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Chi ha paura dei multiplex

di

Gianfranco Helbling
Sembra scomparsa la frenesia attorno ai multiplex, i grossi complessi che riuniscono diverse sale cinematografiche (in Svizzera fra cinque e sette sale bastano per definire un multiplex, all’estero ce ne vogliono dieci). In Ticino l’apertura del Cinestar a Lugano ha affossato di fatto il progetto di Grancia e non ha portato ad una moltiplicazione degli schermi, giacché sono scomparsi i tre del Kursaal di Lugano e quello del Forum di Bellinzona. Oggi il Ticino con uno schermo ogni 12 mila abitanti ha una densità di offerta superiore alla media nazionale, che è di uno ogni 14 mila abitanti, e il nostro Paese è in testa nel confronto internazionale (in Germania c’è uno schermo ogni 20 mila abitanti, in Austria uno ogni 22 mila). D’altro canto, pure nella frequentazione delle sale siamo in testa: ogni svizzero va in media 2,3 volte all’anno al cinema, mentre un germanico ci va 1,8 volte e un austriaco 1,5 volte. Sembra quindi rimasto poco spazio da occupare, tant’è che da 15 anni il numero di spettatori all’anno è stabile, fissandosi sempre fra 14 e 16 milioni: e all’estero l’avvento dei multiplex ha portato ad aumenti irrisori del numero di spettatori, fra il 3 e il 5 per cento. Se il multiplex può costituire un plusvalore notevole rispetto alle sale tradizionali (grandi superfici, ambienti piacevoli, film in esclusiva e in multipack, design accattivante, sale comode, elevato livello tecnologico, offerta globale di divertimento), è chiaro che il successo della sua implementazione non è automatico, anche per il suo gigantismo. Basti dire che, affinché un multiplex sia redditizio, ogni posto va venduto almeno 300 volte all’anno, in pratica più volte al giorno fra il venerdì e il lunedì. Questo genera tutta una serie di grossi problemi. Per la sua localizzazione in periferia si calcola che il 90 per cento degli spettatori di un multiplex ci va in automobile, contro il 50 per cento delle sale poste nei centri delle città. I promotori di un multiplex di 16 sale con 3’400 posti a Dietlikon, alla periferia di Zurigo, calcolavano che il progetto sarebbe stato redditizio a partire da 1,02 milioni di spettatori all’anno (quando le 52 sale della città di Zurigo superano a malapena i 3 milioni di spettatori all’anno). Considerando 1,9 spettatori per automobile e un tragitto medio di 30 chilometri, questo avrebbe generato circa 25 milioni di chilometri d’automobile all’anno. Non solo: fra le 19.30 e le 20.30 di un normale sabato d’inverno si sarebbero riversati su Dietlikon circa 1’400 veicoli, creando una densità di traffico sproporzionata per una qualsiasi periferia svizzera (tanto più che i promotori del progetto prevedevano di costruire solo 600 parcheggi). Insomma, oggi siamo al punto che i multiplex, prima di spaventare la concorrenza, fanno paura ai loro stessi promotori.

Pubblicato

Venerdì 22 Giugno 2001

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