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Cavalli: «Disastro annunciato»

di

Gianfranco Rosso
Il crash di Swissair con a bordo i suoi 70 mila impiegati è dunque un dato acquisito. Il parlamento svizzero è in subbuglio, da destra (si è svegliata adesso) e da sinistra giungono critiche ferocissime contro l’operato delle banche. Franco Cavalli, capogruppo dei socialisti alle Camere, non usa mezzi termini quando gli chiediamo di commentare lo schianto di Swissair: «È un disastro, in parte annunciato, da ricondurre all’arroganza imperialistica della borghesia zurighese, che in questo momento è ben dimostrata dal comportamento dei grandi capi delle loro banche. Questi personaggi – puntualizza Cavalli – attraverso operazioni con Swissair, pensavano di poter conquistare l’Europa, senza rendersi conto che non avevano la possibilità di farlo. Naturalmente ha giocato un ruolo anche l’isolamento in cui è finita la Svizzera, nella quale siamo stati manovrati dalle forze reazionarie di questo paese. Responsabili di questa catastrofe nazionale sono dunque – rincara il consigliera nazionale socialista – la borghesia zurighese (rappresentata dai radicali in particolare) e Christoph Blocher, che insieme hanno messo in pericolo la ratifica degli accordi bilaterali» Ma che fare allora in una situazione caotica come quella che si è venuta a creare? «Sapevamo già che i dirigenti delle grandi banche sono dei rapinatori senza coscienza. Chi sta facendo una figuraccia è però anche il Consiglio federale – osserva Cavalli – che avrebbe dovuto prendere in mano il timone, anche con l’opposizione delle banche. Se veramente ci fosse stata la volontà, il governo avrebbe potuto portare il conflitto davanti al paese fino a far cedere le banche. In realtà ha abbassato le orecchie e ha ubbidito agli ordini» Quali le alternative? «Nella situazione in cui ci si trovava alla fine di settimana scorsa c’erano due possibilità: quella di «crossairizzare Swissair», la soluzione delle banche che prevede di dimezzare i salari di chi lavora, o di «swisscomizzare» Swissair attraverso l’assunzione del controllo delle operazioni da parte dello Stato. Anche se questa seconda ipotesi avrebbe richiesto un intervento economico di 5-6 miliardi di fondi della Banca nazionale, alla fine ci sarebbe costata meno dell’incalcolabile danno economico causato da questo disastro. Dunque, anche il Consiglio federale non si è dimostrato all’altezza perché l’unica decisione che andava presa non l’ha presa. Non dimentichiamo che la compagnia più sana è Air France ed è quella in cui la presenza dello Stato è più forte».

Pubblicato

Venerdì 5 Ottobre 2001

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