Il 6 giugno 2011 a Berna sono stati celebrati i 40 anni di diritto di voto alle donne. Lo stesso giorno, ma nel 1971, infatti, per la prima volta, le donne svizzere hanno potuto votare assieme ai loro concittadini uomini, che qualche mese prima (in febbraio) avevano deciso di concedere il diritto di voto anche al "gentil sesso".

Con un Governo a maggioranza femminile non si poteva tralasciare la commemorazione di un evento così importante nella lotta alle pari opportunità come il suffragio femminile. Le quattro Consigliere federali erano tutte presenti e in un'atmosfera festiva e informale, le donne che hanno lottato e quelle che stanno lottando per la parità, si sono ritrovate attorno ad un buffet per ricordare i tempi che furono e tener presente che l'obiettivo non è ancora raggiunto. «Le feste fermano il tempo, ma ci proiettano anche verso l'avvenire e ci permettono di recuperare le forze per continuare a lottare», ha detto la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey, aggiungendo che se sulla carta la parità ha fatto molti passi avanti, nei fatti le cose sono molto meno felici «una realtà che una maggioranza di donne al Governo non può occultare».
Jacqueline Berenstein-Wavre, militante romanda per il suffragio femminile nel 1971, ha invece raccontato come fosse difficile spiegare ad alcuni uomini perché era importante che le donne avessero il diritto di voto: «facevamo volantinaggio nei caffè di Losanna. Dovevamo dimostrare agli uomini che come donne, madri e cittadine che pagavano le imposte, avevamo il diritto di voto, forse anche più di loro. Per alcuni era proprio inconcepibile questa cosa. Ricordo un giovanotto che mi disse che sì, il diritto di voto forse si poteva anche dare visto che pagavamo le tasse, ma assolutamente bisognava evitare che le donne entrassero a far parte dei partiti, perché si sarebbe creato il caos più totale».
Uno degli argomenti principali contro il suffragio femminile era infatti che le donne non sarebbero state in grado di prendere decisioni ponderate e di riflettere, ma avrebbero agito "di pancia", senza alcuna razionalità. Un argomento che 40 anni dopo è purtroppo ancora presente, come ha ricordato la consigliera federale Doris Leuthard a proposito del voto del Governo contro il nucleare: «abbiamo votato contro il nucleare ed è stato detto "sono donne, hanno votato in modo emozionale", come se non fossimo in grado di ragionare e valutare con cognizione di causa. Questo mi ha rattristato molto».
I pregiudizi nei confronti delle donne continuano ad esserci e la lotta per raggiungere una reale parità deve continuare. Questo è, in sintesi, quanto emerso dal pomeriggio di commemorazione per i 40 anni di diritto di voto alle donne. Un pomeriggio che ha preceduto di una settimana lo sciopero nazionale delle donne (14 giugno) e che ha dato, a chi aveva ancora qualche dubbio, alcuni buoni motivi per scioperare.

"Se le donne vogliono tutto si ferma" bis

Dal 1991 a oggi la parità tra i sessi ha un po' marciato sul posto in Svizzera. Per questo il 14 giugno di quest'anno non vuole solo essere un anniversario, ma un'occasione per ribadire le rivendicazioni di allora e portarne di nuove.

Per lo stesso impiego, le donne continuano a guadagnare meno degli uomini e la disparità salariale, forse la più evidente, è solo una delle discriminazioni subite dalle donne, ancora nel 2011 e nella ricca e democratica Svizzera. Rispetto agli uomini, le donne sono più esposte al precariato, alle forme di lavoro atipico (come il lavoro su chiamata) e alla nuova povertà. Spesso lavorano in settori mal pagati, dove le pressioni sui salari e sui ritmi di lavoro sono fortissime.
L'enorme divario salariale tra donne e uomini, è principalmente dovuto all'ineguale ripartizione del lavoro remunerato e quello non remunerato tra i due sessi. Infatti, le donne forniscono una percentuale di molto superiore, rispetto agli uomini, di lavoro "socialmente necessario", ma non retribuito (come la cura dei figli o di famigliari che necessitano assistenza). Di conseguenza, si ritrovano con meno tempo per svolgere un'attività lucrativa, e quindi lavorano spesso a tempo parziale. Una ripartizione dei compiti più equa, all'interno della famiglia, permetterebbe alle donne di restare nel mercato del lavoro, e consentirebbe anche agli uomini di dedicare più tempo alla sfera privata.
Per dire basta a questa situazione inaccettabile, il 14 giugno avranno luogo, in tutta la Svizzera, manifestazioni di vario tipo organizzate sotto il cappello dell'Unione sindacale svizzera (i singoli programmi delle varie regioni si possono trovare sul sito www.14giugno2011.ch cliccando su "programmi"). Tutte le manifestazioni avranno in comune un minuto di fischi alle 14.06: ovunque vi troviate, munitevi di fischietto e date sfogo ai polmoni per un minuto.
In Ticino Unia inizierà la giornata con una "carovana della parità". Un viaggio nei luoghi della disparità, con partenza da Mendrisio e destinazione Lugano, dove si unirà alla manifestazione dell'Uss in Piazza Dante (vedi programma a lato). Il pomeriggio in Piazza Dante, a partire dalle 14.30, avrà come sottofondo una colonna sonora al cui centro ci saranno, non solo le donne, ma tutti gli ideali di giustizia e solidarietà. A partire dalle 15, su uno stenditoio verranno simbolicamente stesi i "panni sporchi della discriminazione", in una sorta di "bucato collettivo", con pezzi di stoffa sui quali tutti potranno scrivere qualcosa che faccia riferimento alla disparità. Attorno alle 17 ci sarà uno spettacolo di Flamenco, un ballo per donne forti e grintose, dopodiché prenderanno la parola donne e uomini che hanno condiviso il primo sciopero nazionale delle donne e che credono nella lotta per le pari opportunità. Tra loro, Pepita Vera Conforti, Loredana Schlegel, Fabrizio Fazioli e Pietro Martinelli. La fine della manifestazione è prevista per le 19.
Quindi, procuratevi un indumento rosa, viola o fucsia e un fischietto e il 14 giugno, alle 14:06, iniziate a fischiare affinché i diritti sanciti dalla Costituzione possano effettivamente essere esercitati e acquisiscano un senso reale.

Pubblicato il 

10.06.11..

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