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Christoph non si ferma a Rhäzüns

di

Silvano De Pietro
Questa volta Christoph Blocher sta proprio esagerando. E il presidente del Pss, Hans-Jürg Fehr, ha proprio dei buoni motivi per arrabbiarsi come sta facendo. La questione di fondo sono le bugie, le insinuazioni, la mancanza di scrupoli con cui il ministro di giustizia e polizia sta conducendo la campagna in vista della votazione referendaria sulle nuove leggi sull'asilo e gli stranieri. Entro certi limiti si può anche capire il ricorso ad argomenti "forti" per rendere più efficace la propaganda. Ma quando si arriva a strumentalizzare una penosa vicenda come quella dei bambini di Rhäzüns, ed a farlo è addirittura un consigliere federale, allora vuol dire che ogni limite è stato superato.
La notizia è esplosa, con tutta la sua forza sconcertante, martedì 29 agosto: una bambina di cinque anni ha subìto gravi abusi sessuali da due ragazzini delle elementari di Rhäzüns (Grigioni), uno di tredici e uno di dieci anni. Il fatto è accaduto a metà giugno vicino al parcheggio della stazione, dove il tredicenne avrebbe violentato la piccola mentre l'altro la tratteneva, e viceversa. Il tutto è stato reso noto per volontà della madre della vittima, la quale intende in tal modo far sì che la società ne discuta, ne prenda coscienza e non trascuri questo fenomeno della violenza anche tra bambini.
A Rhäzüns, una località di 1'300 abitanti a una dozzina di chilometri ad ovest di Coira, le autorità hanno previsto di applicare "misure educative" ai due autori della violenza. Un rappresentante della procura grigionese, ha infatti confermato che in base al codice penale i minori di quindici anni sono ancora considerati bambini e quindi non ricadono sotto la competenza del giudice minorile ma del consiglio scolastico. Così, dopo le vacanze estive i due ragazzi non sono più tornati nelle scuole del loro comune. Il più giovane deve continuare le elementari a Coira, mentre il tredicennne deve seguire una terapia in un apposito istituto.
È comprensibile che un fatto del genere sia scioccante per l'intera Svizzera. Di conseguenza verrebbe visto con favore che il ministro di giustizia intervenga personalmente e prenda posizione sulla vicenda. Ed è quello che mercoledì 30 agosto Blocher ha fatto. Tuttavia le sue dichiarazioni sono sembrate errate e fuorvianti. Tanto per cominciare, ha dichiarato con sicumera: «Questi sono due ragazzi albanesi del Kossovo. Adesso chiariremo i dettagli». Ma di quali dettagli parla? Gli aspetti dell'inchiesta di polizia lui stesso dice che «li conosciamo già». Ciò che il leader dell'Udc vuole sapere è «che genere di ragazzi sono». Il suo Ufficio federale della migrazione (un nome "sociologico" dietro cui si nasconde la polizia degli stranieri) dovrebbe quindi accertarsi «se sono nati in Svizzera e quali sono le loro condizioni familiari». Insomma, il fatto «è un segnale d'allarme: finora questo non era mai successo in questa fascia d'età».
Tali dichiarazioni hanno, da un lato, rivelato (anzi confermato) che Blocher o è disinformato, o è in malafede. Dall'altro, hanno messo in imbarazzo l'Ufficio federale della migrazione (Ufm), il quale sa bene che il padre del tredicenne coinvolto, il ragazzo stesso e due sue sorelle maggiori sono stati naturalizzati svizzeri oltre un anno fa. Il ragazzino di 10 anni appartiene ad una famiglia che dispone del permesso di residenza annuale (permesso B), per il quale sono competenti le autorità cantonali. E allora, perché mostrare i muscoli tirando in ballo l'Ufm che non può far nulla? Quanto alla nazionalità dei ragazzi ed alle considerazioni sociologiche sulla fascia d'età dei due autori della violenza, il ministro è stato immediatamente smentito in televisione dalla dottoressa Cornelia Bessler, responsabile del centro di psichiatria infantile e giovanile forense del canton Zurigo, che a 10 vor 10 ha detto che violenze sessuali compiute da minorenni e persino da bambini non sono affatto una novità, che metà degli autori di tali fatti sono svizzeri e metà stranieri, e che il 70 per cento appartiene a famiglie borghesi di costumi "intatti" e solo il 5 per cento a famiglie che hanno avuto esperienze simili.
Con il precedente del gennaio scorso, quando Blocher in un discorso pubblico definì (a torto) criminali due albanesi e poi negò al Consiglio degli Stati di averlo detto, non c'è da meravigliarsi se ormai sempre più gente diffida delle sue dichiarazioni. Anche nel caso specifico, affermando che se n'era occupato il Consiglio federale (ma poi il portavoce Oswsald Sigg ha precisato che Blocher ne aveva parlato ai colleghi soltanto durante la pausa della seduta), il ministro ha implicitamente confermato di essere uno che non dice mai una verità  completa, cercando anzi di strumentalizzare e piegare qualunque verità, mezza verità o falsità a sostegno delle proprie tesi.
Ciò però non vuol dire che questo gioco non debba essere pubblicamente denunciato. L'ha fatto il presidente dei socialisti svizzeri. «Blocher abusa di una tragedia per suscitare consenso alla legge sull'asilo», ha tuonato Hans-Jürg Fehr, secondo il quale con queste false affermazioni Blocher persegue un preciso disegno. «È ingenuo credere che queste siano delle gaffes. Dietro c'è un sistema; Blocher è privo di morale», ha aggiunto Fehr.

Pubblicato

Venerdì 8 Settembre 2006

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