< Ritorna

Stampa

 

Cercansi voti disperatamente

di

Claudio Origoni
"L'imagination au pouvoir" sarà anche stato il più cretino degli slogan, come ha detto tempo fa un intellettuale francese rievocando il '68, però almeno sollevava qualche opportuna inquietudine. Sarà anche stato un sogno sbagliato, ma quanta partecipazione emotiva e quanta dose salutare di utopia dietro quel sogno! Almeno qualcuno pensava di poter volare. Oggi, come direbbe Gaber, non c'è più neanche l'intenzione del volo perché anche il sogno si è rattrappito.
Prendi i manifesti della campagna elettorale. Tutto sembra molto lento: tacà giò, come dicono i giovani. Se è vero che la forma è il più alto contenuto, siamo alla frutta.
I cartelloni vanno dallo scontato di chi vanta "impegni concreti non slogan" all'inedito del senza parole: si veda lo striscione Ssic, con un'infilata inquietante di testoni che ha qualcosa di lombrosiano. (A proposito, mai visto lo sconcio edilizio del Cantone? Mai letto niente del Tita architetto?)
I manifesti vanno dal palesemente falso al troppo franco. Sarà mai possibile, signor Pastatiziano, che il Ticino si rinnovi grazie al Ppd? E non sarà spregiudicata la richiesta della Lega quando scrive: "Ticinesi, abbiamo bisogno di voi!"? (La frase ricorda troppo nella struttura e nel ritmo "la flogosi verbifera del Bombetta" di gaddiana memoria. E cioè la logorrea del Duce quando tuonava dal balcone di Palazzo Venezia.) Che cosa vuole in buona sostanza la Lega? Vuole i voti dell'elettore. Ne ha bisogno: questione di sopravvivenza, sussurrano i maligni. Ora, che la Lega voglia stregare con le parole lo sappiamo. Lo fa ogni domenica dalle pagine del "Mattino". Ma chi vuole stregare preferisce sedurre: dare più che richiedere. (Tra parentesi, fossi uno della Lega, – penso a un altro minaccioso slogan leghista – starei attento ad invocare la tolleranza zero nei riguardi della criminalità!)
Mi pare insomma che la pubblicità elettorale, per quel poco che s'è visto, sia nata vecchia. È scrittura ricreativa più che creativa.
Come è possibile parlare di Trasparenza (glasnost) e soprattutto invocarla, la trasparenza, con un imperioso "Vediamoci chiaro!" a vent'anni dalla nascita del concetto? Ho sempre ammirato l'uomo politico russo che l'ha inventata, la glasnost, e lo ammiro tuttora; ma non me la sento di estendere l'ammirazione all'Udc. L'uso che il candidato udicí fa del vocabolo è solo strumentale. Demagogia grossolana.
Ancora un'osservazione. Riguarda il candidato Plr Moreno Colombo, il quale pretende di risolvere le cose difficili con il ricorso alla semplicità. Lo slogan attrae, soprattutto per la forma. Sfrutta la disposizione delle parole in parallelo attraverso un gioco di specchi che rimanda alla figura del chiasmo. Ma invece di prodursi – come si voleva – uno slittamento di senso, si è prodotto uno scivolamento di significato. Dove semplicità diventa semplificazione. Un autogol. A meno che quel "semplificare" non sia usato nell'accezione di "ridurre ai minimi termini". Operazione algebrica che vale solo per le scienze esatte. Non per la politica, che scienza esatta non è, secondo le parole di un più che illustre cancelliere.

Pubblicato

Venerdì 23 Marzo 2007

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

Rubrica

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 19 Maggio 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 1344
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019