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L'editoriale

Ci perdono sempre i deboli

di

Claudio Carrer

Scaricare ulteriori costi e responsabilità sugli assicurati e sui malati per tappare le falle di un sistema iniquo. Rientra in questa logica perversa e già conosciuta la recente decisione del Gran Consiglio ticinese di tagliare linearmente i sussidi di cassa malati nell’intento di limitare il deficit nei conti statali del 2014. Una decisione irresponsabile contro la quale socialisti, verdi e sindacati hanno giustamente promosso il referendum che consentirà ai cittadini di esprimersi in votazione popolare. 

 

In sostanza, il parlamento ha deciso di modificare il modo di calcolare il premio medio di riferimento (determinante per quantificare l’aiuto agli assicurati): esso non sarà più stabilito considerando i premi del modello assicurativo standard ma anche quelli (più bassi) del modello del medico di famiglia. In questo modo il premio medio di riferimento si abbassa e di conseguenza si riduce anche l’importo del sussidio.  A pagarne le conseguenze sarebbero migliaia di persone che da un giorno all’altro si ritroverebbero senza il sussidio necessario per sostenere le spese di assicurazione malattia, una delle voci più pesanti del bilancio delle famiglie.


La maggioranza “democristiano-liberal-leghista”, sposando la teoria blocheriana (in voga ormai da una decina d’anni in questo paese) secondo cui ogni beneficiario di una prestazione sociale compie quasi per definizione un "abuso”, vende la misura anche come una sorta d’incentivo per i beneficiari dei sussidi a darsi da fare per scegliere modelli assicurativi meno cari. Dando prova di grande ipocrisia, agli assicurati suggerisce di  compensare le maggiori spese cambiando modello assicurativo o assicuratore. Facile a dirsi, molto meno a farsi.


La modifica di legge è infatti stata decisa solo cinque giorni prima del termine ultimo (il 30 novembre) per fare questi cambiamenti e non tiene minimamente conto delle oggettive difficoltà che gli assicurati incontrano nell’orientarsi nella giungla di prodotti dell’assicurazione di base offerti da oltre sessanta casse malati operanti in un regime di falsa concorrenza.  Difficoltà che toccano in particolare le persone anziane e i malati cronici e che vengono aggravate da una generale mancanza di trasparenza da parte degli assicuratori. A volte persino dai loro tentativi di creare confusione nel “cliente”, come abbiamo potuto constatare di persona nelle scorse settimane nell’ambito delle fastidiose telefonate dei consulenti a caccia di “buoni rischi”.


Un’assicurazione sociale deve per definizione garantire a tutti le stesse prestazioni e il medesimo trattamento e non può più essere lasciata nelle mani degli assicuratori privati che come unico fine hanno il profitto. L’istituzione di una cassa pubblica di assicurazione malattia, oggetto di un’iniziativa su cui il popolo voterà verosimilmente nel corso del 2014, è una giusta via d’uscita da un sistema sempre più iniquo e insopportabile, in cui a perderci sono i più deboli, sempre.

Pubblicato

Giovedì 5 Dicembre 2013

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