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Che cos’è un sindacato

di

Mauro Marconi
Mentre componevo mentalmente il mio contributo per questo numero di area, mi è tornato alla memoria un episodio di qualche anno fa. Avevo iniziato da poco la mia attività di formatore per adulti ed ero alle prese con il mio primo gruppo di persone disoccupate. Un pessimismo generalizzato regnava all’interno del corso cui erano iscritti diciassette partecipanti. Questo sentimento condiviso era alimentato da esperienze diverse che avevano portato i miei diciassette compagni di viaggio a maturare chi rabbia, chi disillusione, chi rassegnazione, chi malattia. Un giorno balza lì dal nulla una domanda: «che cosa fanno i sindacati per lottare contro la disoccupazione?» Ne nasce un dibattito vivace in cui diversi prendono la parola. Visto il grande interesse, propongo di invitare un sindacalista al corso e di rivolgere direttamente a lui la domanda. Trovo un relatore molto disponibile che accetta volentieri e che per entrare in materia pone a sua volta una domanda: «che cosa è, secondo voi, un sindacato?». Quella di iniziare una relazione e/o una lezione ponendo una domanda è una tecnica d’animazione, che in questo caso si è rivelata particolarmente saggia. Se il mio gruppo fosse stato una banda musicale ed il relatore il direttore di orchestra, ciò cui avrebbe assistito il pubblico sarebbe stata l’accordatura degli strumenti più rumorosa e stonata che vi sia mai stata. In effetti, questa semplice domanda fatta per, appunto, accordare gli strumenti suscita ben quattro definizioni diverse di sindacato. C’è chi sostiene che il sindacato: • è un ente statale, in cui lavorano funzionari del cantone; • è un ente parastatale, che riceve finanziamenti dall’ente pubblico; • è un’istituzione padronale, creata, finanziata e gestita dai datori di lavoro; • è un’associazione di lavoratori, formata e finanziata dai lavoratori stessi. Il calendario di area quest’anno m’ha riservato la sorpresa di scrivere il mio contributo sul numero che esce in occasione del primo maggio. Volevo utilizzare il mio spazio per una riflessione sul sindacalismo, sviluppando un’idea che inseguivo da alcuni giorni. Ma questo ricordo riaffiorato mentre facevo le mie serie riflessioni, ha preso il sopravvento. Ora ci sarà chi mi accuserà di disfattismo, di antisindacalismo e di chissà quali altre nefandezze. Do ragione a chi mi dal del presuntuoso: invitando quel sindacalista ho dato un piccolo contributo al movimento sindacale. Buon primo maggio.

Pubblicato

Giovedì 1 Maggio 2003

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