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Cinema: Quando a Lugano si faceva cinema

di

Gianfranco Helbling
Si parla molto di Lugano come polo di produzione cinematografica, con Marco Müller e la Fondazione Montecinemaverità che vi si sono trasferiti. Ma né a Lugano, né in Ticino, quella della produzione cinematografica fu mai una vocazione. In particolare, prima della seconda guerra mondiale in Ticino non si produsse nessuna fiction, se non cinque pellicole girate fra il 1915 e il 1916 e prodotte non su iniziativa locale, ma di italiani che portavano in salvo idee e capitali. A Lugano approdarono così la Talia Film e la Rosa Film, entrambe milanesi. La Talia vi si trasferì nel gennaio del ’15 con uffici ed équipe artistica diretta da Giovanni Zannini. Egli nello stesso anno girò in Ticino quattro film che ebbero una scarsissima distribuzione sia in Svizzera che in Italia. Il primo fu il dramma d’amore Barriere umane, cui fecero seguito tre titoli decisamente inquietanti: La coscienza del diavolo (storia fantastica con protagonista Belzebù), Il rintocco dei morti (dramma che la critica italiana considerò «un’involontaria commedia esilarante») e Lo spettro del diavolo (melodramma di falsi tradimenti in un’aristocrazia in declino). Protagonisti di tutti questi lavori erano lo stesso Zannini e sua moglie, Lina Pellegrini. Ma l’avventura produttiva della Talia in Ticino si fermò qui, soprattutto per il cambio sfavorevole. Due anni più tardi, nel ’17, il luganese Alfredo Ernesti, commerciante di articoli elettrotecnici, rilevò gli atelier e lo stock «ticinese» della Talia e fondò la LuganoFilms, tentando di commercializzare i quattro film nella Svizzera tedesca, senza successo. Con i mezzi acquistati dalla Talia Ernesti girò qualche documentario (come Il passaggio dei grandi feriti in Svizzera), ma la sua avventura si esaurì presto. Qualche prospettiva migliore l’aveva la Rosa Film, che a Lugano voleva istallarsi con attori del Teatro Manzoni di Milano. L’unico suo film «ticinese» fu invece L’alcova tragica, diretto dallo stravagante conte Edouard Micheroux De Dillon nell’estate del ’16 e distribuito da Ernesti. Fu l’ultima fiction prodotta in Ticino fino al 1939. Negli anni ’20 ci furono dei tentativi di impiantare un polo cinematografico a Lugano, di origine svizzera. Nel ’22 l’Alpina Film Genossenschaft di Zurigo annunciò di volervi aprire degli studi. Due anni dopo fu fondata la Gallia Film AG, con capitali svizzeri, italiani e tedeschi. Voleva girare dei lunghi di grosso budget (Morphium, Paradiso in terra) approfittando degli scenari naturali offerti dal Ticino e diretti da Gerhard Schäke. Ma l’inflazione galoppante stroncò anche questi tentativi, e perché in Ticino si tornasse a produrre del cinema si dovette aspettare il 1939 e soprattutto il genio di Francis Borghi.

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Venerdì 5 Ottobre 2001

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