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Scritti per area

Cinquanta sfumature di vaffa

di

Dino Nardi

A commento delle recenti elezioni politiche italiane due osservazioni. La prima riguarda da vicino la comunità italiana in Svizzera e cioè che il Pd – pur risultando ancora una volta il partito più votato all’estero, come in Europa e nella stessa Confederazione – in questa tornata elettorale, per la prima volta da quando è stato introdotto in Italia il voto all’estero (2001), non ha eletto alcun candidato residente in Svizzera. L’unico parlamentare “svizzero” è un leghista appartenente a quella schiera di così detti “cervelli in fuga” italiani che hanno scelto la Confederazione. La seconda osservazione, più in generale, è che in Italia nonostante la indubbia vittoria del centrodestra e del M5s, le urne non hanno tuttavia consegnato a nessuno dei due la maggioranza parlamentare né alla Camera né al Senato. Si può quindi dire, paradossalmente,  che il Pd, pur essendo stato maltrattato dall’elettorato, con il suo 18,7%, è comunque determinante per dare un governo all’Italia. A meno che... i due vincenti M5s e Lega (o centrodestra) non si alleino tra loro dopo essersi combattuti alacremente nel corso della campagna elettorale. Ma il Pd sembra voler respingere ogni corteggiamento con tutte le sue componenti, esclusa quella del tutto minoritaria che fa capo a Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia.


Un rifiuto a farsi coinvolgere in una maggioranza politica di centrodestra o grillina, in primo luogo, per gli improperi e le infamanti accuse mosse dai grillini e dai leghisti al Pd e al suo segretario Matteo Renzi, (da “ladri” la più carina, a “mafiosi” e “con le mani sporche di sangue” le più truculente), prima e durante la campagna elettorale. Accuse impossibili da dimenticare da quanti hanno votato partito democratico. In secondo luogo, indipendentemente dalle offese ricevute, la risposta al canto delle sirene dei vincitori delle elezioni non può essere che un chiaro e forte “no” soprattutto per le indiscutibili e forti differenze che esistono nella sostanza tra i programmi del Pd – su economia, lavoro, diritti civili e rapporti con l’Unione Europea – e quelli ripetuti ossessivamente dal centrodestra e dal M5s nel corso della campagna elettorale e oggetto, anche, di incredibili promesse elettorali.


E a proposito di promesse elettorali del M5s – appena conosciuti i risultati – in diverse località del sud Italia e della Sicilia vi sono state delle persone che si sono subito affrettate a rivolgersi ai vari Centri di Assistenza Fiscale (Caf) per richiedere il formulario per la domanda del “reddito di cittadinanza”. Mentre a Taranto, dove ha vinto alla grande il M5s, con il 47%, i diecimila lavoratori dell’Ilva paradossalmente, ora, si domandano preoccupati quale sarà il loro futuro considerato che la chiusura di quella fabbrica era una delle promesse preelettorali dei Pentastellati.


Se tanto ci dà tanto, un giorno o l’altro, arriveranno poi anche i mancati pensionati, danneggiati dalla legge Fornero, a chiedere conto, sia alla Lega che al M5s, della loro promessa di annullare quella legge; per non parlare della Flat Tax al 15% o dell’eliminazione del Jobs Act che molto difficilmente potranno realizzarsi come tante altre promesse preelettorali degli uni e degli altri. Tutte promesse che probabilmente porteranno presto molti elettori pentastellati e leghisti – che si sentiranno traditi – a gridare ai dirigenti di entrambi questi partiti dei gran “vaffa” magari con 50 “colorite” sfumature a seconda dei tanti idiomi dialettali italici!

Pubblicato

Giovedì 29 Marzo 2018

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