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Canapa e tabacco

di

Pietro Martinelli
Apprendo dalla stampa che il Governo ticinese ha cambiato opinione circa la depenalizzazione del consumo di canapa. Una scelta legittima che, considerata la sua eccezionalità, sarà stata certamente presa dopo un’approfondita discussione e sulla base di elementi scientifici (e non solo emotivi) nuovi rispetto alle conclusioni dei rapporti e delle perizie che stanno alla base del Messaggio del Consiglio federale concernente la modifica delle legge federale sugli stupefacenti del marzo 2001. Peccato che di questi elementi scientifici nuovi non si trovi traccia sui giornali per cui sembrerebbe che il tutto sia avvenuto automaticamente come conseguenza dell’entrata in Governo dell’avv. Gendotti al posto del compianto Giuseppe Buffi. È vero che sono le persone che determinano le maggioranze, ma il cambiamento di una persona non è una spiegazione sufficiente per essere convincenti. Per capire quanto sia balordo ritenere criminale il comportamento di chi consuma la canapa è interessante confrontare il diverso trattamento giuridico cui sono soggetti canapa e tabacco (lo steso ragionamento, anche se con minori similitudini, lo si può fare per l’alcool). La canapa e il tabacco hanno due cose in comune: entrambi finiscono in fumo e entrambi fanno male per cui il loro uso va combattuto con una adeguata prevenzione e informazione e con la difesa e la promozione coerente di quei valori che rendono la vita degna di essere vissuta. Secondo il Consiglio federale tuttavia «la canapa ha un potenziale di dipendenza e di rischio molto più basso di quello di eroina, cocaina e anfetamine, ma anche di alcool e tabacco…». Inoltre «per una parte non trascurabile della popolazione, è diventata un’abitudine integrata nella società» (confronta il Messaggio sulla modifica della Lstup al punto 1.2.3.5.1). Il che è un male, ma un male che, per coerenza e per essere credibili, andrebbe combattuto con le stesse armi con le quali si combatte il tabagismo. Invece da un punto di vista etico-giuridico la nostra società si comporta, nei confronti di questi due prodotti, in modo molto diverso. Per il tabacco esiste libertà di produzione e di commercio, la vendita al dettaglio e il consumo sono liberi, la prevenzione disponeva fino a pochi mesi fa di mezzi scarsi, le maggiori multinazionali del tabacco hanno la loro sede in Svizzera e esercitano delle forti pressioni sul nostro mondo politico, la Svizzera è una piattaforma “legale” del contrabbando internazionale, solo oggi alcuni Cantoni incominciano a introdurre limitazioni alla pubblicità su suolo pubblico e al fumo nei locali pubblici. Giuridicamente il tabacco è considerato un “bene voluttuario” ed è trattato nella “legge sulle derrate alimentari”. Secondo l’art. 13 di quella legge il tabacco, «nell’impiego e nel consumo usuali, non deve mettere in pericolo la salute nell’immediato (unmittalbar) e in modo inatteso (in unerwarteter Weise)». Se dopo alcuni anni ti becchi un cancro o un infarto affare tuo perché conseguenza di una tua libera scelta. La canapa invece non è considerata un “bene voluttuario”, bensì uno stupefacente trattato nella legge sugli stupefacenti per cui il consumo (oltre alla produzione e alla vendita) è considerato un atto criminale perseguito penalmente. Considerate le conclusioni cui è arrivato il Consiglio federale circa la pericolosità della canapa nei confronti di quella del tabacco bisogna ammettere che ci troviamo di fronte a una belle ipocrisia che, tra l’altro rende anche meno credibile ed efficace il lavoro di prevenzione. Per decidere di lasciare le cose come stanno occorrerebbero perlomeno delle buone, nuove ragioni che non siano quelle di una produzione incontrollata e del contenuto di Thc. La nuova maggioranza governativa ticinese, per il momento, di buone, nuove ragioni non sembrerebbe averne fornite. Gli altri sono problemi risolvibili alla luce del sole, con una legge amministrativa chiara che fissi gli strumenti di applicazione e di repressione degli abusi.

Pubblicato

Venerdì 27 Giugno 2003

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