franchi, di cui una ventina per il comparto, che dovrebbero decongestionare la zona soprattutto grazie a un nuovo svincolo autostradale, alla costruzione di un autosilo da 700 posti in prossimità di una nuova stazione ferroviaria (Tilo), e a migliorie a via Penate.
Mendrisio ha anche elaborato una variante di piano regolatore della piana di San Martino e Penate che dovrebbe riportare un po' di ordine, una volta realizzato il Piano dei trasporti. Nella variante di Piano regolatore si legge l'intenzione di «completare la rete di percorsi pedonali attraverso la realizzazione di uno o anche due marciapiedi lungo le strade che assicurano la raggiungibilità delle zone di attività e l'accesso alle fermate bus, alla fermata Tilo ed alle aree di posteggio.»
Queste le buone intenzioni. I fatti dicono che ad oggi nulla di tutto ciò è stato realizzato, lasciando "libera iniziativa" ai pedoni per mettersi al sicuro dal caos viario. Nei giorni di punta, e la sera dell'incidente era uno di quelli, i pedoni sono costretti a vere e proprie acrobazie per superare le automobili. Marciapiedi invasi da auto, scarsa illuminazione e percorsi pedonali assenti sono la realtà da molti anni per chi lavora o frequenta quel comparto.
Eppure, la zona di San Martino è una macchina da soldi per il comune e gli imprenditori. Stando al preventivo 2010, Mendrisio incasserà in un anno 4,2 milioni d'imposte alla fonte (buona parte frutto del lavoro delle frontaliere attive a San Martino). Le imprese situate nel comparto faranno invece entrare nelle casse comunali nel 2010 quasi 5 milioni di franchi. Sono importi cospicui quelli generati dal lavoro nel corso degli anni a San Martino. Soldi di cui però non si vede un ristorno, fosse anche parziale, a beneficio di chi quella ricchezza la produce quotidianamente: le lavoratrici e i lavoratori del commercio e dell'industria della piana di San Martino.  
In questo senso va interpretata la rabbia esplosa delle colleghe di Mariangela Parisi e dei suoi familiari davanti al Municipio durante il presidio indetto da Unia il martedì successivo al drammatico incidente. Una mobilitazione importante, che ha visto le lavoratrici unite nel dolore e compatte nel chiedere rispetto e diritto di cittadinanza in un comune nel quale contribuiscono non poco alla creazione della sua ricchezza. Durante il presidio, diverse critiche sono state indirizzate all'autorità comunale per la sua passività e al sindacato per non aver ottenuto quanto richiesto dopo l'incidente del 2008.«I frontalieri hanno gridato a gran voce che anche loro fanno parte della vita sociale del borgo perché vi lavorano e pagano le tasse come tutti; perciò meritano attenzione», ha scritto L'informatore, il giornale locale.
Ma non solo per il comune la piana di San Martino è una gallina dalle uova d'oro. Della ricchezza prodotta con il lavoro, anche gli imprenditori come Silvio Tarchini ne traggono gran profitti. Nel 2008 il fatturato del Fox Town è aumentato del 17 per cento, registrando una cifra d'affari superiore ai 250 milioni di franchi. Secondo Francesca Scalise, funzionaria sindacale Unia, sarebbe «normale che anche Tarchini facesse la sua parte per garantire la sicurezza ai suoi dipendenti nel tragitto posteggio-lavoro». Come l'autorità comunale, anche Tarchini non può chiamarsi fuori dalla messa in sicurezza dei dipendenti. Lui ha messo i capitali, ma loro contribuiscono alla sua ricchezza con il loro lavoro quotidiano.

Quella maledetta notte

La sera del cinque gennaio, Mariangela Parisi ha appena terminato la sua giornata lavorativa al centro commerciale outlet Fox Town di Mendrisio.
La notte è già calata quando si appresta a raggiungere la sua automobile, posteggiata al pari di molte sue colleghe a qualche centinaio di metri dal centro commerciale, nei posteggi su ghiaia a fianco della ditta Solis. Complici i saldi d'inizio anno, il centro commerciale è particolarmente affollato quel giorno. Ciò si traduce in tanto lavoro per le commesse. Normale che alle sette di sera, siano stanche e desiderose di rientrare a casa il più presto possibile. Tra clienti e lavoratrici, a quell'ora il traffico è intenso. Per raggiungere il posteggio, Mariangela Parisi deve attraversare una strada, via Penate. Come molte sue colleghe e clienti, per guadagnare qualche secondo attraversa dove non ci sono le strisce pedonali, poste qualche metro più in là.
 All'improvviso, viene investita da un'auto. L'urto è violento; il suo corpo viene catapultato in alto, atterra sulla corsia opposta proprio mentre sopraggiunge un'altra automobile, che la investe una seconda volta. Mariangela Parisi, 42 anni, muore sul colpo. L'inchiesta di polizia in corso appurerà la dinamica dei fatti e le eventuali colpe. Nel frattempo però, c'è chi si è già assolto. Il sindaco di Mendrisio, Carlo Croci, ha dichiarato che via Penate, luogo del drammatico incidente: «è sicura. Lo dicono le statistiche degli incidenti su quella particolare via». Le statistiche dicono anche che quattro anni fa ci fu un incidente mortale, mentre ad inizio 2008, un'altra dipendente del Fox Town riportò danni permanenti in un incidente analogo. In quell'occasione, i sindacati Ocst e Unia scrissero al Municipio per chiedere interventi per migliorare la sicurezza in quel tratto di strada. L'autorità comunale rispose potenziando la luce del passaggio pedonale. Oggi, stando al sindaco Croci, l'insicurezza di via Penate è data dal comportamento scorretto dei pedoni, quando attraversano dove non ci sono le strisce pedonali. Malgrado la zona sia considerata sicura dal Municipio, qualche misura ulteriore sarà  ugualmente adottata: ringhiere sui marciapiedi, un secondo passaggio pedonale più vicino ai parcheggi e nuovi lampioni.

Pubblicato

Venerdì 29 Gennaio 2010

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