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Cella, l'anticonformista

di

Silvano De Pietro
La scomparsa di Ettore Cella, lo scorso 1° luglio 2004 a Zurigo, è stato uno di quegli eventi che sollevano emozione. Certo, data l’età del personaggio, negli ambienti che hanno sempre guardato a lui con stima ed affetto si sapeva della sua ormai fragile condizione di salute; ma ugualmente la morte del grande attore ha suscitato un compianto molto più sincero e diffuso di quanto ci si aspettasse. Però – si potrebbe obiettare – trattandosi di un attore, di un personaggio noto ad un grande pubblico, è normale che tutti parlino della sua scomparsa. Sicuramente. Meno normale è tuttavia che se ne parli senza critiche all’uomo ed all’artista, usuali in casi simili. Non appena si è diffusa la notizia della sua scomparsa, tutti hanno parlato e scritto di Ettore Cella con grande considerazione e rispetto. Questo fatto meraviglia un po’, perché il personaggio era essenzialmente un anticonformista. Ettore Cella era un grande anticonformista. E proprio perché era grande, anche il suo essere anticonformista gli attirava simpatia e rispetto. Attore, regista e drammaturgo, era nato nel 1913 a Zurigo da emigrati italiani. Cella era cresciuto nell’ambiente degli esuli socialisti (la madre e il padre avevano gestito il ristorante “Cooperativo” di Zurigo), per cui possedeva una personalità decisamente laica ed orientata in senso libertario. Sin da piccolo aveva manifestato una predilezione verso il teatro, a cui non era estraneo l’aver assistito e partecipato alle recite della “filodrammatica” dei socialisti italiani di Zurigo. Nel 1930 ricevette il passaporto svizzero, che tra l’altro era allora, per un giovane artista antifascista, una sicurezza, una protezione non da poco. Cella cominciò a recitare in teatro, interpretando Brecht anche sulle scene di Roma, di Monaco e di Parigi. Scoppiata la guerra, non poté più andare in tournée; dal 1941 si diede allora al cinema, dove i personaggi che interpretò inizialmente erano quelli dell’immigrato italiano. Con il cinema, l’attività artistica di Cella si estese anche alla radio. E nel 1953 scoprì la televisione, partecipando ai primi esperimenti della Tv svizzero-tedesca e rimanendovi poi come regista. Cella credeva fermamente che l’uso dei nuovi mezzi di comunicazione di massa dovesse servire a diffondere la cultura tra il popolo. Una cultura socialista, beninteso. Ma un uomo così, un artista intelligente e colto, dalla personalità molto spiccata, non poteva non scontrarsi con gli alti papaveri della televisione, anche per la sua omosessualità di cui non aveva mai fatto mistero. Perciò lasciò la Tv. Ma non certo per eclissarsi. Su Radio Drs 1 aveva un gran seguito di ascoltatori con la trasmissione “Memortreff”. Fece ancora dei film, tra cui “Utopia Blues”; e nel 2002 interpretò in uno sceneggiato televisivo, “Lüthi & Blanc”, il ruolo di un vecchio padrone di un castello. Ettore Cella non è stato soltanto un artista di grande talento. Era un grande spirito libero, politicamente impegnato, che si esprimeva a livello culturale. Fu allievo e collaboratore di Ignazio Silone. Contribuì a far conoscere Brecht in Italia e Pirandello in Germania. La grande stima culturale e professionale che riscuoteva era testimoniata da amicizie come quella di Paolo Grassi, fondatore del Piccolo Teatro di Milano, sovrintendente del Teatro alla Scala e poi presidente della Rai; come quella del mitico regista e cofondatore del Piccolo Teatro, Giorgio Strehler; e come quella della “immortale” Maria Callas. Negli ultimi tempi, Cella, sempre intellettualmente molto attivo, stava scrivendo una storia romanzata della sua famiglia e, confermando l’indomabilità del suo spirito, aveva ripreso l’attività politica a favore del movimento per i diritti civili degli omosessuali. Ettore Cella ha dato un enorme contributo alla cultura teatrale svizzera del secolo appena trascorso. Ma ha dato tanto, in termini di prestigio, anche alla comunità degli immigrati italiani in Svizzera. Più di ogni altro però si è avvalso dell’opera di tutta la sua vita, il movimento socialista, sindacale e di sinistra, che a Zurigo ruotava intorno al ristorante “Cooperativo”. Cella non poteva non essere nominato presidente onorario della Federazione Socialista Italiana in Svizzera e socio onorario della Società Cooperativa Italiana di Zurigo. Il minimo che i socialisti italiani di Zurigo potessero fare per il loro illustre compagno.

Pubblicato

Venerdì 9 Luglio 2004

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