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Cercasi politica economica

di

Francesco Bonsaver
La Claro Watch, fabbrica di orologi di Bellinzona, chiude l'esperienza in terra ticinese. Dopo 40 anni, di lei restano i dipendenti licenziati e i debiti accumulati e ora scaricati sulla collettività.
Resterà anche il ricordo dei miseri salari versati per anni, oggi attorno ai 13 e rotti franchi l'ora, lordi naturalmente (si veda l'articolo a pagina 7). Non fosse per il dramma delle persone ora in cerca di lavoro, non ci sarebbe da rimpiangere la chiusura di queste aziende. Vi è da chiedersi se il Ticino ha bisogno di "imprenditori" di tale classe. Per l'economia cantonale sono più un peso che un vantaggio. Così va il settore orologiero cantonale, con salari minimi indecenti anche in aziende che fanno profitti da record (si veda il gruppo Swatch) ben contenti di potersi fregiare del "made in Switzerland" al prezzo di salari irrisori.
Non è la sola orologeria a "brillare" in questo campo. Numerose ditte approfittano delle paghe basse per insediarsi in Ticino. La logistica, vanto della politica di promovimento economico cantonale negli anni recenti, ne è un triste esempio. Attratti da cospicui sconti fiscali e finanziamenti statali indiretti, le nuove arrivate versano nella gran parte dei casi salari irrisori rispetto al costo della vita in Ticino. Le entrate fiscali sono invece garantite dai lavoratori, con le tasse ordinarie nel caso dei residenti o dalle imposte alla fonte se frontalieri. I magazzinieri dei grandi marchi dell'abbigliamento situati nel Mendrisiotto potrebbero stupirvi raccontandovi le cifre dei loro stipendi e le loro condizioni di lavoro.
E la classe politica che fa? C'è chi preferisce accusare il frontaliere invece di interrogarsi su chi se ne approfitta della politica dei miseri stipendi. Oppure c'è una maggioranza dei parlamentari che preferisce spazzar via l'iniziativa sul salario minimo targata Mps, nascondendosi dietro ai problemi giuridici invece di affrontare la domanda politica che essa pone.
Da anni si avverte l'assenza di una visione di politica economica cantonale seria, per un'economia in grado di ridistribuire la ricchezza versando salari decenti e adeguati al costo della vita in Ticino.
Eppure le occasioni non mancherebbero. Lo studio Supsi sulle Officine Ffs di Bellinzona ha dimostrato le opportunità in questo campo. Una potenziale miniera d'oro in grado di generare un indotto di qualità, foriero di benefici economici per tutta la regione. Eppure, su questa eventualità, il mondo economico e politico, dopo qualche dichiarazione di rito, tace. Prioritari sono gli sgravi fiscali ai ricchi, le amnistie agli evasori o le aperture prolungate dei commerci a beneficio quasi esclusivo della grande distribuzione, che, va ricordato, continua a registrare ottimi profitti e hanno sede fiscale in altri cantoni (cfr. pag. 11).
E non è un caso se su questi temi la direttrice del Dfe Laura Sadis sta insistendo in questi mesi di campagna elettorale: perché è proprio in campagna elettorale che i politici fissano le loro priorità.

Pubblicato

Venerdì 5 Novembre 2010

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