«Cercare lavoro è come giocare a carte». È una frase che ho imparato ad usare dapprima nella mia attività di formatore a contatto con persone disoccupate, e poi nei colloqui di consulenza individuale per cercatori di impiego. Secondo me (ma non sono obiettivo, siccome me la sono inventata io – cioè esisterà pure da una qualche parte, ma garantisco che l'ho scoperta da me -), ha il pregio di sdrammatizzare la ricerca d'impiego pur affermando il rigore che deve contraddistinguerla. L'idea mi è venuta osservando l'angoscia che attanaglia ogni candidato alla prospettiva di un colloquio di selezione.
Nel gioco delle carte, così come nella ricerca d'impiego, ci sono delle carte da giocare, bisogna conoscere le regole del gioco, deve verificarsi l'incontro di due o più giocatori e ci vuole un pizzico di… fortuna.
Procediamo con ordine. Le carte da giocare sono quelle delle nostre esperienze, capacità, formazioni, qualità personali e modi di essere. Dobbiamo imparare a conoscere e riconoscere quali carte abbiamo in mano, il modo migliore di giocarle in base al loro rispettivo valore.
E come in una partita a  carte, a seconda del gioco col quale ci stiamo cimentando, il valore delle carte cambia in funzione delle regole. È quindi importante sapere come muoversi, quale carta calare. Un sette di quadri ha un suo valore attorno ad un tavolo di scopa, tant'è che lo si definisce bello. Vale decisamente meno nella Peppatencia: quante partite e quante incazzature quando ci giocavo con mia nonna!
Va pur detto, ad onor del vero, che spesso mia nonna mi lasciava comunque vincere. Nella ricerca d'impiego non è sempre così. Solitamente, i giocatori vogliono vincere entrambi: chi cerca lavoro vuol essere assunto, chi sta selezionando vuole fare una buona assunzione. Così ognuno si muove seguendo il proprio disegno strategico, fa la sua giocata in funzione dell'attacco o della risposta altrui.
E qui entra in gioco la fortuna: quella di essere al posto giusto al momento giusto, certamente, ma anche quella di avere di fronte a sé il giocatore… giusto. Quello che rispetta le regole del gioco, che conosce il valore della carte, che condivide il piacere di giocare con il proprio interlocutore. Personalmente, durante i colloqui di selezione da me sostenuti ho incontrato giocatori eccelsi e pessimi. Tra questi ricordo chi mi rimproverava, a prescindere, mancanza di impegno nel mio lavoro; chi mi chiedeva se la mia formazione non era inutile per svolgere la mia professione.
Più o meno tutti, con più o meno passione, da piccoli impariamo a giocare a carte grazie all'aiuto di amici e parenti. Esistono molte possibilità, più o meno serie, per migliorare la propria tecnica di ricerca di un impiego. Per me due cose sono fondamentali. La prima: così nel gioco delle carte come nella ricerca d'impiego, barare non giova. La seconda: così nel gioco delle carte come nella ricerca d'impiego ,finita una partita se ne può subito cominciare un'altra.

Pubblicato il 

09.02.07

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