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Casse vuote, sgravi!

di

Silvano De Pietro
È in corso al parlamento cantonale di Zurigo il dibattito sul preventivo 2003. In attesa delle conclusioni, che alla fine potrebbero anche costituire soluzione di compromesso, fa riflettere la violenza con la quale i due maggiori partiti borghesi del cantone, il Prd e l’Udc, hanno esercitato nelle scorse settimane una fortissima pressione per ottenere una sostanziosa riduzione delle imposte. Il Prd chiede un taglio del 5 per cento dell’imposta cantonale di base, l’Udc addirittura del 17 per cento. Poco male, se le casse pubbliche fossero piene ed i servizi statali potessero essere ugualmente garantiti. Ma in realtà, anche senza tener conto di questi tagli delle entrate, il canton Zurigo avrà bisogno di risparmiare un miliardo e 650 milioni di franchi per portare in pareggio i conti entro il 2007. A denunciare l’assurdità della manovra politica dei due partiti borghesi, è stato, la settimana scorsa, il ministro cantonale delle finanze, Christian Huber, che paradossalmente è proprio un Udc. Da anni Huber – un ex-giudice della Corte d’appello, stimato per il suo equilibrio – tenta di far ragionare i deputati del suo partito che, se potessero, smantellerebbero mezzo apparato statale. Ma nessuno può escludere che si tratti di un abile gioco delle parti, per far meglio ingoiare agli avversari politici ed all’intera popolazione i pesanti risparmi. I moniti di Huber comunque sono chiari: per stare alla pari, lo stato deve risparmiare 200 milioni di franchi nel 2004, 400 milioni nel 2005 e 600 milioni rispettivamente nel 2006 e nel 2007. E per farlo, sarà costretto a tagli dolorosi in ogni settore. Già in luglio era stata pubblicata una lista di 74 possibili interventi di risparmio, alcuni dei quali sembravano francamente irrealistici, come la soppressione di 7 prigioni circondariali (e sovraffollamento del carcere centrale), la rinuncia ad una linea ferroviaria (la Glattalbahn) e la chiusura notturna della S-Bahn dalle ore 20. Per non parlare delle conseguenze in ambito sociale e culturale, dove verrebbero ridotti i contributi destinati a mitigare i premi dell’assicurazione malattia, cancellati aiuto sociale e prestazioni complementari, soppresso il sostegno ai comuni per l’aiuto economico e per l’assistenza agli stranieri. Ed altri pesanti tagli imposti agli ospedali ed al settore della scuola e della formazione. Le scuole medie superiori (Kantonsschulen) non ci hanno pensato su due volte, ed hanno spedito ai genitori degli allievi 15 mila lettere nelle quali i rettori spiegano le conseguenze di una riduzione del 5 per cento dell’imposta cantonale: «Ciò non potrebbe portare che ad un’avvertibile e dolorosa diminuzione delle prestazioni». Se tale riduzione dell’imposta venisse accolta, come propone il Prd, il fabbisogno finanziario del cantone salirebbe a 2,6 miliardi di franchi. Huber non ha voluto dire cosa significherebbe, invece, un’eventuale approvazione della proposta di detassazione (meno 17 per cento) dell’Udc. Ma i due partiti borghesi non cedono. In parlamento hanno detto che non vogliono soltanto fare pressione affinché il governo tagli di più e in fretta il bilancio, ma promuovere l’insediamento di nuove imprese nel cantone. Se il mezzo da loro proposto sia poi quello più adatto allo scopo, è però tutto da dimostrare. Più plausibile sembra invece che la riduzione delle imposte venga chiesta da Prd e Udc con il solo scopo di creare difficoltà ai conti pubblici ed ottenere, anche in modo brutale, un ridimensionamento del ruolo dello stato. È una linea ideologica, questa, che tutti i partiti borghesi, sia a livello cantonale che federale, cercano in modo più o meno esplicito di mettere in pratica. Lo stanno segnalando, con ripetute proteste, non soltanto i dipendenti statali del cantone di Zurigo, ma anche quelli di altri cantoni, in particolare Berna e il Ticino. A Zurigo, centinaia di dipendenti statali (insegnanti, infermieri, poliziotti, medici, persino parroci e pastori protestanti) hanno dato vita lo scorso 2 dicembre ad un’affollata assemblea di protesta, minacciando di scendere in sciopero per non permettere che «i partiti borghesi sfascino il nostro stato». A Berna, dove il Gran Consiglio vuole licenziare un pacchetto di risparmi che comprende oltre 100 provvedimenti per risparmiare 280 milioni di franchi l’anno e sopprimere 570 posti di lavoro, i sindacati del personale hanno chiamato alla protesta, portando in piazza oltre 20 mila statali. Anche in Ticino il sindacato Vpod è in agitazione: anche qui, dove la spesa pubblica cantonale è sotto la media svizzera, la destra vuole imporre misure di risparmio. «Un obiettivo – scrive il Vpod - non fondato oggettivamente, e pertanto irrazionale e inaccettabile per la comunità». Ovunque, più che la preoccupazione per i salari (in generale gli stipendi reggono bene il confronto con l’economia privata), viene posta in evidenza la minaccia a servizi pubblici essenziali ed alla qualità della vita. A Zurigo, lo stesso Christian Huber ha riconosciuto che non vi è più spazio per privatizzazioni o cessioni di servizi ai privati: il popolo, infatti, ha votato contro manovre di questo genere a proposito dell’elettricità, mentre accurate analisi di esperti hanno stabilito che tutta una serie di servizi non potrebbero essere gestiti meglio ed a costi (e prezzi) più bassi di quanto faccia il cantone. E Blocher vuole liberarsi di Huber Non è la prima volta che il partito di Christoph Blocher si crea qualche problema con i propri rappresentanti negli organi esecutivi. A livello nazionale, è noto il conflitto dell’Udc con il proprio consigliere federale Samuel Schmid. A livello cantonale, come a Zurigo, può verificarsi il caso che dei due ministri Udc nel governo, uno sia ligio alle indicazioni del partito (come Rita Fuhrer, una casalinga che dal 1995 dirige il dipartimento della socialità e della polizia), l’altro si veda rendere difficile la vita proprio dalla stessa Udc (come il ministro delle finanze, Christian Huber). Ora, per le elezioni di rinnovo delle autorità cantonali, che si terranno in primavera, l’Udc ha deciso di presentarsi con tre candidati, nel tentativo apparente di conquistare un terzo seggio in governo (manovra difficile, che potrebbe in realtà favorire i socialisti), ma forse soltanto per far fuori Huber. Lo si è capito dalle parole di Blocher, che all’assemblea di designazione delle candidature, ha parlato di «una enorme pressione della base» in favore di un terzo candidato, che potrebbe entrare in campagna elettorale in modo «sensibilmente più libero di quanto possano fare i due attuali membri del governo Rita Fuhrer e Christian Huber». E l’ha capito anche il consigliere nazionale Toni Bortoluzzi, grandemente avvantaggiato dalla sua recente candidatura alla successione della consigliera federale Ruth Dreifuss. Sicuramente favorito alla vigilia, sostenuto in pratica da tutto il partito cantonale, durante la notte, dopo aver consultato la moglie (dice lui), ha deciso di ritirare la propria candidatura al Consiglio di Stato, con la motivazione di volersi dedicare soltanto alla politica nazionale. Forse un modo elegante per sottrarsi a una sorta di congiura anti-Huber. O forse una cauta presa di distanza da una politica che, come un mostro mitologico, per sopravvivere non esita a divorare i propri figli.

Pubblicato

Venerdì 13 Dicembre 2002

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