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Cercasi direttore. O no?

di

Gianfranco Helbling
Si trova in una fase delicata e importante del suo sviluppo il Centro svizzero di calcolo scientifico (Cscs) di Manno. Se da un lato aspetta sempre di sapere se la Confederazione gli concederà il credito di 150 milioni richiesto dal Politecnico federale di Zurigo per ulteriormente potenziare le sue capacità di calcolo, dall'altro dovrebbe conoscere di qui a qualche settimana il nome del suo futuro direttore, colui o colei che dovrà garantirgli serenità e sviluppo negli anni a venire. Tutto però sembra svolgersi nell'indifferenza del Ticino, dei ticinesi e della classe politica cantonale. Negli ultimi tempi si è infatti discusso soltanto di dove andrà fisicamente il Cscs, dando per scontato che a Manno non ci sarebbe più posto per un ulteriore sviluppo. Ma di orientamenti strategici nessuno parla. Anche perché molto attorno al Cscs sembra rimanere avvolto in una strana nube di mistero. A cominciare dalle nomine di chi il Cscs lo deve guidare.

Sono tre mesi che il Cscs ha una direzione "dimezzata". Appena 11 mesi fa il Politecnico di Zurigo, da cui il Cscs dipende, aveva annunciato «l'ulteriore sviluppo del Cscs a Manno come Centro di calcolo nazionale», uno sviluppo che, si diceva allora, «sarà reso possibile con una nuova forma di direzione che prevede due responsabili, la dottoressa Marie-Christine Sawley e il professor Marco Baggiolini». Era, di fatto, la tredicesima direzione dall'apertura del Cscs, nel 1991. Affiancando Baggiolini a Sawley, direttrice già in carica, sembrava si desse almeno in parte ragione a quegli otto collaboratori del Cscs che un anno prima avevano pesantemente criticato i vertici del Cscs. Fu per quelle critiche che venne aperta un'inchiesta amministrativa le cui conclusioni non sono però mai state rese note fino in fondo. La partenza di Sawley, annunciata lo scorso 6 novembre («ma solo con un comunicato in italiano, notava il corrispondente della Neue Zürcher Zeitung), rimescola dunque nuovamente le carte e sembra l'ulteriore conferma che quelle critiche un qualche fondamento l'avevano – anche perché l'approdo di Sawley al Cern non appare propriamente come una promozione.
Ora il Cscs ha alla sua testa soltanto il 72enne Baggiolini, il cui mandato scade a fine anno. È affiancato operativamente dal direttore tecnico Dominik Ulmer, giunto al Cscs come coordinatore del segretariato. Pure lui fu al centro delle critiche degli otto collaboratori e della successiva inchiesta amministrativa. E all'orizzonte si profila l'ennesimo cambiamento. Pochi giorni dopo l'annuncio della partenza di Sawley il Politecnico di Zurigo ha infatti pubblicato un concorso per la nomina di un nuovo direttore. Una pubblicazione un po' strana: in internet (ma non sul sito del Cscs), sulla stampa estera (la Frankfurter Allgemeine Zeitung), ma non sui bollettini dei posti vacanti della Confederazione. Il concorso scadeva il 15 gennaio. Le candidature pervenute sono 12. Lunedì s'è riunita per la prima volta la commissione che proporrà la nomina ai vertici del Politecnico di Zurigo: «abbiamo stilato una prima graduatoria», ci dice Marco Baggiolini, che fa parte della commissione, «ora dovremo incontrare i candidati più interessanti. Intendiamo giungere alla nomina in termini relativamente brevi, entro 2-3 mesi».
Quali caratteristiche dovrà avere il futuro direttore? Il bando di concorso sembra puntare più su competenze manageriali che scientifiche. Parrebbe scritto su misura proprio per Ulmer. In effetti è (stranamente) aperto anche a laureati in scienze naturali (Ulmer è geologo di formazione), non è richiesto (stranamente) un dottorato (Ulmer non ce l'ha), e non indica (stranamente) fra i futuri compiti del direttore la conduzione scientifica del Cscs (Ulmer non sarebbe in grado). Ulmer il concorso in effetti l'ha fatto. E gode della stima di Baggiolini: «Personalmente apprezzo molto il suo lavoro e le sue capacità tecniche e gestionali. Va detto che nel periodo un po' movimentato del 2007 Ulmer ha svolto un lavoro molto importante dimostrando di essere un ottimo organizzatore». Resta da capire se il Cscs abbia bisogno alla sua guida di un organizzatore o di uno scienziato. E se Ulmer, dopo le turbolenze degli scorsi anni, possa essere la persona giusta.
Parallelamente si stanno pure svolgendo le valutazioni dei candidati alla cattedra di supercomputing che si sta istituendo all'Università della Svizzera italiana, messa a concorso in ottobre: «il Politecnico la considera molto importante, ci sono effettivamente diverse possibilità di collaborazione fra il Cscs e l'Usi», ci dice Baggiolini, già presidente dell'Usi. Appare dunque probabile che ci si orienti verso una complementarietà di ruoli fra il titolare della cattedra di supercomputing dell'Usi e il direttore del Cscs. Questo può significare che il titolare della cattedra all'Usi avrà competenze più scientifiche mentre il direttore del Cscs assumerà mansioni più manageriali? «È possibile», risponde Baggiolini, «ma molto dipenderà anche dalle caratteristiche e dalle motivazioni dei singoli candidati che si troveranno nel gruppo ristretto per la selezione finale. Certo è che al Cscs l'aspetto manageriale è molto importante: ogni anno riceviamo 60-70 richieste di capacità di calcolo, e questo comporta un significativo lavoro di valutazione e di allocazione di risorse. Di questo aspetto nella nomina del direttore si dovrà tenere debito conto».
Insomma, pare di capire che ci si orienta sempre più verso una supremazia scientifica dell'Usi rispetto al Cscs, e questo indipendentemente dal fatto che a dirigere quest'ultimo sia effettivamente chiamato Ulmer. In futuro sarebbe dunque l'Usi a dettare le strategie di sviluppo del supercalcolo in Ticino. Un notevole cambiamento di strategie, che potrebbe preludere ad un progressivo disinteresse del Politecnico per il Cscs. Peccato che tutto accada in maniera assai poco trasparente. E nell'indifferenza generale.


C'era una volta Monica Duca Widmer

C'era una volta lo Steering Board. E c'era una volta Monica Duca Widmer. Ora non ci sono più. Lo Steering Board era una sorta di consiglio d'amministrazione del Centro di calcolo (Cscs) di Manno, presieduto proprio dalla pipidina Duca Widmer. È stato posto in stand by un anno fa, ora è pure scomparso dal sito internet del Cscs. Sempre un anno fa era stata consegnata l'inchiesta amministrativa condotta all'interno del Cscs per chiarire una serie di accuse nei confronti dei vertici del Centro. La coincidenza è sospetta.
Ma un anno fa Monica Duca Widmer era pure destinata a diventare presidente del Gran Consiglio ticinese ed era in lista per il Consiglio di Stato. Poco opportuno sarebbe stato scoprire che la situazione al Cscs era degenerata non senza qualche responsabilità dello Steering Board e della sua presidente? Forse. Fatto sta che nel frattempo Monica Duca Widmer è pure uscita dal Consiglio dei Politecnici, dove ora il Ticino non è più rappresentato. Al posto dello Steering Board in futuro il Cscs sarà assistito da due gremi. Il primo è un Advisory Board, che avrà una composizione internazionale e si occuperà della supervisione degli aspetti scientifici e tecnici. L'altro è lo User Reference Group, che avrà il compito di coinvolgere e integrare meglio nelle decisioni gli utenti del Cscs: un'ulteriore conferma che le critiche sollevate due anni fa da un gruppo di dipendenti del Cscs non erano prive di fondamento.
Tra l'altro, che fine hanno fatto gli 8 denuncianti? Due soli di loro lavorano ancora al Cscs, e da fine febbraio ne rimarrà soltanto uno. Tutti gli altri, progressivamente emarginati, hanno gettato la spugna.


Di quanto accade al Cscs, in particolare dell'inchiesta amministrativa, area s'è già occupata più volte, in particolare nel n. 9 del 2 marzo 2007 e nel n. 25 del 22 giugno 2007, cfr. www.area7.ch

Pubblicato

Venerdì 1 Febbraio 2008

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