L’esplosione dei premi delle casse malati, che in questi ultimi anni sono cresciuti a velocità doppia rispetto all’aumento dei costi della salute, rappresenta sicuramente il cruccio principale per la maggioranza delle famiglie svizzere. Come per tutti i fenomeni complessi, anche per questo ci sono parecchie cause: tra queste ce n’è però sicuramente una che domina per la sua importanza. Si tratta di quella perversa invenzione svizzera dei “premi pro capite”, per cui il miliardario paga per la sua assicurazione di base altrettanto quanto ne versa come premio l’impiegato. Ciò significa che il 20 per cento più ricco degli svizzeri paga molto, ma molto di meno per il finanziamento del sistema sanitario di quanto non pagherebbe in tutti gli altri paesi europei. Evidentemente ciò significa però anche che il rimanente 80 per cento della popolazione (salvo quei pochi che hanno un sussidio molto importante per i loro premi) paga molto di più di quanto non pagherebbe in altri paesi. La demografia e lo sviluppo tecnologico continueranno a far aumentare i costi della salute: se non cambiamo sistema di finanziamento, questi aumenti continueranno ad essere sopportati in modo sproporzionato dai ceti medio-bassi. La nostra iniziativa elimina questo incredibile privilegio per i ricchi e sostituisce il sistema medioevale dei premi “pro capite” con un finanziamento basato su dei premi proporzionali al reddito e alla sostanza, con un aumento dell’Iva di circa 1,5 punti. Su quest’ultimo aspetto i nostri avversari stanno facendo della disdicevole demagogia, innanzitutto per far dimenticare che il loro scopo principale è quello di difendere il succitato privilegio dei ricchi. Sia chiaro: l’Iva non mi è simpatica, ma mi è pur sempre meno antipatica dei premi pro capite, perché almeno con l’Iva chi più ha, più consuma. Soprattutto per i bassi redditi un aumento di 1,5 punti significa poi in realtà 0,5 punti, perché 50 per cento del loro consumo è privo d’Iva (per esempio l’affitto) e sul resto ci sono in gran parte tassi ridotti di due terzi. Con la nostra soluzione, non c’è nessuno tra i redditi bassi che ci perderà anche un solo franco: è da mesi che aspetto che mi si citi un esempio! D’altra parte è evidente che la famiglia media ticinese (reddito imponibile tra i 60 e 90 mila franchi annui, 2 figli) guadagnerà dai 4 mila 500 ai 6 mila franchi all’anno rispetto a quanto paga oggi per i premi di cassa malati! Siccome gli attuali premi non sono nient’altro che un’imposta “pro capite”, il nuovo sistema da noi proposto rappresenta il maggior sgravio fiscale mai proposto per i redditi medi e soprattutto per le famiglie. Non sapendo più che pesci pigliare, i nostri avversari affermano che la nostra iniziativa non comporterebbe nessuna misura in grado di controllare l’esplosione dei costi. Ciò dimostra solo che non hanno letto il testo dell’iniziativa, che contiene ben 5 misure fondamentali, che applicate in modo coerente e flessibile porteranno a grossi risparmi, soprattutto là dove oggi si sperperano centinaia di milioni. Pensiamo alla pianificazione nazionale della medicina di punta (perché mai abbiamo bisogno in Svizzera di 7 centri di trapianti di cuore e di fegato?), al coordinamento delle pianificazioni cantonali (attualmente in preda ad un disordine incredibile), al controllo dei prezzi e della quantità e soprattutto al controllo di qualità, che potrebbe eliminare buona parte di quel 10-15 per cento di prestazioni che oggi tutti gli esperti ritengono come inutili. Siccome ogni anno per la sanità spendiamo 45 miliardi, ciò rappresenterebbe 4-6 miliardi di possibili risparmi, che noi vorremmo impiegare per migliorare lo Spitex, le cure domiciliari, l’assistenza nelle case per anziani, la medicina di famiglia. Invece di dover solo continuare a borbottare, il 18 maggio abbiamo finalmente la possibilità di cambiare in modo fondamentale il finanziamento delle casse malati: facciamolo votando massicciamente sì.

Pubblicato il 

09.05.03

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato