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Cielo, la cultura

di

Giuseppe Dunghi

Rilanciare l'immagine di Chiasso, riprendere il dialogo con la popolazione, offrire incentivi ai commerci e alle aziende, ridurre le tasse comunali, potenziare i servizi ai cittadini. Il 10 aprile scorso Roberta Pantani presentava il suo programma al microfono della Rsi. Arriva al sesto punto: «No alla politica culturale portata avanti dal municipio uscente e che non è condivisa dalla popolazione. Occorre non focalizzare tutto l'interesse culturale di Chiasso verso una cultura di élite e di nicchia, ma proporre una cultura più popolare, nazional-popolare». L'aggettivo ha un suono sinistro, ma non se ne rende conto. Il pensiero corre alla pubblicità dei mobili Ikea, «Sui robusti ripiani potete mettere qualsiasi cosa, dai cd ai vostri oggetti più belli». Accanto al televisore, una ventina di libri irrimediabilmente nuovi. Dunque ci attendono quattro anni di tombole, commedie in dialetto, corni delle Alpi e guarda ben che non si bagna, sbandieratori di Vercelli, festival di organetti a manovella, miss basso Mendrisiotto, partite su schermo gigante e palio degli asini. Siamo a questo punto.
Ma non c'è tanto da ridere. Per realizzare il suo progetto conservatore, la Lega utilizza un'idea di sinistra: la critica alla cultura borghese. L'espressione non è più di moda, ma non per questo ha cessato di esistere quel complesso di  valori intellettuali, morali ed estetici creati dalla classe sociale che ha fatto la storia dal Medioevo ad oggi. E che, dopo secoli di colonialismo e schiavismo, due guerre mondiali, vent'anni di fascismo e le bombe atomiche, si ha il diritto di mettere in discussione. Non è vero che la cultura sia qualcosa di assoluto, un mondo a sé stante, un tempio in cui entrare dopo aver deposto all'esterno le passioni contingenti. Al salone del libro che si è tenuto in questi giorni a Torino è stata celebrata la cultura di uno stato che da sessant'anni impedisce con metodi criminali il formarsi dello stato palestinese. C'è la cultura degli oppressori e quella degli oppressi, quella di chi sgancia le bombe a cinquemila metri d'altezza e quella di chi le riceve in testa, quella dei divoratori di energia e quella dei minatori che muoiono cento alla settimana in Cina.
Cultura è l'insieme delle scelte di vita compiute da una persona o da una comunità. Si parla ad esempio di cultura egizia per indicare il modo di coltivare la terra, l'architettura, la religione, la maniera di seppellire i morti e un certo modo di concepire l'aldilà tipici di quel popolo. Dunque scegliendo, ossia pensando, affrontando i problemi, costruendo una morale, si fa cultura. Quella che Roberta Pantani chiama cultura popolare è in realtà la cultura che si vorrebbe che il popolo avesse, per permettere a un ristretto numero di speculatori di appropriarsi del lavoro di tutti, ai ricchi di accumulare altra ricchezza, ai razzisti di dividere l'umanità in uomini e sottouomini. Tutti costoro temono le persone che scelgono di non condividere il loro progetto. Bisogna dunque essere grati agli operai delle Officine di Bellinzona per averci regalato, con il loro sciopero, un mese di cultura vera, cultura antagonista.   

Pubblicato

Venerdì 16 Maggio 2008

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