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Spazio Sos

Casa del popolo, un’altra idea di comunità

di

Chiara Orelli Vassere

Se penso alla casa, a qualsiasi casa, penso che essa sia prima di tutto il luogo dove le persone tengono “il fuoco acceso”, per riprendere il titolo di una non dimenticata raccolta di saggi degli storici Raul Merzario e Luigi Lorenzetti. La casa come luogo del “fuoco acceso”: e dunque degli affetti, punto di riferimento essenziale malgrado diaspore individuali e percorsi differenti; la casa come spazio relazionale, culturale, sociale, e se occorre riparo dalle tempeste economiche. Uno spazio ampiamente dotato di senso, in contrapposizione ai ‘non luoghi’ che pure definiscono il nostro territorio. La casa come luogo che ha e al tempo stesso dà identità: e basti anche solo l’accenno alla sua significativa identificazione con il concetto di patria (Homeland, Heimat).


Nella bella giornata di domenica 17 marzo, dedicata ai festeggiamenti per i 100 anni della Casa del Popolo di Bellinzona, si è ricordato – grazie ai preziosi contributi di tutti gli intervenuti – proprio questo: il significato di appartenenza intrinsecamente associato al concetto di Casa del Popolo, modello di sviluppo sociale ed economico partecipato. Grazie alle azioni coraggiose e generose di donne e uomini come il capotreno mesolcinese Giovanni Tamò, illustrate con passione e precisione da Gabriele Rossi, le case del popolo hanno svolto funzioni di protezione sociale e di tutela del lavoro, ma sono state anche luogo di nascita di iniziative di natura culturale, ricreativa e formativa a beneficio dei lavoratori. Un’idea di politica e di comunità come partecipazione vissuta (come torna, “il fuoco acceso”!) oltre che una risposta ai bisogni delle classi subalterne: come ha detto ancora Gabriele Rossi, «nella Casa del Popolo di Bellinzona si sviluppa un nuovo progetto di società focalizzato sull’uguaglianza e sulla fraternità in opposizione a quello borghese che fa perno sulla libertà e sull’individualismo. È un concetto che nel 2019 non ha assolutamente perso di valore e, anzi, deve essere promosso».


Ancora oggi la Casa del Popolo di Bellinzona tiene fede a questa qualifica originaria di presidio democratico. Vi trovano spazio sindacati e associazioni, vi si tengono conferenze e incontri, assemblee politiche e rassegne cinematografiche, e dal 2015 Sos Ticino ha deciso di avviare qui il suo progetto di impresa sociale. L’impresa sociale Sostare attua programmi di inserimento per persone fragili e in difficoltà: grazie a questa ricca e ormai consolidata iniziativa, Sos Ticino offre un riparo, una sosta sicura a chi ha smarrito i punti di riferimento essenziali, a chi sta costruendo, per sé e con gli altri, una nuova appartenenza. L’immagine forse più bella della giornata di domenica 17, e dei cento anni della Casa del Popolo di Bellinzona, sta proprio nella corale immagine di insieme che coloro che vi hanno partecipato hanno saputo dare: un abbraccio ideale, nel senso della fratellanza mai spenta e che vive da qual lontano 1919, che hanno accomunato il nipote di Giovanni Tamò con i giovani migranti che, attraverso l’attività nelle cucine e nel servizio del Ristorante gestito dal Sos, riattualizzano la solidarietà e la condivisione proprie del movimento operaio. Compagno significa in fondo colui che condivide il pane con me: e il termine greco da cui, attraverso il latino, deriva significa sia nutrire sia crescere qualcuno. Nutrire, crescere: cosa di più intimamente legato alla casa, a ogni casa? Che il “fuoco acceso” tenuto vivo dai ‘compagni operai’ di oggi e di allora possa dunque ardere ancora per altri cento e poi ancora cento anni.

Pubblicato

Giovedì 21 Marzo 2019

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