< Ritorna

Stampa

 

Chi lavora dice no ai nuovi orari

di

Francesco Bonsaver
Il governo cantonale ha elaborato una proposta di legge tesa a modificare gli orari dei negozi. In sintesi, è prevista l'apertura dei commerci per quattro domeniche l'anno, quattro festivi infrasettimanali, tutti i sabati fino alle 18, mentre la chiusura in settimana si sposterebbe alle 19 e il giovedì rimarrebbe alle 21. Il sindacato Unia si è schierato fin da subito contro la proposta, promuovendo una votazione tra chi lavora nella vendita, affinché potessero esprimersi sulla proposta di modifica degli orari. I risultati della votazione (94,8 per cento di no) non lasciano dubbi.
Per capire quali risvolti pratici avrebbe nella vita delle lavoratrici nella vendita la modifica degli orari di apertura,  area  ha voluto dare voce ad una venditrice, Roberta Bonato Knuchel.


Roberta Bonato Knuchel, perché è contraria all'estensione del lavoro domenicale?
Parlo con cognizione di causa, avendola vissuta sulla mia pelle. L'unico giorno in cui tutta la famiglia possa stare insieme, verrebbe a cadere. Al sabato non si può perché tu lavori, in settimana perché i figli vanno a scuola e il marito lavora. Se perdiamo anche la domenica e quei giorni festivi previsti, si perdono quelle poche occasioni che ci restano di essere riuniti. La domenica non può essere negoziabile, non deve essere in vendita.
Quali altri problemi pratici solleva le modifiche di orari contenuti nella proposta di legge?
Penso al mio caso concreto: i figli. Quando una madre è sola ad occuparsene, durante il lavoro ricorre agli asilo nido. Alla domenica, questo è un gran problema. L'asilo nido è chiuso e le colonie diurne anche. O hai la fortuna di avere parenti e amici, oppure sei in grave difficoltà. Il problema si pone anche con la nuova proposta di aprire 30 minuti in più la sera in settimana. Possono sembrare pochi, ma quella differenza è sostanziale. I doposcuola chiudono alla 19. Se finisci di lavorare a quell'ora, ti ci vuole comunque una mezzoretta per raggiungere la sede del doposcuola. E tuo figlio, cosa fa in quei 30 minuti? Resta solo o lo ritrovi con la donna delle pulizie come mi è successo?
Secondo quanto dichiarato al Quotidiano da Alberto Ménasché, presidente Federcommercio, il problema dell'asilo nido sarebbe facilmente risolvibile discutendo con il datore di lavoro…
Credo semplicemente che affermazioni di questo genere siano inveritiere. Come dipendente puoi dire di no una volta, forse due, ma alla terza ti fanno capire che non sei al posto giusto…
Vede altri problemi pratici legati all'estensione degli orari in settimana?
Quella mezzora in più tutti i giorni rende la vita impossibile a chi utilizza i mezzi pubblici. Anche qui parlo con cognizione di causa. Avendo abitato in periferia di Lugano, posso tranquillamente affermare che i trasporti pubblici dopo le 19 sono quasi inesistenti. La nostra società, giustamente, non è strutturata per quegli orari. E se si modificano gli orari di apertura dei negozi, dovranno essere modificati gli orari di lavoro di molte categorie professionali.
La flessibilità negli orari di lavoro viene presentata come un vantaggio per i dipendenti. Cosa ne pensa?
È a senso unico. La lavoratrice deve dare la sua disponibilità, altrimenti se dici no due volte di seguito, il licenziamento è molto probabile. Facciamo un esempio concreto. Domani è un festivo e sono previste aperture straordinarie dei negozi. Secondo programma, dovresti lavorare. Ti organizzi per avere una babysitter che si prenda cura di tuo figlio. Il giorno dopo è bel tempo. Saranno pochi ad andare per negozi preferendo, giustamente, andare in montagna o al lago. Se ti va bene, ti chiamano a casa per dire di non venire. Nella peggiore delle ipotesi, ti presenti sul posto di lavoro e ti dicono di andare a casa. Questo è il concetto di flessibilità nella realtà delle venditrici.
Il padronato sostiene che grazie alle aperture prolungate, si creano posti di lavoro…
Chiunque lavori nel settore, sa benissimo che le aperture prolungate non hanno creato neanche mezzo posto di lavoro. Semplicemente si estende la fascia oraria in cui la dipendente è a disposizione del datore di lavoro. Lavorerai sempre le tue otto ore e mezzo al giorno, ma le farai su di una arco di 13 ore, come succede oggi nel caso del giovedì. Inizierai regolarmente al mattino, e poi avrai una pausa di 3-4 ore nel mezzo della giornata. Se abiti vicino, ti va bene. Ma sono una minoranza. Altrimenti ti tocca gironzolare per tutto quel tempo oppure dormire in auto nel parcheggio, come verificato da funzionari sindacali.
Come fanno i negozianti a garantire la copertura del personale?
Oggi molte aziende del dettaglio assumono con la formula del tempo parziale. In realtà spesso in questo sistema il lavoro diventa su chiamata. Per un periodo, lavori a tempo pieno, poi quando si accorgono che ti stanno facendo lavorare troppo e rischiano di dover pagare obbligatoriamente la cassa pensioni perché hai raggiunto il limite legale, ti lasciano a casa per settimane. Ci sono contratti nelle grandi catene in cui ti garantiscono 6-14 ore di lavoro mensili. In realtà ti fanno lavorare molto di più, ma con questo sistema ti tengono stretta. Se ti ribelli o dici no ad una pianificazione dell'ultimo minuto, te la possono far pagare facendoti lavorare solo quel minimo di ore previste dal contratto. Ossia, senza una paga sufficiente. E allora accetti tutto.
Qual è il suo parere sulla votazione tra gli addetti al settore organizzata da Unia?
Ringrazio il sindacato per questo esercizio di democrazia. È la prima volta che chi lavora nella vendita e sarà confrontato direttamente con le modifiche degli orari, può esprimere il proprio parere in maniera democratica nel segreto dell'urna. È un ottimo modo per dare dignità alle lavoratrici e ai lavoratori.
C'è qualcosa che vuole aggiungere sull'estensione delle aperture dei negozi?
Come cittadina, c'è un altro aspetto che mi preoccupa: il traffico. Se fosse approvata la nuova legge, anche alla domenica dovremmo subire il traffico. Non avremmo neanche un giorno per essere liberi dal rumore e dall'inquinamento. Vorrei fare un esempio provocatorio. Perché non liberalizziamo il taglio del prato del giardino alla domenica? Perché una persona che lavora in settimana non può avere a disposizione anche la domenica per tagliare il prato? Semplicemente perché è così bello avere almeno un giorno alla settimana di essere liberi di godersi il silenzio in santa pace.

Democrazia sindacale

Il sindacato Unia ha le spalle coperte. Nove dipendenti su dieci del commercio al dettaglio sono contrari all'estensione degli orari di apertura dei negozi. In un comunicato stampa, Unia constata che il risultato della votazione promossa sui posti di lavoro conferisce «al sindacato un mandato chiaro: battersi con ogni mezzo per impedire che il progetto di Laura Sadis e dei grossi commercianti diventi legge». Un progetto di legge giudicato «meramente ideologico» e contrario a un bisogno reale della popolazione.
Da rilevare che Unia non è disposta a considerare un eventuale Contratto collettivo di lavoro per il settore (che rimane auspicabile per il sindacato) come merce di scambio. Al proposito, giudica significativo il risultato del sondaggio delle venditrici del gruppo Coop: «pur beneficiando di un contratto all'avanguardia, si sono espresse contro il progetto di legge con quasi il 95 per cento di no».

Pubblicato

Venerdì 19 Giugno 2009

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 65.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 18 Novembre 2022