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Canton Ginevra, a destra tutta

di

Stefano Guerra
“Genève face au choc populiste”, titolava lunedì il quotidiano ginevrino Le Temps. A provocare lo choc in un cantone in crisi (cfr. pagina 3) è stato il Mouvement citoyens genevois, partito nato in giugno da una costola dell’Udc, segnalatosi durante la campagna per il voto sulla libera circolazione con un’iniziativa popolare anti-frontalieri ed entrato trionfalmente in Gran consiglio domenica scorsa (cfr. pagina a lato). All’altro estremo una sinistra radicale divisa, vittima di sé stessa, rimasta al di sotto del quorum del 7 per cento. Tra un mese i ginevrini torneranno alle urne per eleggere il nuovo Consiglio di Stato. I partiti stanno scegliendo i candidati. In palio vi sono due seggi su sette: se ne vanno Martine Brunschwig Graf (liberale) e Carlo Lamprecht (Pdc). E non è escluso che dopo la virata a destra di domenica la sera del 13 novembre il cantone si ritrovi con un governo a maggioranza di sinistra. area ha fatto il punto con il giornalista Philippe Bach che da anni segue la politica cantonale per il quotidiano ginevrino Le Courrier. Da una quindicina d’anni il canton Ginevra pare abbonato alle novità: ogni elezione porta una scossa nel panorama politico. Perché? Non direi. Direi piuttosto che esiste uno zoccolo duro su cui poggia il voto di protesta, una realtà che esiste dagli anni ’60. In questo serbatoio di voti aveva già pescato Vigilance [partito di estrema destra che aveva conosciuto il suo momento di gloria a metà degli anni ’80 quand’era diventato il primo partito del cantone, ndr]. Vigilance scomparve nel 1993, e nelle elezioni del ’97 diversi partiti della galassia di estrema destra non riuscirono a raggiungere il quorum del 7 per cento. Questi voti dispersi, non rappresentati nelle istituzioni, furono raccolti dall’Udc nel 2001. La sorpresa di queste elezioni è che il Mouvement citoyens genevois (Mcg) entra in parlamento con nove seggi senza che l’Udc perda il suo elettorato, anzi [i seggi Udc sono passati da 10 a 11, ndr]. Queste formazioni sono probabilmente riuscite a mobilitare un elettorato di protesta, privo di una bussola ideologica, una parte del quale non sarebbe nemmeno andata a votare (disoccupati, ecc.). E l’Udc in particolare ha captato una parte dell’elettorato di destra. Vi è stato uno spostamento di voti in seno alla destra, ma non un trasferimento massiccio di voti da sinistra verso destra. L’Mcg è un partito sporadico oppure è destinato a durare, come la Lega dei Ticinesi? Sono portato a credere che sparirà. L’Mcg presieduto da Georges Letellier, un ex Front national [oltre che deputato dissidente dell’Udc e imprenditore, ndr], è composto di persone che si dichiarano di destra e di altre che si dicono di sinistra: a mio avviso non riuscirà a tenere. Il discorso dell’Mcg è allucinante, surrealista, va in tutte le direzioni: allo stesso tempo vogliono diminuire le imposte ma aumentare le prestazioni dello Stato, predicano il ritorno dell’uniforme e dei canti patriottici nelle scuole, ecc. I rappresentanti dell’Mcg, inoltre, sono stati eletti con il voto massiccio della polizia: veicolano un messaggio corporativo, non un programma politico. L’Udc non può che approfittarne: l’Mcg la rende rispettabile. I democentristi d’ora in poi potranno dire: “all’estrema destra ci sono dei pazzi furiosi, mentre noi siamo ragionevoli, abbiamo lavorato quattro anni per il bene del cantone”. All’altro estremo una sinistra radicale divisa, uscita con le ossa rotte. Potrà presto ricompattarsi? In termini di voti, l’estrema sinistra non ha perso. Si ritrova però disarticolata. Alcuni suoi esponenti vorrebbero che le diverse forze dell’estrema sinistra [il Partito del lavoro e gli Indipendenti di sinistra, riuniti nell’Alliance de gauche-Adg; e Solidarités, che dall’Adg è uscita alla vigilia di queste elezioni, ndr] si riconcilino. Il problema è che esiste un peso massimo: Solidarités è destinata ad occupare tutti gli spazi, perché è la sola delle tre forze ad avere un’organizzazione militante, degli intellettuali che riflettono, la capacità di lanciare dei referendum. Per il Pdt e gli Indipendenti l’Adg a tre era un’opportunità per per rinnovarsi, uscendo dagli schemi classici dei partiti comunisti vecchio stampo. Non l’hanno colta. Adesso forse cambieranno idea. La martellante propaganda della sinistra radicale per un “no” alla libera circolazione ha giocato a favore dell’Mcg? Difficile dirlo. Certo è che è stato soprattutto Christian Grobet [leader degli Indipendenti, ex consigliere di Stato ed ex consigliere nazionale, figura di spicco della sinistra ginevrina, ndr] ad aver legittimato, reso rispettabile il voto anti-stranieri nella votazione del 25 settembre. I Verdi hanno il vento in poppa in tutta la Svizzera. Ma a Ginevra hanno davvero sfondato. Perché? A livello generale esiste un interesse sempre più marcato per le questioni ambientali. Per quel che riguarda Ginevra, penso che sono riusciti anch’essi a captare una parte del voto di protesta, anti-istituzionale. Si presentano come partito che non è né di sinistra né di destra. Che è capace di racimolare voti – anche a livello comunale – nell’elettorato centrista, quello dei partiti radicale (Prd) e democristiano (Pdc), agli occhi del quale appare come un partito accorto, che gestisce le sue responsabilità in modo oculato, senza sperperi dei soldi pubblici, che ha una visione moderna dello Stato [i Verdi hanno un rappresentante in Consiglio di Stato, Robert Cramer, ndr]. Oggi se vuoi votare “sociale” ma non a sinistra, voti “verde”. Ed è ciò che fanno in particolare molti giovani. Né la destra né la sinistra hanno una maggioranza in parlamento. L’Entente borghese (liberali, Prd e Pdc) ha conservato quella relativa, ma i successi dell’Mcg e dell’Udc – così come il 15 per cento di voti raccolti dall’estrema sinistra rimasta però fuori dal parlamento – la obbligano a scegliere per garantirsi delle maggioranze solide: coalizione centrista con Verdi e socialisti, oppure avvicinamento all’Udc? Negli ultimi quattro anni l’Entente [che nell’ultima legislatura è maggioritaria in governo con quattro consiglieri – due liberali e due democristiani – contro i tre di sinistra: due socialisti e un verde, ndr] ha governato con l’appoggio dell’Udc, non vedo perché ora smetterebbero di farlo. La maggioranza borghese continua a lanciare appelli alla sinistra, ma nel contempo fa passare leggi anti-sociali, se la prende con i disoccupati, ecc. E l’opzione di una coalizione centrista? Il deputato ecologista e candidato al Consiglio di Stato David Hiler, ad esempio, va dicendo che l’Alternativa di sinistra (Verdi e socialisti) deve concludere delle alleanze per formare delle maggioranze su dossier quali la disoccupazione, le finanze, ecc.)? Non ci credo. Non esistono spazi di manovra.

Pubblicato

Mercoledì 14 Settembre 2005

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