Guardando all’Afghanistan, è difficile pensare che il mondo possa andare peggio, ma esistono paesi neanche tanto lontani dal fronte dove stanno succedono altre catastrofi, annunciate da tempo. Per esempio in Vietnam, dove il defoliante Agent Orange spruzzato trent’anni fa dall’esercito statunitense percola attraverso l’acqua dei fiumi nella catena alimentare e continua a uccidere. Per esempio in Bangladesh dov’è in corso un avvelenamento di massa da arsenico. Recentemente il settimanale scientifico Nature pubblicava foto di adulti con le mani coperte di verruche nere: annunciano il cancro che li ucciderà. Richard Wilson, dell’università Harvard, calcola che 75 milioni di persone non hanno altra acqua che quella, piena di arsenico, dei pozzi profondi. «In confronto», dice Wilson, «Chernobyl ci sembrerà un picnic». È tutto cominciato negli anni 70, quando il governo di Dacca ha chiesto alle agenzie umanitarie di scavare pozzi profondi, che attingessero alle falde, perché i pozzi di superficie erano talmente pieni di microbi che gli abitanti morivano come mosche, i bambini soprattutto, per infezioni e diarree. All’epoca, i nuovi pozzi sembrarono una benedizione. Poi col tempo l’arsenico, presente nelle rocce e ingerito, si è accumulato nell’organismo della gente, e sono cominciati a nascere bambini deformi. A metà degli anni ’80 il dottor Chakrapurti, un epidemiologo dell’università Jadavpur di Calcutta, ha sospettato che analoghe deformità osservate nel Bengala Occidentale (lo stato indiano che confina con il Bangladesh) fossero dovute proprio alla presenza di arsenico nell’acqua. Ha chiamato sedimentologi inglesi a fare analisi del terreno e ne ha avuto la conferma. Eppure nel 1992, il British Geological Survey ha mandato i propri esperti a scavare altri pozzi profondi nel Bangladesh, perché quelli precedenti erano stati distrutti dalle alluvioni. Era un’emergenza umanitaria, il contrario di una guerra, ma ha avuto un effetto collaterale altrettanto grave. Gli esperti occidentali dicono ora che Chakrapurti non aveva pubblicato nulla sulle riviste internazionali, e non potevano immaginare che gli strati profondi dei sedimenti depositati dal Gange nella pianura alluvionale fossero avvelenati. Ora, migliaia di contadini del Bangladesh stanno per fare un processo al British Geological Survey, per ottenere risarcimenti. Altri contadini sono contrari: siccome non esistono esperti locali in grado di trovare un’alternativa ai pozzi profondi, temono che il processo scoraggi l’intervento di quelli provenienti dai paesi ricchi. Negli Stati Uniti è stato messo a punto un filtro efficace, fatto di polimeri detti a «scarpina di Cenerentola», perché sono capaci di richiudersi soltanto sulla sostanza – diossina, arsenico o altro – per la quale sono stati progettati, e di renderla inerte. Ma costano troppo per un paese miserrimo. Com’è che le bombe e i bombardieri non costano mai troppo e i polimeri di Cenerentola sì, anche quando c’è di mezzo la vita di 30 milioni di persone in Vietnam, di 75 milioni in Bangladesh e Chernobyl in confronto «sembrerà un picnic»?

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26.10.01..

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