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Politica federale

Cassis fa marcia indietro su Glencore

Il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) ha messo fine ad alcune partnership promozionali con delle multinazionali “scomode” tra cui il prima osannato colosso delle materie prime di Baar

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Federico Franchini

Nel novembre 2019, area aveva pubblicato un articolo in cui si rendeva noto del fatto che diversi eventi organizzati dal Dfae sono sponsorizzati da multinazionali, alcune delle quali controverse. Nella lista dei nomi ottenuta tramite la Legge federale sulla trasparenza figuravano imprese attive nell’estrazione e nel commercio di materie prime (Glencore), negli armamenti (Ruag e Raytheon) o nel tabacco (Philip Morris). Ora, secondo un recente articolo della Nzz am Sonntag, il Dipartimento guidato da Ignazio Cassis ha fatto dietrofront.

 

"Nell'ambito del suo processo di due diligence, l'ambasciata in Colombia non ha più rinnovato il suo partenariato di sponsorizzazione con Glencore", ha spiegato al giornale zurighese una portavoce al domenicale. La ragione è dovuta all’inasprimento delle linee guida in vigore da quest’anno. Per essere accettata come sponsor, un'azienda deve ora operare in modo sostenibile, non deve avere pratiche aziendali controverse e non ci deve essere alcun rischio di segnalazione negativa. Glencore aveva recentemente dato un contributo annuale alle attività culturali dell'ambasciata svizzera in Colombia. x In passato, la multinazionale di Baar – oggetto anche di un’indagine penale aperta dal Ministero pubblico della Confederazione – aveva sponsorizzato la festa per l’inaugurazione della nuova ambasciata svizzera di Mosca e di Kiev. Secondo la Nzz am Sonntag, anche l’ambasciata in Ucraina avrebbe rinunciato a rinnovare il contratto sia con la Glencore che con Philip Morris.

 

"Il settore minerario è così controverso che una partnership con Glencore non può generare un trasferimento d'immagine positivo", ha aggiunto Nicolas Bideau, un alto funzionario del Dfae e responsabile di Presenza Svizzera, l’ente incaricato di promuovere l’immagine della Svizzera all’estero.

 

Ma come, la Glencore non è la stessa multinazionale che soltanto due anni fa era stata elogiata dallo stesso Ignazio Cassis durante un celebre viaggio in Zambia? Su Twitter, dopo aver visitato una fabbrica locale della multinazionale, il Consigliere federale si era detto "impressionato dal suo impegno a modernizzare le sue strutture e a formare i suoi giovani". Elogi che erano poi stati ripresi nell’ambito dell’intensa campagna che al voto sull’Iniziativa multinazionali responsabile. Una proposta che, ricorderete, lo scorso novembre era stata accettata dalla maggioranza dei cittadini, ma non da quella dei Cantoni.

 

>>LEGGI ANCHE: Il ministro e l'impresentabile Glencore

 

Contattato nell’ambito del nostro precedente articolo Nicolas Bideau ci aveva detto che, nell’ambito delle sue attività di sponsoring, “il Dfae prende in conto i rischi per la reputazione della Svizzera così come le sensibilità politiche nazionali e all’estero”. Inoltre, aveva aggiunto il responsabile di Presenza Svizzera, “il Dipartimento si sforza di lavorare con delle imprese che rispettano i criteri internazionali di responsabilità nell’ambito ecologico, delle condizioni di lavoro e nella governance”. Per l’alto funzionario “se l’analisi caso per caso mostra che non può esservi nessun effetto positivo d’immagine con una data impresa, il Dfae si astiene dal cooperare con questa azienda”. Insomma, qualcosa deve essere cambiato in merito alla percezione di Glencore da parte dei funzionari del Dipartimento di Ignazio Cassis.

 

Secondo la Nzz am Sonntag, Berna ha rimosso più di 100 aziende dalla sua lista di potenziali partner. Ma Glencore non è un caso isolato. In futuro, le aziende del settore del tabacco, delle materie prime e degli armamenti saranno considerate tabù, come conferma il Dfae. Questi settori sono considerati un rischio reputazionale. Oltre a Glencore, tra gli esclusi c'è il gruppo di difesa nazionale Ruag. Ma anche il produttore di cioccolato Laederach, che ha sponsorizzato la "Serata svizzera" all'ambasciata di Parigi due anni fa, ma i cui commenti del suo capo sull'omosessualità hanno suscitato polemiche. Il controllo più severo è una risposta, tra le altre cose, alle critiche che Berna ha ricevuto nel 2019 quando è emerso che il produttore di sigarette Philip Morris avrebbe dovuto essere tra gli sponsor principali del suo padiglione all'Expo mondiale di Dubai in programma il prossimo autunno.

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Lunedì 26 Aprile 2021

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