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Cellule staminali, dopo il voto

di

Alberto Bondolfi
Sono passate quasi due settimane dal voto sulla legge attorno alle cellule staminali embrionali. Mi permetto un commento senza particolari emozioni che vuole essere al servizio di una “biopolitica” a più lunga durata. La larga maggioranza che ha approvato questa legge è molto variegata e a sinistra, anche se l’appoggio ad essa è stato a mio avviso maggioritario, rimangono aperti quesiti che vanno in ogni caso approfonditi. Come deve rapportarsi un’opinione pubblica “progressista” nei confronti della ricerca scientifica di punta? Non è possibile evidentemente una risposta tutta d’un colpo. Se volgiamo lo sguardo all’indietro si potrà vedere come i vari filoni che si rifanno al pensiero socialista abbiano avuto nel passato un’attitudine fondamentalmente positiva nei confronti della ricerca scientifica. L’ideologia del progresso univa gli imprenditori e la classe operaia, al di là degli interessi diversi nell’organizzazione del lavoro. Ora le cose stanno in maniera molto più complessa. La ricerca scientifica “pura”, slegata da applicazioni tecnologico-industriali, non esiste praticamente più, e ogni impresa scientifica è legata a strategie di intervento diretto sulla natura e sull’uomo stesso. A questa spinta che dà primato alla tecnica si aggiunge la supremazia delle scienze del vivente. La biologia contemporanea sembra diventare il sapere di maggior riferimento per una serie di interventi in campi diversi. Ne è scossa la nostra immagine stessa del mondo e del nostro agire in esso. I nostri interventi recenti nei confronti della natura inanimata hanno provocato la nascita del movimento ecologico, in cui la sinistra, dopo vari tentennamenti, ha saputo collocarsi e dare un proprio contributo originale. Per quanto riguarda invece l’ambito della biologia e della medicina siamo invece ancora ai piedi della montagna. Prima ancora di fissare una propria posizione penso che la sinistra debba cominciare a capire cosa stia davvero capitando. Per il momento essa ha cavalcato abbastanza frettolosamente letture “catastrofiche” della ricerca biologica, vedendo in essa l’ultima versione del potere delle multinazionali. C’è evidentemente del vero in questa lettura. Essa va comunque ancora affinata per non cadere in dualismi manichei. Così in occasione della recente votazione vari militanti della sinistra pensavano che la ricerca sulle cellule staminali embrionali interessasse fortemente l’industria farmaceutica. È davvero vero il contrario e la legge approvata dal popolo toccherà direttamente al massimo una dozzina di persone in tutta la Svizzera. Certamente queste e simili tecniche si svilupperanno ulteriormente e potranno a quel momento passare ad una loro “industrializzazione”. Bisogna dunque accompagnare criticamente questi processi, cercando di interpretarli nella loro complessità e nella misura del possibile mettendoli al servizio di chi sta male, legando così progresso scientifico e solidarietà con i più deboli.

Pubblicato

Venerdì 10 Dicembre 2004

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