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Libera circolazione delle persone

«Certi padroni giocano col fuoco»

Renzo Ambrosetti punta il dito contro i veri responsabili del dumping

di

Silvano De Pietro

il sindacato Unia ha deciso di intensificare la campagna per l’ampliamento delle misure d’accompagnamento (Mac) alla libera circolazione delle persone. Ma non era già scontata, nell’opinione pubblica, la necessità di rafforzare le Mac? Perché occorre insistere ed intensificare la campagna? Lo chiediamo a Renzo Ambrosetti, copresidente di Unia (nella foto). «Abbiamo sempre sostenuto che la libera circolazione delle persone dovesse essere affiancata dalle Mac. Adesso, data l’evoluzione del mercato del lavoro e visto ciò che la libera circolazione comporta, ci rendiamo conto che queste misure hanno delle lacune e devono essere rafforzate. La sensibilità rispetto a tale rafforzamento non è uguale dappertutto.

 

In Ticino, data la situazione contingente, l’opinione pubblica sa che bisogna porre dei correttivi, mentre nel resto della Svizzera si ha l’impressione che tutto vada bene. Poi c’è anche la campagna dell’Udc, dove vengono fatti pesare i problemi sul posto di lavoro rispetto alla presenza di lavoratori esteri, ai quali viene data la colpa, mentre la realtà è che sono i datori di lavoro che approfittano della situazione per far venir gente dall’estero da sfruttare. Dunque, lo scopo della nostra campagna è quello di mettere le cose in chiaro e dire: guardate che il problema non è il lavoratore estero che viene in Svizzera, ma il datore di lavoro che fa venire manodopera e non rispetta le regole del gioco».


Dunque la situazione sta cambiando. Sta anche peggiorando?
La pressione aumenta. La Svizzera continua ad essere un’isola abbastanza tranquilla, mentre in Europa ci sono grossi problemi: basti pensare all’Italia, alla Francia, alla Spagna. E poi ci sono i paesi dell’Est: la Polonia, l’Ungheria, la Slovacchia e i Balcani, ma anche i paesi del Nord: sono tutti presenti con gente che lavora qui. Ricordo che i salari nei paesi baltici sono sui 400 euro al mese, per cui se uno viene a lavorare per 10 euro all’ora, che è una miseria qui in Svizzera, porta a casa sicuramente di più che al suo paese. Quindi sono disposti a venire a lavorare anche a quelle condizioni e fanno il gioco dei datori di lavoro senza scrupoli.


Finora, però, i controlli ci sono stati. A che cosa sono serviti? Perché non si riesce a tenere la situazione sotto controllo?
Bisogna vedere. Non in tutti i cantoni i controlli vengono fatti alla stessa maniera. E poi, per quanto concerne in particolare i “distaccati”, la Seco ha contingentato i finanziamenti per i controlli, che in alcuni cantoni e per alcuni settori professionali sono ampiamente insufficienti. Quindi noi chiediamo più risorse per fare più controlli, perché è controllando che si scoprono gli abusi. Questo, per i “distaccati”. Per quanto riguarda invece il mercato interno, in particolare rispetto al dumping salariale in certi settori professionali non coperti da contratti collettivi, qui la situazione peggiora perché i cantoni non controllano sufficientemente.


Il Ticino, per esempio?
Il Ticino controlla. La prova è che questo cantone ha emanato il maggior numero di contratti normali di lavoro. E il fatto che tali contratti fissino dei minimi salariali obbligatori per dei settori professionali ben specifici, dimostra che questo cantone si muove. Il Ticino ha oggi otto o nove contratti normali di lavoro nei diversi settori professionali, tre sono contestati davanti al Tribunale federale perché questa estate l’associazione degli industriali ha fatto ricorso. Questo, solo per dire come anche qui i datori di lavoro giochino con il fuoco, nel senso che con queste operazioni non fanno altro che mettere in difficoltà la prosecuzione della libera circolazione delle persone.


Però la gente ha la percezione che in Ticino la situazione si aggravi, si deteriori continuamente…
Ma certo, è ancora più grave. Per questo abbiamo chiesto più risorse per maggiori controlli in Ticino. Devo però dire che qui c’è una buona collaborazione fra tutti gli attori sul territorio: il Cantone, l’Aic [Associazione interprofessionale di controllo, di cui Ambrosetti è presidente. ndr] per i “distaccati”, le varie Commissioni paritetiche, le Guardie di confine, la Polizia, la Suva. Ci si è messi in rete per essere più efficaci ed efficienti nei controlli. Però bisogna fare di più perché la pressione che viene dall’Italia è enorme. In altri cantoni (specialmente, per quanto concerne il mercato interno, laddove non ci sono contratti collettivi) si fa un po’ poco. Non credo che la pressione ci sia solo in Ticino, mentre a Ginevra che ha due o tre contratti normali, in Vallese che ha un contratto normale, e in tutta la Svizzera tedesca non ci siano problemi. Non me lo fa credere nessuno. È che non si fanno sufficienti verifiche della situazione salariale in settori professionali dove vengono reclutate forze lavoro provenienti dall’estero.

 

Pubblicato

Mercoledì 6 Novembre 2013

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