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L'editoriale

Casse malati in ansia

di

Claudio Carrer

“Attenzione alla trappola rossa”, “No a una sanità all’italiana”, “Cassa unica: vicolo cieco”, “Io voto sì alla cassa unica. Martelliamoci i cogl...”. Con bugie, slogan da guerra fredda e cattivo gusto gli avversari dell’introduzione di una cassa malati pubblica stanno cercando di incutere paura nei cittadini e così convincerli che, se vorranno continuare a godere di una sanità di prim’ordine, dovranno votare no il prossimo 28 settembre. Dietro la campagna, dai costi milionari, fatta di affissioni pubblicitarie a tappeto, volantini e opuscoli inviati direttamente nelle nostre case e condita con decine e decine di articoli di giornale compiacenti, vi sono evidentemente gli assicuratori privati che oggi si spartiscono un interessante mercato e temono di perderlo. La virulenza della campagna è spia di grande preoccupazione.


Preoccupazione che, al di là delle dichiarazioni e degli slogan, non riguarda certamente gli assicurati e i malati (che in un regime di cassa unica avrebbero solo da guadagnarci) ma il profitto delle stesse casse malati, che notoriamente non hanno alcun interesse per l’efficacia e la qualità delle cure. L’esperienza degli ultimi anni lo dimostra: gli assicuratori, in quella che viene chiamata “caccia ai buoni rischi”, fanno di tutto per accaparrarsi clienti giovani e in salute e per sbarazzarsi di malati cronici e anziani. Si tratta di una pratica cinica e antisociale che mira a escludere le persone che hanno più bisogno e dunque in totale contrasto col principio di solidarietà che sta alla base di un’assicurazione sociale.


Ci raccontano che la cassa pubblica porterebbe al razionamento delle cure, sottacendo che sono invece le pratiche attuali degli assicuratori e le modifiche di legge adottate negli anni scorsi grazie alla folta schiera di parlamentari al soldo delle stesse casse malati (come consiglieri d’amministrazione sono stipendiati) a spingere in questa direzione: si pensi agli aumenti della quota di partecipazione dei malati alle spese, alle pressioni esercitate sui medici o alla crescente ingerenza degli assicuratori volta a limitare la nostra libertà di scelta del medico curante.


Ciascun cittadino può poi fare due conti: oggi paghiamo mediamente un premio pari al doppio di quello che pagavamo 14 anni or sono e per il 2015 è annunciata un’ennesima stangata che per alcune famiglie potrebbe significare un esborso supplementare di 1000 franchi all’anno. Ma secondo la propaganda di queste settimane (finanziata con i premi degli assicurati!) il sistema attuale funziona, mentre la cassa pubblica sarebbe il male assoluto.


L’esempio di efficienza fornito da un istituto come la Suva dimostra l’esatto contrario. A dirlo non sono gli “estremisti” promotori dell’iniziativa ma l’ex presidente liberale radicale Franz Steinegger in un’intervista al nostro giornale.

Pubblicato

Mercoledì 27 Agosto 2014

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