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"Canapa, quella legge è illegale"

di

Maria Pirisi
Matteo Ferrari
di Maria Pirisi «La Lcan lede in modo pacchiano una nutrita serie di norme e principi su cui si fonda la nostra democrazia, pur non risolvendo la questione dell’uso ricreativo della canapa». Per questo motivo il Coordinamento svizzero della canapa, «in attesa di norme chiare e applicabili che regolino la questione», ha inoltrato ricorso presso il Tribunale federale contro la Legge sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti (Lcan). Legge (conosciuta anche come “legge Pezzati” dal politico pipidino che l’ha proposta) che entrerà in vigore in Ticino il 1° gennaio 2003. Accogliendo le critiche e le polemiche provenienti da alcuni politici che hanno accusato il Governo di avere un atteggiamento pilatesco di fronte al continuo fiorire di canapai in Ticino, il Gran Consiglio ha approvato una legge che «disciplina la coltivazione della canapa e la vendita al dettaglio di prodotti a base di canapa» (Lcan, art. 1). Questa normativa – afferma il Coordinamento – viola palesemente la costituzione e ne scavalca l’articolo 49 che recita: «1) Il diritto federale prevale su quello cantonale contrario (...)». Un nutritissimo incarto compone il ricorso che vuole dimostrare come la Lcan, «facendo d’ogni erba un fascio», viene a colpire in modo indiscriminato tutti i commercianti che vendono prodotti a base di canapa. «Articoli – spiega il Coordinamento – che nulla hanno a che vedere con l’utilizzo ricreativo della pianta, ma la cui vendita al dettaglio (art. 3 Lcan) deve essere soggetta ad autorizzazione cantonale». Ma quali probabilità ha il ricorso di andare a buon fine? «Dal punto di vista giuridico – ci spiega Marco Kuhn, membro del Coordinamento svizzero della canapa – è molto improbabile che il ricorso venga accettato in tutti i suoi punti, contiamo di raggiungere dei successi sui singoli articoli. In particolare, contestiamo l’art. 13 in cui si dice che “La coltivazione o il raccolto della canapa possono essere controllati e debbono essere sequestrati, se vi sono ragionevoli sospetti per ritenere che essi potrebbero essere utilizzati per estrarre sostanze stupefacenti o per offrire prodotti che superano i limiti di Thc consentiti”». Ebbene questo principio del “legittimo sospetto” è quasi un unicum nella legislazione svizzera. È uno dei tanti esempi di come questa legge cantonale di diritto amministrativo deroghi ad una legge federale penale, pur non potendolo fare. Fortemente criticato nel ricorso l’obbligo dell’autorizzazione che verrebbe concesso solo a chi corrisponde a tutta una serie di requisiti. Condizione vincolante in contrasto, sottolinea il Coordinamento, con «il principio d’uguaglianza del cittadino di fronte alla legge». «In Svizzera, in linea di principio – continua Kuhn – la vendita di canapa (non a scopo ricreativo) è libera e non sono previste richieste di autorizzazioni da nessuna parte, a livello federale. Non si capisce, per ciò, in base a quali principi giuridici a livello cantonale dovrebbe essere obbligatorio». Smontando pezzo per pezzo la Lcan, viene fatto notare come l’art. 47 del codice penale «che garantisce l’aiuto al reinserimento degli ex-detenuti» sia violato dalla normativa cantonale quando impone che le autorizzazioni vengano rilasciate solo a persone che non si siano macchiate di reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti (Lstup). Insomma, fa capire il Coordinamento, questa è una legge che può fare figli e figliastri. In effetti l’irreprensibilità e l’ottima reputazione di cui dovrebbe godere la persona richiedente il permesso (Lcan, art.4), potrebbero essere soggetti ad interpretazioni di parte. Senza contare che l’applicazione pedissequa della Lcan potrebbe dare adito a situazioni paradossali. Ironizzando il Comitato cita l’esempio del commerciante che, vendendo senza licenza bloc notes o snow board in fibra di canapa, rischierebbe la chiusura del negozio. «Vogliamo sia fatta chiarezza – conclude Kuhn – su una questione così delicata. Sarebbe ipocrita negare lo smercio e il consumo della canapa a scopo ricreativo: proprio per questo il Coordinamento auspica anche in questo frangente una regolamentazione a livello federale. Solo con un cambiamento dell’attuale legge sarà possibile risolvere il problema del mercato nero, in quanto si avrebbero delle direttive molto chiare in materia». Un dibattito senza ipocrisie e moralismi di Matteo Ferrari* La legge cantonale sulla canapa può ovviare all'insufficiente regolamentazione di questo settore? La risposta esige un esame delle intenzioni che hanno condotto alla legge e del contesto in cui è nata. Il Messaggio governativo, fra le finalità, citava salute, sicurezza, ordine pubblico e quiete pubblica, omettendo la moralità pubblica, il quinto elemento invocato nell'originaria proposta parlamentare. Questo è il punto. Pezzati partiva onestamente dal consumo, contrario alla sua morale, e mirava a far tornare nell'illegalità ogni commercio. Purtroppo per lui non era però possibile regolamentare direttamente "il prodotto", siccome vi è una chiara competenza federale sulla canapa quale stupefacente. Si sta per rivedere la Legge federale sugli stupefacenti: Consiglio federale e Consiglio degli Stati sostengono la depenalizzazione del consumo di canapa e avanzano proposte per tollerarne coltivazione e commercio. Il Consiglio nazionale probabilmente farà altrettanto. Fra non molto, dunque, saremo chiamati alle urne. Discuteremo di una politica della canapa che tenga conto dell'evoluzione sociale e dei rapporti scientifici in possesso delle autorità (vi è un rapporto svizzero ed esperti di altri Stati giungono alle medesime conclusioni). Si parlerà di coltivazione, commercio e consumo di canapa finalizzato ad uso ricreativo, temi che Pezzati aborre. Non per dire che "la canapa fa bene", come provocatoriamente insiste qualcuno commentando la politica federale, bensì che il consumo di canapa è una realtà nel nostro Cantone e pertanto dobbiamo parlarne. Senza ipocrisie e moralismi. Nel dibattito sulla legge cantonale era sottinteso il nodo politico: la palese esistenza un consumo diffuso, osteggiato da alcuni. Se la legge è anticostituzionale, lo deciderà il Tribunale federale. Se il consumo di canapa è ormai accettato socialmente, lo deciderà il popolo. Vivendo nel medesimo Ticino, che si dice stia divenendo produttore per una vasta area, mentre alcuni rivendicano che la Svizzera faccia marcia indietro, altri si chiedono quando la Lombardia di Formigoni comincerà a riflettere sulla necessità di una politica della canapa. *economista, da anni segue il processo di revisione della Legge stupefacenti

Pubblicato

Venerdì 25 Ottobre 2002

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