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L'editoriale

Cassa malati, meglio pubblica

di

Claudio Carrer

L’attuale sistema di assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie «funziona bene», perché «la concorrenza incentiva le casse malati a sviluppare modelli innovativi e a esercitare un controllo oculato sui costi delle cure, in modo da offrire premi per quanto possibile bassi». L’argomentazione regina del Consiglio federale per contrastare la creazione di una cassa malati pubblica (su cui il popolo svizzero si esprimerà il 28 settembre) è talmente assurda e lontana dalla realtà da far sobbalzare sulla sedia. Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti perversi del sistema sperimentato per quasi vent'anni. Un sistema dunque da cambiare urgentemente, da rendere meno complesso e meno costoso, più trasparente e più sociale. Appunto con il passaggio a una cassa malati pubblica unica.


L'esperienza ha chiaramente dimostrato che un regime di pseudo-concorrenza tra 61 assicuratori malattia privati fa esclusivamente gli interessi di questi ultimi. Dovendo tutti, per legge, fornire le medesime prestazioni, la concorrenza si riduce nell'offerta di circa 300 modelli assicurativi: questo costringe l’assicurato a una continua e confusa ricerca della soluzione meno cara e spesso lo induce a scommettere sulla sua salute o addirittura a rinunciare alle visite mediche per non dover sborsare in un sol colpo l’intero ammontare della franchigia convenuta con l’assicuratore in cambio di uno sconto sul premio.

 

Nel contempo, milioni di franchi di premi pagati dai cittadini (che in soli 14 anni sono raddoppiati) vengono dilapidati dagli assicuratori in pubblicità e marketing (si stima tra i 300 e i 400 milioni di franchi all’anno)  nella cosiddetta caccia ai “buoni rischi” cioè ad assicurati giovani e in salute, molto meno cari degli anziani e dei malati cronici. Più sono gli assicurati sani più l’assicurazione può offrire premi bassi. Le altre casse che si ritrovano con molti “cattivi rischi” sono invece costrette ad aumentarli. Ne risultano differenze abissali tra i premi e un aumento generale degli stessi, perché nessuna cassa ha veramente interesse a mettere in pratica una gestione coordinata dei trattamenti dei malati cronici, visto che rischierebbe di attrarre sempre più pazienti di questo tipo.


La cassa malati unica,  che invece avrebbe tutto l'interesse a investire nella prevenzione e nella presa a carico dei malati, metterebbe fine a questo meccanismo perverso che danneggia il cittadino sia come contribuente, sia come assicurato, sia come malato. Essa avrebbe infine il merito di creare una separazione netta, oggi solo illusoria, con le assicurazioni complementari di diritto privato i cui dati vengono spesso utilizzati dalle casse malati per selezionare i “buoni rischi” cui offrire anche l'assicurazione di base, che è un’assicurazione sociale.  

Pubblicato

Giovedì 3 Luglio 2014

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